Trump: «Accordo ampiamente negoziato. Lo stretto sarà riaperto». Ma i media di Teheran frenano: «Hormuz rimane sotto controllo dell’Iran» – La diretta

«Lo Stretto di Hormuz verrà aperto», lo assicura Donald Trump sul suo social Truth parlando dei negoziati dell’accordo con l’Iran. «Mi trovo nello Studio Ovale della Casa Bianca – riporta il post – dove abbiamo appena avuto un’ottima conversazione telefonica con il Presidente Mohammed bin Salman Al Saud dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Zayed Al Nahyan degli Emirati Arabi Uniti, l’Emiro Tamim bin Hamad bin Khalifa Al Thani, il Primo Ministro Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim bin Jaber Al Thani e il Ministro Ali al-Thawadi del Qatar, il Maresciallo Syed Asim Munir Ahmed Shah del Pakistan, il Presidente Recep Tayyip Erdoan della Turchia, il Presidente Abdel Fattah El-Sisi dell’Egitto, il Re Abdullah II di Giordania e il Re Hamad bin Isa Al Khalifa del Bahrein, riguardo alla Repubblica Islamica dell’Iran e a tutte le questioni relative a un Memorandum d’Intesa sulla PACE. Un accordo è stato ampiamente negoziato, in attesa di finalizzazione, tra gli Stati Uniti d’America, la Repubblica Islamica dell’Iran e i vari altri Paesi elencati. Separatamente, ho avuto una conversazione telefonica con il Primo Ministro israeliano Bibi Netanyahu, che, analogamente, è andata molto bene. Gli aspetti finali e i dettagli dell’accordo sono attualmente in fase di discussione e saranno annunciati a breve. Oltre a molti altri elementi dell’accordo, verrà aperto lo Stretto di Hormuz. Grazie per l’attenzione che ci avete dedicato! Presidente DONALD J. TRUMP».
Concessioni americane e il nodo dell’uranio arricchito al 60 per cento
A questo impianto, secondo la stampa statunitense, la Casa Bianca avrebbe aggiunto offerte pesanti: un fondo per risarcire i danni subiti dalla Repubblica islamica, deroghe immediate sull’export di greggio, lo sblocco progressivo degli asset congelati e la cancellazione di tutte le misure restrittive al momento dell’intesa definitiva. Un pacchetto pensato, scrive il Corriere della Sera, per consentire a Teheran di rientrare al tavolo senza perdere la faccia. Resta però il nodo che blocca tutto: l’arricchimento dell’uranio e il destino del materiale già portato al 60 per cento. La questione viene rinviata a una fase successiva, con l’Iran che si impegna in modo generico a non costruire un’arma atomica. Trump ripete ogni giorno di non voler concedere «alcun arricchimento» e di pretendere che le scorte vengano trasferite negli Stati Uniti. Risponde il ministro degli Esteri Abbas Araghchi: l’Iran continuerà ad arricchire «con o senza un’intesa». Due giorni fa Mojtaba Khamenei è stato ancora più netto: «Le scorte restano qui».
Fars: «Hormuz rimane sotto controllo dell'Iran»
Secondo l’ultimo scambio di messaggi tra Iran e Stati Uniti, lo Stretto di Hormuz rimarrebbe sotto la gestione dell’Iran. Lo riporta l’agenzia di stampa iraniana Fars. L’annuncio di Trump è definito «incompleto e incoerente con la realtà»
I media iraniani frenano
Secondo quanto riporta Al Jaezzera i media statali iraniani contestano la dichiarazione del presidente Trump sull’apertura completa dello Stretto di Hormuz.
Parlando all’agenzia di stampa iraniana Tasnim, una fonte informata ha affermato che «la notizia di Al-Arabiya secondo cui l’Iran avrebbe proposto di sospendere l’arricchimento dell’uranio oltre il 3,6% per 10 anni è fondamentalmente falsa». La fonte ha inoltre sottolineato che, in sostanza, i messaggi e i colloqui nella situazione attuale si concentrano esclusivamente sulla questione della «fine della guerra». «Non si discute di alcun dettaglio sulla questione nucleare», ha aggiunto.
Trump annuncia: sarà sbloccato Hormuz, accordo ampiamente negoziato
Trump annuncia che «un accordo è stato in gran parte negoziato, soggetto a finalizzazione tra gli Stati Uniti d‘America, la Repubblica Islamica dell‘Iran e i vari altri Paesi, come elencato». «Separatamente, ho avuto una telefonata con il primo ministro Bibi Netanyahu, di Israele, che, allo stesso modo, è andata molto bene. Gli aspetti finali e i dettagli dell’Accordo sono attualmente in discussione e saranno annunciati a breve. Oltre a molti altri elementi dell‘Accordo, lo Stretto di Hormuz sarà aperto. Grazie per l’attenzione a questa questione!» ha aggiunto Trump.
I leader arabi suggeriscono a Trump: «Procedi con l'accordo»
I leader arabi che hanno partecipato alla conference call con Donald Trump gli hanno chiesto di procedere con l’accordo. Lo riporta Axios, citando due fonti informate sulla telefonata. «Il messaggio di tutti è stato: per favore, fermate la guerra per il bene dell’intera regione», ha dichiarato una fonte regionale. Secondo la stessa fonte, i mediatori sperano di concludere l’accordo quadro di una pagina e di annunciarlo domenica, per poi avviare i negoziati su un accordo dettagliato entro pochi giorni dall’annuncio.
Iran e Pakistan hanno inviato agli Usa una proposta riveduta
L’Iran e il Pakistan hanno inviato agli Stati Uniti una proposta riveduta di accordo per cessare le ostilità e riaprire lo Stretto di Hormuz. Lo riporta l’agenzia di stampa Reuters, citando fonti della mediazione di Islamabad. Si tratterebbe di una proposta dettagliata e una risposta è attesa già nella giornata di domani.
Alla call con i leader del Golfo anche Macron
Il capo dell’Eliseo Emmanuel Macron ha avuto un colloquio telefonico con il presidente americano Donald Trump e con i leader del Golfo. Lo ha reso noto l’emittente Bfmtv citando l’entourage di Macron mentre sembra imminente l’annuncio di un accordo tra Iran e Stati Uniti. Tra i leader del Golfo, l’Eliseo specifica che vi erano il re di Giordania, l’emiro del Qatar e Mohammed bin Salman, il principe ereditario dell’Arabia Saudita.
A breve telefonata Trump - Netanyahu
Il presidente americano, Donald Trump, dovrebbe avere un colloquio telefonico con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, nelle prossime ore sull’accordo di pace con l’Iran. Lo riporta Axios citando fonti israeliane.
Alle 19 Trump sente in conference call i leader del Golfo
Donald Trump avrà una conference call con i leader del Golfo alle 19 ora italiana per discutere la situazione con l’Iran. Lo riporta Axios citando alcune fonti.
Trump: «Non farei un accordo se non fosse vantaggioso per Israele»
«Non farei un accordo se non fosse vantaggioso per Israele. Alcuni preferirebbero un accordo, altri la ripresa della guerra. Credo che Benjamin Netanyahu sia combattuto tra le due opzioni». Lo ha detto il presidente Usa Donald Trump a Channel 12. Il presidente Usa ha anche parlato con Axios sostenendo che le probabilità sono «esattamente al 50%» riguardo alla possibilità di concludere un ‘buon’ accordo con l’Iran o di «spazzarli via». Trump ha aggiunto che nel corso della giornata incontrerà i suoi negoziatori per discutere l’ultima offerta dell’Iran e che probabilmente entro domani deciderà se riprendere o meno la guerra.
Mediatori: «Iran e Usa vicini a estendere il cessate il fuoco di 60 giorni»
I mediatori fra Iran e Stati Uniti ritengono di essere vicini a un accordo per estendere di 60 giorni il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran e per porre le basi per le discussioni sul programma nucleare iraniano. Lo riporta il Financial Times, secondo le quali l’intesa include una graduale riapertura dello Stretto di Hormuz e l’impegno a discutere come diluire o consegnare le scorte dell’Iran di uranio altamente arricchito.
Rubio: «C'è una possibilità che l'Iran accetti presto un accordo»
«C’è una possibilità che già entro oggi oppure domani o tra un paio di giorni, potremmo avere qualcosa da dire». Lo ha dichiarato il segretario di Stato americano, Marco Rubio, a proposito della possibilità di un accordo sull’Iran.
Iran: «Divergenze ridotte, ma non c'è ancora intesa»
«Siamo allo stesso tempo molto vicini e molto lontani da un accordo». Lo ha detto il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, riportato da Isna. «Da un lato, abbiamo ripetutamente assistito alla retorica contraddittoria della parte americana». Dall’altro lato, ha continuato, «l’attuale slancio dei negoziati sta portando a una riduzione delle divergenze. Ciò non significa che abbiamo raggiunto una piena comprensione su questioni di tale immensa importanza, ma piuttosto che ci stiamo muovendo verso una soluzione reciprocamente accettabile basata su una serie di parametri definiti».
Tra i nodi da sciogliere tra Iran e Usa anche 100 miliardi di asset congelati
Oltre ai nodi delle sanzioni e della questione nucleare, i colloqui a Teheran con i funzionari pakistani e quelli qatarioti per raggiungere un cessate il fuoco, devono scioglierne anche un terzo: quello degli asset iraniani congelati. Lo scrive Al Jazeera. Sebbene l’ammontare esatto dei beni iraniani congelati non sia chiaro, fonti ufficiali iraniane ed esperti stimano che il valore totale dei beni iraniani congelati all’estero superi i 100 miliardi di dollari.
Frederic Schneider, ricercatore senior non residente del Middle East Council on Global Affairs, aveva dichiarato ad Al Jazeera che questi beni rappresentano circa il triplo dei ricavi annuali dell’Iran derivanti dalla vendita di idrocarburi. Non è nemmeno chiaro l’ammontare esatto attualmente detenuto da ciascun Paese, ma i media iraniani hanno in passato riportato che il Giappone, un importante cliente petrolifero dell’Iran, detiene circa 1,5 miliardi di dollari, l’Iraq circa 6 miliardi, la Cina almeno 20 miliardi e l’India 7 miliardi. Anche gli Stati Uniti detengono circa 2 miliardi di dollari in beni iraniani congelati direttamente, mentre Paesi dell’Ue come il Lussemburgo ne detengono circa 1,6 miliardi. Il Qatar detiene circa 6 miliardi di dollari, ovvero la somma trasferita dalla Corea del Sud per pagare l’Iran, ma successivamente bloccata dagli Stati Uniti.
Nyt: «Bombardare Hormuz o l'uranio iraniano, le opzioni di Trump»
Fra le opzioni militari che Donald Trump sta valutando c’è quella ci un attacco diretto per distruggere le scorte di uranio arricchito iraniano che si trova sottoterra in un sito nucleare di Isfahan. Lo riporta il New York Times, secondo il quale allo studio potrebbe esserci anche una massiccia campagna di bombardamenti lungo lo Stretto di Hormuz per allentare la morsa iraniana. Trump potrebbe anche optare per colpire il settore energetico dell’Iran, idea duramente criticata in passato in quanto potrebbe rappresentare un crimine di guerra.
Teheran: «25 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime 24 ore»
Le forze navali delle Guardie Rivoluzionarie hanno affermato oggi in un comunicato che 25 imbarcazioni hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime 24 ore, dopo aver ottenuto il permesso dall’Iran e aver coordinato le misure di sicurezza adottate dal Paese. Tra le imbarcazioni figurano petroliere, portacontainer e navi mercantili, secondo quanto riportato dall’agenzia Tasnim.
Media, Iran: «In caso di sciocchezze, pronti scenari militari»
Le forze armate iraniane hanno predisposto nuovi piani operativi per contrastare gli Stati Uniti e i loro alleati in caso di azioni ostili contro il Paese. Lo ha riferito oggi una fonte militare all’agenzia di stampa Tasnim, specificando che i comandi di Teheran stanno monitorando attentamente la situazione e sono pronti a reagire qualora il nemico commetta «qualche sciocchezza» sotto qualsiasi pretesto.
Secondo la fonte, un eventuale attacco militare o il superamento di determinate linee diplomatiche comporterebbe per Washington la «terza grave punizione» in meno di un anno, attraverso modalità definite inedite. Questo nuovo scenario strategico si baserebbe sull’impiego di armamenti di ultima generazione, sull’individuazione di obiettivi non ancora colpiti e sull’apertura di fronti transregionali volti a neutralizzare le iniziative avversarie.
Al Arabiya: «Proposte dell'Iran inaccettabili per gli Usa»
«Una fonte iraniana di alto livello ha dichiarato ad Al Arabiya che ciò che l’Iran ha proposto finora è inaccettabile per gli Stati Uniti». Lo riferisce in un post su X l’emittente di proprietà saudita con sede a Dubai, negli Emirati.
Nel Golfo di Aden «segnalate navi con scale e armi»
L’agenzia britannica per le operazioni commerciali marittime (Ukmto) ha segnalato una serie di attività sospette all’interno del Golfo di Aden, dove diverse navi di passaggio sono state avvicinate da imbarcazioni minori. La comunicazione è avvenuta tramite un messaggio diffuso sulla piattaforma X, nel quale l’ente ha confermato di aver raccolto segnalazioni concordanti da molteplici fonti marittime nella giornata di oggi.
I dettagli tecnici forniti indicano la presenza di piccoli natanti e di un’imbarcazione di dimensioni maggiori, dotata di due motori fuoribordo, a bordo della quale sono state avvistate armi e scale, equipaggiamento tipicamente riconducibile a tentativi di arrembaggio. Le autorità britanniche non hanno al momento registrato attacchi diretti, ma mantengono elevata l’allerta per la sicurezza dei trasporti commerciali nella regione.
Nyt: «Trump ha messo da parte Netanyahu sull'Iran»
Teheran: «Colloqui ancora in corso»
«I colloqui e le consultazioni sui punti di disaccordo sono ancora in corso e non è stato ancora raggiunto un accordo definitivo». Lo sottolinea, parlando con l’agenzia iraniana Tasnim, una fonte vicina al team negoziale, in merito agli ultimi colloqui per trovare una soluzione che ponga fine alla guerra che coinvolge Usa, Israele e Iran. La fonte ha aggiunto che il mediatore pakistano continua a scambiare informazioni tra le due parti e ha rimarcato che l’attenzione è attualmente concentrata sulla questione della «fine della guerra» e che, finché questo punto non sarà risolto, non si negozierà su nessun altro aspetto. «Sono stati compiuti alcuni progressi su alcune questioni rispetto ai colloqui precedenti, ma finché tutti i punti di disaccordo non saranno risolti, non si raggiungerà un accordo», ha aggiunto la fonte, secondo cui, inoltre, i testi diffusi da alcune fonti occidentali sui dettagli dell’accordo non sono accurati.
Axios: «Trump valuta un'attacco di grande portata per poter cantare vittoria»
Secondo Axios, Trump avrebbe parlato di lanciare un’operazione militare finale, di grande portata e «decisiva», dopo la quale potrebbe dichiarare vittoria e porre fine alla guerra. Il sito americano precisa che «nessuna decisione finale è stata presa», ma l’amministrazione Usa si starebbe preparando a una nuova serie di attacchi contro l’Iran. Sempre secondo la ricostruzione di Axios, diversi responsabili delle forze armate e dell’intelligence avrebbero cancellato i loro piani per il weekend proprio nella possibilità che venga lanciata una nuova offensiva militare.
Il ministro degli Esteri iraniano vede capi di Stato maggiore del Pakistan
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto un colloquio con il capo di stato maggiore dell’esercito pachistano in visita, Asim Munir, sugli ultimi sforzi e iniziative diplomatiche per prevenire un’escalation della guerra e porre fine al conflitto. Nell’incontro, svoltosi ieri sera, le due parti hanno anche discusso degli sforzi in corso per raggiungere la pace e la sicurezza in Medio Oriente. Munir, il cui Paese svolge un ruolo di mediatore nei negoziati tra Teheran e Washington, è arrivato a Teheran ieri. Secondo quanto riportato da IRAN, Araghchi ha inoltre avuto colloqui telefonici separati ieri sera con i suoi omologhi di Qatar, Turchia e Iraq su questioni regionali, in particolare sull’escalation della disputa tra Iran e Stati Uniti.
Cnn: «A Trump presentate opzioni per riprendere la guerra»
A Donald Trump sono state presentate le opzioni per riprendere la guerra in Iran. Lo riporta Cnn citando alcune fonti.
Lo scetticismo di Rubio, le frenate di Teheran e l'allarme israeliano
Il segretario di Stato Marco Rubio, riunito in Svezia con i colleghi della Nato, parla soltanto di «lievi progressi nei colloqui» e avverte che «l’accordo definitivo non c’è»; su Hormuz, aggiunge, «bisogna avere un piano B nel caso in cui le cose non vadano a buon fine». Una fonte citata da Axios definisce il negoziato «agonizzante», con la bozza che fa «ogni giorno avanti e indietro senza troppi progressi». Il portavoce della diplomazia iraniana Esmail Baghaei smonta qualsiasi impressione di chiusura imminente: «Non possiamo dire di essere al punto dove l’accordo è vicino. Il focus dei negoziati resta la fine del conflitto». Per l’analista Jason Brodsky, di United Against Nuclear Iran, «gli slanci vengono più da chi negozia che dalle parti stesse»: si tratta in sostanza di colloqui sui colloqui, terreno in cui «il regime iraniano è specializzato». Il presidente americano, secondo chi lo frequenta, è sempre più frustrato, tanto da aver annunciato su Truth che resterà a Washington saltando il matrimonio del figlio. E dal Jerusalem Post arriva un retroscena di segno opposto: per fonti israeliane Teheran tratterebbe in malafede e starebbe pianificando «un attacco a sorpresa con missili e droni» contro Israele e gli Stati del Golfo, sullo schema dell’«operazione Epic Fury».
Pakistan e Paesi del Golfo accelerano sulla mediazione
La pressione diplomatica si è intensificata nelle ultime ore. Il ministro degli Interni pachistano Mohsin Raza Naqvi è rimasto tre giorni a Teheran, incontrando il presidente Pezeshkian e lo stesso Araghchi, e secondo la Cbs ha impresso «una direzione importante alle trattative». A lui si è aggiunto il capo di stato maggiore Asim Munir, alla guida della delegazione negoziale, con il compito di chiudere prima che si esaurisca la pazienza della Casa Bianca e tornino in agenda i bombardamenti sospesi la settimana scorsa. In parallelo il premier Shehbaz Sharif è volato a Pechino per discutere «un’iniziativa congiunta per porre fine alla guerra», sviluppo della proposta in cinque punti elaborata ad aprile. A Teheran si è vista anche la pattuglia di mediatori arrivati da Doha: pur lasciando al Pakistan la regia, i Paesi del Golfo provano a evitare una ripresa dei combattimenti che ha già danneggiato pesantemente le loro economie e la reputazione di hub sicuri.
Cbs: «Trump valuta nuovi attacchi»
Donald Trump non esclude possibili attacchi all’Iran ma ha informato i suoi collaboratori che vuole concedere più tempo al processo diplomatico dopo essere stato aggiornato sulle stato delle trattative. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti.

