Investe una donna in bici, la soccorre e se ne va: «Ha sbagliato». Via la patente: perché i giudici gli danno torto
Non basta fermarsi a soccorrere la persona che si è appena travolta in un incidente stradale. Andarsene rischia di costare caro, anche se l’omesso soccorso non si realizza. Lo ricordano i giudici della Cassazione a un automobilista di Udine, condannato per omissione di assistenza a sei mesi di reclusione, con pena sospesa, e al ritiro della patente per un anno e mezzo. Come riporta Romina Marceca su Repubblica, la sentenza del tribunale friulano è stata confermata prima in Appello e poi dalla Suprema Corte, secondo cui «ci si deve accertare della condizione sanitaria dei feriti e farsi identificare dalle forze dell’ordine».
L’incidente tra l’auto e la bici: il soccorso e la mancata attesa
Lo scontro risale al 2023, in una strada di Udine. Una Volvo ha urtato lo specchietto di una bicicletta sulla quale c’era una donna, con i due mezzi sulla stessa corsia e nello stesso senso di marcia. La ciclista è caduta sull’asfalto e l’automobilista si è fermato subito, si è avvicinato e ha capito che le sue condizioni non fossero gravi. Altri due passanti hanno chiamato i soccorsi. A quel punto l’uomo è salito in auto e se n’è andato, rassicurato dal fatto che la donna fosse in compagnia di altre due persone e dopo aver lasciato i propri recapiti alla ciclista, seduta su un marciapiede e dolorante. Non ha però atteso l’arrivo dei soccorsi. Qualche ora più tardi le forze dell’ordine lo hanno rintracciato e identificato.
Perché la Cassazione ha respinto il ricorso
Prima del processo l’automobilista ha risarcito la ciclista con 3mila euro per i danni morali, mentre l’assicurazione ne ha versati circa 2mila per quelli fisici. Il procedimento è arrivato comunque in tribunale per la mancata assistenza nel periodo tra l’incidente e l’arrivo dell’ambulanza. Per la Cassazione è stato decisivo che l’uomo «si sia allontanato prima dell’arrivo dell’ambulanza e degli organi di polizia, senza attendere una verifica sanitaria delle condizioni dell’infortunata e senza rendersi compiutamente identificabile». I giudici hanno respinto tutti e tre i motivi del ricorso e l’automobilista dovrà pagare anche 3mila euro di spese processuali.

