Quando l’alternanza scuola-lavoro è pagata: l’apprendistato, un fantasma italiano

In Italia esiste un sistema che permette ai ragazzi delle superiori di lavorare ed essere retribuiti mentre vanno a scuola, ma pochi lo sanno e pochissimi lo fanno 

Anche oggi Enrico, diciotto anni, è sui banchi di scuola quando fuori è ancora buio. Ieri il ristorante in cui lavora come cameriere è rimasto pieno fino a tardi. Gli ultimi clienti si sono alzati dopo mezzanotte, e tra sparecchiare e pulire è tornato a casa all’una. Ma non saranno le sue poche ore di sonno a impedire alla campanella di suonare anche domani, alle otto.

“È dura ma è così, è l’unica,” sorride Enrico, che da quando ha 15 anni riesce quasi a mantenersi da solo. E poi, lavorando in un ristorante può maturare esperienza, utile per quando finirà la scuola alberghiera che frequenta a Verona.

Sono molti i ragazzi italiani che dopo i compiti fanno un mestiere, per guadagnare, per imparare. E anche se molti di loro lavorano nello stesso settore che hanno scelto come indirizzo di studi, le ore retribuite in officina, o quelle dietro al bancone del bar, sono raramente riconosciute come parte del percorso formativo.

Il sistema dell’alternanza scuola-lavoro non rappresenta un'alternativa agli impieghi part-time dei ragazzi, perché prende quasi sempre la forma di tirocinio non pagato. Ci sarebbe però in Italia un modo per fare alternanza ed essere retribuiti.

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