“Hepeating”: ecco la nuova parola che racconta come le donne vengono ignorate sul lavoro
Esiste una parola che meglio di tutte riesce a descrivere il fenomeno per cui le donne vengano messe da parte sul lavoro. Si chiama “hepeating” ed è stata coniata da Nicole Gugliucci, professoressa di astronomia e fisica negli Stati Uniti, che nel 2017 aveva twittato: «Le mie amiche hanno coniato una parola: hepeated, per quando una donna propone un’idea e viene ignorata, ma poi un uomo dice la stessa cosa e a tutti piace». Quel tweet è diventato talmente virale che da allora quel termine, fusione di “he” e “repeating”, è entrato nei vocabolari di mezzo mondo.
In cosa consiste
La parola si è inserita in un glossario consolidato, quello del mansplaining (l’uomo che ti spiega le cose che ovviamente la donna sa già) e della biopropriation (l’uomo che si appropria della tua idea e del merito della donna). Iris Bohnet, professoressa di politica pubblica ad Harvard, ha descritto l’hepeating come una sorta di aggressione: un gesto sessista, in genere inconsapevole, che però produce effetti reali sul senso di appartenenza e sulla carriera delle donne. Il gesto si basa su un bias implicito che assegna più autorità a una voce maschile piuttosto che a una femminile.
Quanto è diffuso il fenomeno e come superarlo
Il problema è largamente diffuso. Il McKinsey, nel suo rapporto annuale Women in the Workplace, ha fotografato il fenomeno su scala mondiale. Il 37% delle donne in posizioni apicali dichiara che un collega si è preso il merito della sua idea contro il 27% degli uomini. Esiste tuttavia un rimedio: l’amplificazione. Ed è stato testato dall’équipe di Barack Obama alla Casa Bianca. Come spiega La Stampa, nel primo mandato, due terzi dei vertici dello staff erano uomini, e le donne si lamentavano di essere escluse dalle riunioni e ignorate quando c’erano. Hanno adottato così una strategia: ogni volta che una donna faceva una proposta interessante, le altre la ripetevano ad alta voce, attribuendole il merito. Funzionò. Obama iniziò a chiamare più spesso le colleghe alle riunioni.

