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Ecco il verbale di Terna che spiega perché Giuseppina Di Foggia vuole 7,3 milioni di buonuscita (e che il governo conosceva)

20 Aprile 2026 - 21:59 Franco Bechis
Nominata Ad, la manager era stata assunta anche come direttrice generale, lo stipendio lievitava pure con i premi in azioni. E le regole per la fine del rapporto erano nero su bianco

La buonuscita dell’amministratrice delegata e direttrice generale di Terna spa, Giuseppina Di Foggia, è stabilita da un verbale del consiglio di amministrazione della società pubblica del 9 maggio 2023. Un documento di 36 pagine pieno di omissis che è all’origine di quella cifra da 7,3 milioni di euro che scandalizza gran parte del mondo politico, compresa la maggioranza di governo. La Di Foggia, appena indicata dal Ministero dell’Economia per la presidenza dell’Eni, pretende il rispetto di quel verbale e quindi la buonuscita. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, replica con una circolare secondo cui non sarebbe dovuta in caso di passaggio ad altro incarico pubblico. E da Palazzo Chigi si è posto un sostanziale aut-aut: se pretende la buonuscita, la Di Foggia deve rinunciare alla presidenza Eni. Cosa che probabilmente la manager farà, visto che su un piatto della bilancia ha 7,3 milioni di euro e sull’altro uno stipendio da 500 mila euro lordi per un triennio.

La discussione in chiaro sull’assunzione della Di Foggia e i particolari coperti da omissis

Nel verbale del 9 maggio 2023 sono in chiaro le scelte del consiglio di amministrazione di assumere la Di Foggia, già indicata come amministratrice delegata della società dal Ministero dell’Economia, anche come direttore generale con un contratto a tempo indeterminato da lavoratrice dipendente che in questa funzione sarebbe stata subordinata al consiglio di amministrazione e al presidente di Terna. La scelta non è stata priva di dibattito e di discussione. Ma alla fine è stato deliberato «di costituire con l’lng. Giuseppina Di Foggia un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, con decorrenza dal 9 maggio 2023, avente ad oggetto l’attività di predisposizione dei piani strategici, industriali e finanziari pluriennali e del budget annuale di Società e di Gruppo, e di attribuire all’interessata la qualifica di dirigente con ruolo e funzioni di Direttore Generale in relazione alle attività di top manager e di direzione generale da svolgere in ambito aziendale».

Gli omissis del verbale chiave per la buonuscita

La formula contenuta nel verbale per l’assunzione della direttrice generale di Terna

Per il trattamento economico della direttrice generale di Terna è stato previsto in chiaro solo che «venga definito dal Consiglio di Amministrazione su proposta dell’istituendo Comitato per la Remunerazione, con l’applicazione delle disposizioni del Contratto collettivo di lavoro per i dirigenti di aziende produttrici di beni e servizi, nonché di quelle dei Contratti integrativi per i dirigenti di TERNA S.p.A., in conformità alla Politica in materia di remunerazione illustrata nella prima sezione della Relazione sulla politica di remunerazione e sui compensi corrisposti approvata dal Consiglio lo scorso 22 marzo 2023 e dall’Assemblea odierna». Tutto il resto è invece coperto da omissis nel verbale depositato presso la Camera di commercio alcuni mesi dopo, l’11 luglio dello stesso anno.

La buonuscita svelata in un altro documento di Terna sulle remunerazioni interne

Il contenuto omissato però è ripetuto con più chiarezza nei rapporti annuali sulle politiche di remunerazione di Terna. Nell’ultima versione alla Di Foggia è riservato il paragrafo sulla severance (che in italiano si traduce proprio con buonuscita) in cui si spiega come per lei sia previsto «un trattamento di fine mandato e una indennità di fine rapporto». E qui si svela qualcuno dei vecchi omissis: «In linea con quanto deliberato dal Consiglio di Amministrazione del 9 maggio 2023 e dai conseguenti accordi individuali stipulati, fatti salvi i casi di licenziamento disciplinare e di dimissioni non per giusta causa, alla risoluzione del rapporto di lavoro connessa alla scadenza del mandato, è prevista per l’attuale Direttore Generale, l’erogazione di un’indennità pari a 24 mensilità della retribuzione omnicomprensiva (ossia remunerazione fissa e remunerazione variabile di breve e lungo termine calcolate come da Politica), oltre a una somma pari all’indennità di mancato preavviso (remunerazione fissa e remunerazione variabile di breve e lungo termine calcolate come da Politica) di cui all’art. 2121 cod. civ. Come Amministratore Delegato, un trattamento di fine mandato (TFM) in misura pari a 1/12 del compenso determinato complessivamente per la carica di AD (emolumenti fissi più incentivazione variabile di breve termine), per ogni anno di mandato».

Il documento pubblico sulla buonuscita

Il vero stipendio pagato alla Di Foggia come ad e come dg e il premio in azioni

Secondo lo stesso documento nel 2025 la Di Foggia ha percepito una retribuzione sia fissa che variabile fra stipendio, bonus e incentivi di 435mila euro come amministratrice delegata e di 1.361.379,36 euro come direttrice generale di Terna. Il totale è di 1,796 milioni di euro. Oltre a questa somma è indicato un “fair value dei compensi equity” di 482.911,33 euro. È il valore stimato annuo dell’assegnazione di azioni Terna alla Di Foggia come «piano di incentivazione». Si tratta del valore annuo della prima tranche deliberata dall’assemblea del 10 maggio 2024 per un triennio per un valore complessivo di 1,448 milioni di euro al prezzo di mercato di 8,66 euro (oggi è sopra i 10 euro). Ma poi c’è una seconda assegnazione legata alla performance 2024-2028 per un valore complessivo di 2,134 milioni di euro (sempre al prezzo di 8,66 euro per azione, più basso del valore di oggi), con un valore annuo di 711.664,05 euro.

Oggi tutti gridano allo scandalo, ma i documenti provano che tutto era noto a Cassa depositi e prestiti

Dunque, la buonuscita della Di Foggia è stata deliberata dal consiglio di amministrazione di Terna, dal comitato sulla remunerazione ed è contenuta nel contratto individuale sottoscritto da entrambe le parti all’atto dell’assunzione. Tutte le assegnazioni di azioni come piano di incentivazione sono state approvate dall’assemblea di Terna. Oggi scoppia lo scandalo, ma i particolari di quel contratto sono noti da anni non solo a chi lo ha firmato, ma anche all’azionista di maggioranza, che è la Cassa depositi e prestiti, controllata all’82,77% dal Ministero dell’Economia. Cioè all’azionista che avrebbe dovuto fare inserire in contratto quanto contenuto nella circolare cui fa riferimento oggi il ministro Giorgetti. Ma a quanto pare non l’ha fatto. Ed è assai difficile non pagare quei 7,3 milioni di euro che oggi chiede la Di Foggia.

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