Il Fatto: Giuseppina Di Foggia vuole 7,3 milioni di buonuscita da Terna prima di andare all’Eni. Il braccio di ferro con il governo

Giuseppina Di Foggia, amministratrice delegata uscente di Terna, non fa sconti e la sua richiesta di una buonuscita da 7,3 milioni di euro sta trasformando il risiko delle nomine in un vero e proprio braccio di ferro con il Ministero dell’Economia. Come riporta Il Fatto Quotidiano, la manager, indicata dal governo per la presidenza di Eni dopo l’addio a Terna, pretende l’intera cifra legata alla sua mancata riconferma, innescando uno stallo che imbarazza Palazzo Chigi. Il nodo è tutto politico e regolamentare: secondo le norme interne di Cassa Depositi e Prestiti, che controlla entrambe le società, non è previsto alcun premio in denaro se un dirigente si sposta da una posizione all’altra dello stesso gruppo.
Il nodo della buonuscita
La linea di fermezza del Tesoro e di Cdp nasce dalla volontà di evitare “regali” milionari ai manager che, di fatto, rimangono stipendiati dallo Stato. Di Foggia però insiste, forte di pareri legali che giustificherebbero il pagamento per la chiusura del suo rapporto con la società della rete elettrica. La situazione appare ancora più tesa se confrontata con il passato recente, quando i suoi predecessori Stefano Donnarumma e Luigi Ferraris accettarono una cifra inferiore, circa 4,6 milioni, rinunciando al resto della spettanza pur di facilitare il passaggio.
Cosa dice lo statuto di Terna
A complicare la partita c’è anche lo statuto di Terna, che esclude la buonuscita in caso di dimissioni volontarie, atto necessario per poter assumere il nuovo incarico in Eni. Il tempo per trovare una mediazione è pochissimo: l’assemblea di Eni è fissata per il 6 maggio, quella di Terna per il 12. In via XX Settembre sperano ancora in un passo indietro della manager per evitare un epilogo barcollante, proprio mentre il governo Meloni cerca di blindare la gestione delle grandi aziende pubbliche senza sollevare polemiche sui costi della casta aziendale.
