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Offrono giochi erotici a punti per adescare ragazzini, poi mettono i video in vendita: come funzionava la trappola online

04 Novembre 2026 - 21:44 Costanza Saporito
Adescavano minori attraverso giochi online a sfondo erotico
L’inchiesta della polizia postale, coordinata dalla Procura di Roma, è partita dalla denuncia della madre di una 14enne. Trenta perquisizioni in nove regioni, tra i denunciati anche due minorenni. In sette sono stati arrestati
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Adescavano minori online coinvolgendoli in giochi a sfondo erotico. Le sfide a contenuto sessualmente esplicito venivano poi trasformate in materiale pedopornografico, che veniva venduto sul web dietro pagamento elettronico o in criptovalute. L’indagine della polizia postale, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, ha portato all’arresto di 7 persone, 4 delle quali con l’accusa specifica di aver creato e gestito le chat di gioco, e alla denuncia di altre 23, tra cui 2 minorenni. Nel corso dell’operazione sono state effettuate 30 perquisizioni domiciliari e informatiche in tutta Italia e sono stati sequestrati video che ritraggono abusi su minori anche molto piccoli, 60 supporti informatici e oltre 895 grammi di marijuana, trovati nell’abitazione romana di uno degli arrestati.

Le chat in cui venivano adescati i minori

A far partire l’indagine è stata la denuncia della madre di una ragazzina di 14 anni che, su una piattaforma di messaggistica istantanea, era stata invitata a partecipare a una sfida erotica gestita da un adulto. L’uomo attribuiva un punteggio ai comportamenti delle giovani partecipanti di volta in volta coinvolte: 5 punti per togliersi la maglietta, 10 per mostrare in chat la propria biancheria intima, fino a un massimo di 50 per atti di autoerotismo. Per partecipare al gioco bisognava accedere tramite un link di invito.

L’indagine in varie regioni di Italia

Il Centro operativo per la sicurezza cibernetica del Lazio ha identificato i 4 organizzatori delle chat, l’attenzione della polizia si è poi concentrata su uno specifico canale a pagamento, in cui sono state individuate 30 persone dedite alla diffusione di materiale pedopornografico. Infine sono scattate le perquisizioni in nove regioni, con il coinvolgimento operativo dei Centri operativi per la sicurezza cibernetica di Lombardia, Veneto, Piemonte, Umbria, Campania, Sardegna, Puglia e Calabria.