Nuovo stallo sulla Brexit: si avvicina l’uscita senza un accordo

Per il presidente della Commissione Europea l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea è sempre più vicina

Se si vuole un accordo, serve un altro accordo. Un portavoce del governo del Regno Unito ha commentato così il rifiuto dell'Unione Europea di sedersi nuovamente al tavolo delle trattative per la Brexit. A due mesi dall'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, la soluzione sembra ancora molto lontana. Il Parlamento britannico ha bocciato l'accordo portato a casa da TheresaMay dopo più di due anni di negoziati. E ora le ha affidato il mandato di ottenere nuove concessioni dall'Ue, che però non vuole sentir parlare di una nuova trattativa.Il 29 gennaio la Camera dei Comuni a Londra ha chiesto alla premier di rinegoziare la parte più spinosa dell'accordo sull'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea: il cosiddettobackstop, ovvero la gestione del confine tra l'Irlanda el'Irlanda del Nord, che fa parte del Regno Unito nel caso in cui non si trovasse un accordo per la Brexit. Per una serie di ragioni storiche è bene che l'Irlanda del Nord continui a far parte del mercato comune europeo evitando così il ripristino dei controlli alla frontieracon l'Irlanda (su questa questione torniamo più avanti).


L'Unione Europea, però, non ha intenzione di riaprire la trattativa. Dopo le dichiarazioni sfavorevoli del presidente francese Emmanuel Macron il 30 gennaio sono arrivati i «no» anche del presidente della Commissione europeaJean-Claude Juncker e del capo negoziatore Ue MichelBarnier. Intervenendo al Parlamento europeo, Junckerha aggiunto che il voto di ieri del Parlamento britannico ha fatto aumentare di molto le probabilità di un no deal, ovvero di un'uscita del Regno Unito senza un accordo.L'indisponibilità del Parlamento europeo a rivedere i contenuti dell'accordo mettono la premier TheresaMayin una posizione difficile. Sicuramente tenterà di convincerli, ma probabilmente non ci riuscirà. L'unica e principale concessione che potrebbe riuscire a ottenere sono maggiori rassicurazioni sulla durata più breve del backstop, rivedendo quindi ladichiarazione politica che accompagna il testo dell'accordo sull'uscita del Regno Unito.

Torniamo sul backstop. Senza un accordo, l'Unione Europea esigerà che ci sia un meccanismo di controllo sull'entrata e l'uscita delle merci che dall'Europa arrivano nel Regno Unito: da quì la necessità del cosiddetto backstopsul confine irlandese. Per evitare i controlli, il Regno Unito resterebbenell'unione doganale con l'Unione Europea e l'Irlanda del Nord dovrebbe seguire alcune regole speciali. Per una minoranza di conservatori e per il partito unionista democratico (DUP) irlandese, senza dei quali May non ha una maggioranza in parlamento, il backstop rimane però una maledizione. I due partiticredono che la permanenza dell'Irlanda del Nord nel mercato comune europeo possa mettere a repentaglio l'integrità territoriale del Regno Unito. Nel caso invece in cui dovessero incrementare i controlli tra le due Irlande, il timore è che questo possa gettare nuovabenzina sulla guerra civile tra i due stati irlandesi.

Il futuro di Maye del Regno Unito è reso ancora più incerto da alcuni emendamenti che sono stati votati il 29 gennaio. Tre 'gruppi' di emendamentiche avevano il potenziale di cambiare le sorti della Brexit, sono stati bocciati dal Parlamento. Il primo era stato presentato dal leader laburista Jeremy Corbyne chiedeva al Governo di escludere la possibilità di un no deal edi rimettere al voto popolare qualsiasi accordo sull'uscita del Regno Unito che venisse da loro approvato, ponendo quindi le basi per un secondo referendum. Il secondo, presentato da una deputata labour, Yvette Cooper, chiedeva invece di estendere l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, rimandando la Brexit alla fine dell'anno. Il risultato è che Theresa May si trova attualmente a dover rinegoziare un accordo che l'Unione Europea non vuole assolutamente rinegoziare, senza la possibilità di rimandare l'uscita del Regno Unito dall'Ue e senza l'opzione di un secondo referendum richiesta da Corbyn. Mancano soltanto due mesi al giorno della Brexit (29 marzo 2019) e il no dealsembra davvero molto più vicino.