Caro carburanti, è finito lo sconto sul gasolio. Tetto ai prezzi, accise e petrolio: perché può tornare a salire il costo del diesel e di quanto
Con lo stop allo sconto fiscale da oggi sono attesi rincari alla pompa, per quanto le previsioni indichino rincari contenuti. Il taglio valeva 4,9 centesimi al litro ed era stato ripristinato a sorpresa a fine ottobre, con un decreto dei ministeri dell’Economia e dell’Ambiente comparso in Gazzetta Ufficiale la sera del 27 ottobre. Ieri, 7 novembre, le sorprese sono finite: in assenza di annunci da parte del governo, nell’ultimo giorno della misura ricordano Corriere della Sera e QN, è sfumata la speranza di vedere un decreto di proroga.
Quanto si risparmiava con le accise mobili
Su un rifornimento da 50 litri lo sconto equivaleva a 2,44 euro, che salgono a 24,40 euro su dieci pieni. Per finanziarlo il governo aveva usato 38,7 milioni di euro di maggior gettito Iva di settembre, una copertura temporanea che non è stata rinnovata. Il meccanismo delle accise mobili permette allo Stato di impiegare l’extragettito Iva generato dai rincari per ridurre per un periodo l’accisa fissa su benzina e gasolio, ed era già stato applicato altre volte nel corso dell’anno. Per la benzina la misura è terminata a inizio luglio, mentre è tornata per il diesel, che quest’anno è rincarato perché dal primo gennaio la sua tassazione è stata allineata a quella della verde, mentre fino al 31 dicembre 2025 era più bassa.
Perché il calo del petrolio può compensare l’aumento
L’aumento non è scontato, perché le quotazioni internazionali sono in discesa, ricorda QN. Il Brent è passato dai 117 dollari al barile di fine ottobre ai 98 dollari dell’ultima rilevazione, toccando anche i 94 dollari, con un calo stimato intorno al 17% in meno di una settimana. Il presidente dell’associazione dei consumatori Adusbef, Antonio Tanza, sostiene che «l’andamento delle quotazioni petrolifere degli ultimi giorni apre uno spiraglio alla possibilità di ulteriori cali alla pompa indipendentemente dallo sconto fiscale». Adusbef chiede quindi a Eni e agli altri marchi con price cap e sconti di ridurre ancora i listini di benzina e gasolio. Il mercato mostrava già segni di raffreddamento: i dati dell’Osservatorio del Mimit indicano un prezzo medio self-service di 2,224 euro al litro per il gasolio e 2,001 euro per la benzina, con medie in autostrada a 2,277 e 2,029 euro.
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Price cap delle compagnie: cosa cambia fino a fine anno
In virtù dei tetti volontari delle principali compagnie, sulla gran parte della rete i prezzi self-service restano sotto i 2 euro per la benzina e i 2,20 euro per il gasolio. Eni ha annunciato che manterrà il proprio price cap fino a fine anno. Il tetto, inizialmente fissato a 1,99 euro per la benzina e 2,25 euro per il gasolio, potrà essere rivisto in base all’andamento del mercato. Il Corriere precisa che con novembre Eni, con quasi 4 mila stazioni, ha esteso la politica di contenimento al 31 dicembre, ma non applica più un prezzo massimo nazionale, bensì un calmiere mobile, come avevano già fatto a ottobre Q8, IP e Tamoil. Q8, con quasi 3 mila distributori, ha seguito la stessa estensione. Nel caso in cui dovesse esserci un importante aumento del prezzo del greggio sui mercati internazionali, il costo di benzina e diesel inevitabilmente lieviterà.
Distributori indipendenti in difficoltà
Secondo il Corriere, le politiche commerciali delle major, che sono insieme produttrici, raffinatrici e distributrici, stanno mettendo in difficoltà i piccoli impianti. Le associazioni di trasporti, logistica e distribuzione (Anbti, Assocostieri, Assopetroli, Confcommercio Mobilità, Conftrasporto, Federauto, Figisc) hanno segnalato vendite in calo del 29% e perdite medie di 2.700 euro al mese per distributore. «Molti indipendenti», ha dichiarato Andrea Rossetti, presidente di Assopetroli-Assoenergia, «acquistano i prodotti all’ingrosso a condizioni che non consentono loro di replicare il prezzo praticato alla pompa dalle stesse compagnie. Il price cap sta producendo effetti distorsivi penalizzando la distribuzione indipendente».

