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«Impossibile affittare la casa per il rumore», studio di registrazione dovrà risarcire la vicina con 42mila euro

05 Novembre 2026 - 14:51 Costanza Saporito
Condomina fa causa a studio di registrazione sotto casa per musica troppo alta e vince
La giudice di Rovereto ha riconosciuto a una donna il danno per l’appartamento rimasto sfitto per quattro anni e quello per «il disagio, l’ansia e la frustrazione». Il titolare dello studio dovrà installare un sistema di spegnimento automatico degli impianti
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Per ben due anni, dal 2022 al 2024, musica, vibrazioni e rumori provenienti da uno studio di registrazione al piano terra filtravano nell’appartamento al secondo piano di un condominio nel centro di Rovereto. In quel periodo, per almeno tre settimane al mese, tra le 9 e le 10 e tra le 18 e le 22, non c’era una sola stanza dove mettersi al riparo dal rumore. Così la proprietaria di casa, all’epoca 67enne, spinta dall’esasperazione, ha intentato una causa civile contro il titolare della società di registrazione. La sentenza, sottoscritta pochi giorni fa dalla giudice Giulia Paoli, le ha dato ragione: l’uomo è stato condannato a pagare più di 42.000 euro di risarcimento tra danno patrimoniale e non patrimoniale, oltre agli interessi e alle spese legali. Dovrà inoltre regolare l’impianto acustico, riportandolo entro i decibel stabiliti dalla legge, e installare un sistema di monitoraggio, controllo e spegnimento automatico delle apparecchiature. Lo riporta il Corriere del Trentino.

La causa contro il titolare dello studio di registrazione

La vicenda era iniziata quando la sorella della donna aveva deciso di affittare il suo appartamento al piano terra al titolare della società di registrazione, con un contratto di locazione commerciale. I rumori erano iniziati sin da subito e già dopo pochi mesi la donna non ne poteva più, come hanno confermato in aula alcuni testimoni, tra cui una vicina che ha dichiarato di aver temuto per la salute della 67enne. Nel corso del processo, inoltre, la donna aveva depositato la relazione di un ingegnere che nel dicembre di quattro anni fa avrebbe rilevato il superamento dei limiti per i suoni prodotti dall’attività musicale al piano terra.

L’impossibilità di affittare

Aveva anche lamentato il danno patrimoniale derivante dall’impossibilità di affittare, a causa del rumore, l’appartamento al primo piano di sua proprietà, posto proprio sopra lo studio di registrazione. Un danno che il tribunale le ha riconosciuto, quantificandolo in 35.664 euro: 742 euro di affitto mensile moltiplicati per 48 mensilità, dal settembre 2022 allo stesso mese del 2026, quando la causa si è conclusa.

La difesa del titolare dello studio di registrazione

Il titolare dello studio di registrazione si è difeso sostenendo che i limiti di rumore imposti dalla legge non sarebbero mai stati superati e ha presentato alcuni rilievi svolti da un proprio consulente. Contestava inoltre la frequenza delle immissioni sonore, circoscrivendole a una fascia oraria molto più ridotta rispetto a quella contestata. La giudice, però, ha dato ragione alla condomina, anche in virtù delle numerose deposizioni dei testimoni che «in maniera univoca hanno riferito di aver percepito al primo e, in maniera più attenuata, al secondo piano rumori e vibrazioni provenienti dallo studio di registrazione». Uno di loro, in particolare, ha dichiarato che rumori, suoni e vibrazioni «sembravano provenire dalla stanza accanto», costringendo chi si trovava in casa «ad alzare la voce per poter parlare o il volume della tv per ascoltarla».

Accanto al danno patrimoniale per il mancato incasso degli affitti per quattro anni, la giudice ha riconosciuto alla donna anche quello non patrimoniale «per il disagio, l’ansia e la frustrazione derivanti dal vivere costantemente disturbati nella propria abitazione», quantificato in circa 7.000 euro.