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Roma, neonato abbandonato in un sacchetto sotto il crocifisso in chiesa: è in buone condizioni, lo hanno chiamato Gregorio

07 Novembre 2026 - 17:07 Alba Romano
neonato abbandonato
Ha appena uno o due giorni. A lasciarlo una donna, con il cappuccio in testa, prima dell'arrivo di un fedele
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Avvolto in una coperta e adagiato all’interno di una busta di plastica della spesa, ai piedi del crocifisso. Così è stato trovato ieri pomeriggio un neonato di appena uno o due giorni nella chiesa di San Gregorio Magno, in piazza Certaldo, nel quartiere romano della Magliana.

La scoperta di un fedele e il nome Gregorio

A fare la scoperta intorno alle 16.30 è stato un fedele entrato per un momento di raccoglimento. «Ha sentito un vagito e si è accorto del piccolo», racconta il parroco, don Giacomo Pavanello. «Aveva ancora le labbra sporche di latte e appariva ben nutrito». Sul posto, riporta Repubblica, sono intervenuti immediatamente i carabinieri della stazione di Villa Bonelli e del Nucleo Radiomobile, insieme ai sanitari dell’Ares 118 (equipaggi dell’automedica Montagnola e dell’ambulanza CTO). Il medico Manuele Berlanda, con le infermiere Erika Gioia e Claudia Di Carlo e l’autista Antonio Fusco, ha prestato le prime cure: «Le emozioni vissute sono intense e difficili da descrivere, ma c’è stata una gioia immensa nel constatare che stesse bene». Il piccolo è stato poi trasferito per accertamenti all’ospedale San Camillo-Forlanini, dove è stato chiamato simbolicamente Gregorio.

Il messaggio alla mamma: «Non giudichiamo chi ha partorito, la nostra porta sempre aperta»

Le indagini per risalire all’identità di chi lo ha lasciato sono affidate ai militari dell’Arma. I filmati della videosorveglianza interna alla parrocchia mostrano una figura con cappuccio — verosimilmente una donna — che deposita il sacchetto sotto la croce prima di allontanarsi a passo svelto. Gli inquirenti stanno ora passando al setaccio le telecamere stradali della zona per ricostruirne il percorso e capire se il parto sia avvenuto in ospedale o in casa, senza escludere che a compiere il gesto possa essere stata una persona diversa dalla madre. Dalla comunità parrocchiale non c’è condanna, ma accoglienza. «Non giudichiamo chi ha partorito questo bimbo né conosciamo i motivi di una scelta così drammatica», ha ribadito don Pavanello. «Le nostre porte sono sempre aperte: per chiunque si trovi in difficoltà o abbia bisogno, la Chiesa c’è e ci sarà sempre».

(Foto di Francesco Alberti su Unsplash)