«Mia moglie mi costringeva a mangiare dalla ciotola del cane»: imprenditore milanese seviziato per quasi due anni, lei ora rischia il processo
L’11 ottobre 2024 un uomo si presenta al pronto soccorso di Legnano. Ha bruciature di sigaretta sulla testa, sulle braccia, sulle gambe e sui genitali, le labbra tumefatte e le unghie di mani e piedi strappate. Ai medici rivela: «È stata mia moglie». La diagnosi è di «deperimento organico», mentre il referto descrive «condizioni igieniche precarie». Dalla querela presentata successivamente dall’uomo, un imprenditore milanese della finanza di 51 anni, è emersa una storia di vessazioni, ricatti e manipolazione psicologica. L’uomo sarebbe stato picchiato con il cellulare fino al «sanguinamento» e costretto dalla moglie, nonché socia, a rimanere chiuso nell’appartamento o sulla barca di famiglia. Sarebbe stato inoltre privato del telefono, dell’accesso a internet, dei documenti e dei contanti. Per questo, come riporta Repubblica, la pm Barbara Benzi ha aperto un’inchiesta che si trova ora in fase di udienza preliminare e che vede come unica imputata l’ormai ex moglie e socia dell’imprenditore. Spetterà al gup Fabrizio Filice pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla procura.
Di cosa è accusata l’ex moglie dell’imprenditore
La donna è accusata di maltrattamenti, lesioni personali aggravate dalle sevizie e dalla crudeltà e circonvenzione d’incapace, perché a un certo punto avrebbe trasferito sul proprio conto 200mila euro. Per la pm, inoltre, nella fase finale della relazione la donna avrebbe ridotto il marito in una condizione di «totale isolamento sociale e assoggettamento psicologico». Gli avvocati del 51enne chiedono anche che le venga contestato il reato di tortura, per il quale però, secondo la procura, non sussistono i presupposti giuridici, e un risarcimento di oltre un milione di euro. Da allora, l’imprenditore è tornato a vivere a casa dei genitori ed è «devastato» psicologicamente. «Per venti mesi ha vissuto in uno stato di terrore costante», scrivono i suoi legali.
Com’è nata la vicenda: le accuse sulle prostitute e il guinzaglio
La vicenda risale a febbraio 2023. In quell’occasione una lite furibonda, avvenuta in un elegante palazzo di corso Vercelli, a Milano, dove la coppia abitava, era stata sentita dai vicini. L’imprenditore sarebbe stato aggredito dalla moglie, che lo accusava di frequentare prostitute, di avere un’ossessione patologica per i siti porno e di averla infettata con l’epatite B, accusa, quest’ultima, rivelatasi infondata. Venti mesi dopo, nell’ottobre 2024, a Saint-Tropez, l’uomo, senza soldi né documenti, con pantaloni sporchi di sangue e feci e di quattro taglie più grandi della sua, si era rifugiato in un hotel dopo essere fuggito dalla barca dove sarebbe stato tenuto recluso. Due giorni dopo si era presentato al pronto soccorso di Legnano e da lì era partita la denuncia: «Mi ha reso un fantasma», aveva detto agli inquirenti riferendosi alla moglie. Negli ultimi mesi della relazione la donna avrebbe minacciato di denunciarlo per la (falsa) malattia e di fare del male all’anziana madre, lo avrebbe obbligato a mangiare dalla ciotola del cane e a urinare per strada, colpendolo continuamente con calci e guinzagli.
La controdenuncia dell’ex moglie
Saint-Tropez rappresenta il punto di svolta, dalle telecamere di sorveglianza dell’imbarcazione della coppia sono stati acquisiti 30mila video che documenterebbero le violenze. Lo scorso giugno il gip di Milano ha inoltre archiviato una controdenuncia della donna, definendola «una palese e tardiva manovra orchestrata per orientare le indagini a suo carico a seguito della fuga del marito».

