Decreto Sicurezza: la mappa dei sindaci pro e contro l’accoglienza

di OPEN

Sono proprio i sindaci dei comuni italiani a gestire l’accoglienza dei migranti attraverso gli Sprar e la rete di seconda accoglienza e a misurare sul campo gli effetti del decreto sicurezza, approvato a novembre. Sul tema, le posizioni sono molto diverse come sintetizza la nostra mappa

A pochi mesi dalle elezioni europee i migranti sono tornati al centro della campagna elettorale. Archiviato lo scontro con Bruxelles sulla manovra, i due vice-premier sono tornati a puntare il dito contro l’Europa. “Ci mettiamo al telefono con ognuno dei capi di Stato europei e li costringiamo a rispettare le quote previste per ogni Paese”, ha detto pochi giorni fa Luigi Di Maio.

Nel 2016 era stata la Commissione europea a proporre di inserire un meccanismo più equo di distribuzione dei richiedenti asilo, ma dopo tre anni la riforma del Trattato di Dublino proprio su questo punto, è ferma. Non ci sono quote vincolanti per gli Stati membri, e i migranti restano in carico al Paese di primo approdo come sa bene l’Italia.

Decreto Sicurezza: la mappa dei sindaci pro e contro l'accoglienza foto 1

(Infografiche a cura di Valerio Berra)

Sono proprio i sindaci dei comuni italiani a gestire l’accoglienza dei migranti attraverso gli Sprar e la rete di seconda accoglienza e a misurare sul campo gli effetti del decreto sicurezza (decreto n.113 del 4 ottobre 2018), approvato con fiducia (sia alla Camera che al Senato) a novembre.

Tra le principali novità, l’abolizione dei permessi di soggiorno umanitari per i richiedenti asilo e l’introduzione di permessi speciali della durata di un anno in casi limitati. Sul tema, le posizioni sono molto diverse come sintetizza la nostra mappa.

Alcuni hanno minacciato di ricorrere alla Consulta, primo fra tutti il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. A lui è arrivata la solidarietà del governatore Toscano Enrico Rossi: domani la sua giunta approverà la delibera sul ricorso da presentare alla Corte costituzionale contro l’articolo 13 del decreto, che impedisce l’iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo.

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Critiche anche dal sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. A entrambi il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha suggerito di dimettersi “perché pensano solo agli immigrati”. Il primo cittadino di Milano, Giuseppe Sala, ha invitato il vice-premier a rivedere il decreto, così come quello di Firenze, Dario Nardella e di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà.

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Ma non c’è solo il centrosinistra. Anche le due sindache del Movimento 5 Stelle, Chiara Appendino e Virginia Raggi, avevano espresso perplessità durante l’iter di approvazione del decreto, riassunte dal post del senatore pentastellato Matteo Mantero che su Facebook aveva scritto: “La prossima volta proviamo ad ascoltare i nostri sindaci, come quelli di Roma e Torino ad esempio, che avevano esposto in maniera chiara e non strumentale come stanno facendo Orlando & C. le problematiche che avrebbe causato questo decreto”.

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La battaglia politica sul decreto sicurezza sta ricompattando invece il centrodestra. A livello nazionale, sia i parlamentari di Forza Italia che di Fratelli d’Italia hanno difeso il provvedimento. A livello locale, Salvini ha ricevuto la solidarietà dei sindaci del centrodestra, tra cui quello di Venezia, Luigi Brugnaro (FI).

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Per ora l’unico strumento scelto dai sindaci considerati ‘disobbedienti’ per provare a “disapplicare le norme del decreto sicurezza” è concedere ai migranti richiedenti asilo di iscriversi all’anagrafe, come ha annunciato di volere fare il sindaco di Palermo Orlando. Il primo cittadino di Verona, Federico Sboarina, parla invece di “strumentalizzazione da parte dei sindaci di sinistra”.

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Trenta sindaci hanno scritto ai vertici dell’Anci per difendere l’applicazione del decreto: “Chiediamo che Anci non dia la sensazione di aderire tout court alle tesi del ‘partito dell’accoglienza’ e che si faccia carico anche della sensibilità di tantissimi sindaci di città piccole, medie e grandi che guardano al decreto sicurezza come a un necessario, e da tempo auspicato, strumento normativo”. Per il sindaco di Catania, Salvo Pogliese, questo dibattito “può essere propizio per riaprire il tavolo di trattativa tra i sindaci e il governo, per migliorare, se necessario, qualche parte del decreto sicurezza“.

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L’incontro tra il governo e l’Anci (l’associazione nazionale dei comuni italiani, che ha criticato il decreto Sicurezza attraverso il suo presidente, Antonio Decaro, Pd) dovrebbe essere fissato a breve: il presidente del Consiglio Conte, ha promesso un vertice a Palazzo Chigi. Al tavolo (a cui ha fatto sapere di non volere partecipare Matteo Salvini) si testerà la volontà di entrambi di ricucire lo strappo.

(Nota: i dati sulle richieste di asilo sono quelle forniti dal Rapporto sulla Protezione Internazionale in Italia del 2017, ultimo anno disponibile per consultare questa fonte. Sono aggiornati a luglio 2017. Sia il numero di richieste pendenti – divisi per commissioni territoriali – che il rapporto con la popolazione residente sono quindi degli indicatori che non rispecchiano fino in fondo, in mancanza di numeri aggiornati, la situazione attuale. Il dato su Venezia deriva dal Rapporto 2017 della Città metropolitana sulla presenza di migranti del Ministero del Lavoro).

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