Di Foggia, Eni e il giallo della nomina: Palazzo Chigi smentisce lo scambio con Open Fiber

Il governo interviene sul caso di Giuseppina Di Foggia con una smentita netta: «Sono prive di ogni fondamento le fantasiose ricostruzioni» sulla nomina alla presidenza di Eni. Una presa di posizione dura, che arriva dopo giorni di polemiche legate alla buonuscita milionaria a cui la manager ha deciso di rinunciare lasciando Terna.
La smentita di palazzo Chigi
Secondo Palazzo Chigi è «falso» che a Di Foggia sia stato proposto un futuro alla guida di Open Fiber o che lei abbia chiesto garanzie in questo senso. Così come viene respinta un’altra ricostruzione: «È falso che sia stata Giuseppina Di Foggia a chiedere la nomina a Eni». La versione del governo è opposta: la scelta sarebbe stata autonoma e basata «sulla sua competenza e serietà».
La questione della buonuscita
Nel comunicato c’è anche un passaggio politico rilevante sulla rinuncia alla buonuscita: «Ha rinunciato a un’importante buonuscita da Terna, cosa che in pochi avrebbero fatto», scrive la Presidenza del Consiglio, parlando di «qualità umana non comune».
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Le dimissioni da Terna
I fatti, però, restano quelli emersi nei giorni scorsi. Di Foggia ha firmato l’uscita da Terna con effetto dal 5 maggio, rinunciando a circa 7 milioni di euro di indennità e ricevendo solo il trattamento di fine mandato, poco più di 100mila euro. Una rinuncia legata proprio alla prospettiva della nomina alla presidenza di Eni. La buonuscita, prevista contrattualmente, è diventata un tema politico per il suo valore e per il fatto che riguardava una società partecipata dallo Stato. Da qui la scelta di rinunciare all’indennità per sbloccare la partita.
