Caso Battisti, Christian Raimo: «Quell’appello era sbagliato, ma va aperta una riflessione su quegli anni»

Intervista allo scrittore che firmò insieme a numerosi intellettuali l’appello del 2004 per la liberazione dell’ex esponente dei Pac: «Oggi non firmerei quel documento, ma il carcere non è la soluzione per Battisti o per gli anni ’70»

Scrittore, insegnante e assessore in un municipio della capitale, Christian Raimo è tra gli intellettuali che nel 2004 firmarono un appello per la libertà di Cesare Battisti. Il documento fu ed è anche oggi molto contestato, da più parti e per diverse ragioni. Raimo spiega che ora non lo firmerebbe, ma non per questo, pensa che la vicenda di Battisti sia chiusa con la consegna al carcere: «La priorità – dice – dovrebbe essere aprire una nuova riflessione su quell’epoca» .

Raimo, nel 2004 erano tanti gli intellettuali che chiedevano libertà per Cesare Battisti senza se e senza ma…

«Io firmai il documento, ma oggi non so se lo rifarei. Sicuramente promuoverei in Italia una riflessione su quella stagione di violenza politica, che ha contribuito anche al giudizio penale e politico su Cesare Battisti».

Perché ci ha ripensato?

«Ho conosciuto alcune delle sue vittime, con alcuni ho lavorato. È stato un colpo al cuore che mi ha reso impossibile difendere  la semplice richiesta di libertà con la nettezza che avevo allora» .

Quindi quale le sembra la posizione più sensata oggi?

«Andrei oltre il merito del processo e cercherei di capire quale sia il senso della giustizia penale e storica dopo trent’anni dai fatti contestati. Ci sono modelli che sono stati luminosi, il più importante è quello che ha messo in piedi padre Guido Bertagna, a Milano, insieme a Luigi Manconi e ad altri. Un’altra fonte di ispirazione è la commissione con cui il Sud Africa ha cercato di superare l’apartheid» .

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