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Il sindaco di Panama ha nascosto gli AirTag negli aiuti umanitari per il Venezuela per vedere dove finisce davvero la beneficenza

06 Luglio 2026 - 15:33 David Puente
Mayer Mizrachi ha inserito i dispositivi di tracciamento in confezioni di pannolini e acqua per documentare la trasparenza delle donazioni dopo il sisma. Uno dei dispositivi è finito a oltre 400 chilometri di distanza dalla zona colpita
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Il sindaco di Città di Panama, Mayer Mizrachi, ha nascosto alcuni AirTag all’interno dei pacchi di aiuti umanitari inviati in Venezuela dopo il doppio terremoto del 24 giugno. Lo ha fatto, ha spiegato su Instagram, per rendere conto ai cittadini che avevano donato e mostrare dove finiscono i loro contributi. Il tracciamento ha permesso di scoprire che parte dei dispositivi si trova a La Guaira, la zona più colpita, mentre uno è finito a Maturín, a oltre 400 chilometri di distanza.

L’idea dei localizzatori negli aiuti

Nei giorni successivi al sisma, secondo quanto riferito da Mizrachi, la sola amministrazione della capitale ha raccolto circa 100 tonnellate di aiuti. Appassionato di tecnologia, il sindaco ha deciso di inserire di nascosto degli AirTag, ovvero i piccoli dispositivi Bluetooth di Apple, dentro confezioni di pannolini, bottiglie d’acqua e detersivi, distribuendoli su bancali e voli diversi. L’idea, ha raccontato in un primo video, nasce dall’esperienza a seguito di un uragano in Giamaica, dove Panama aveva inviato aiuti senza poi riuscire a sapere che fine avessero fatto.

Cosa hanno mostrato gli AirTag

Secondo il reel pubblicato su Instagram, al 5 luglio quattro AirTag risultavano a La Guaira e uno solo a Maturín, a circa 416 chilometri da Caracas.

Nell’intervista rilasciata a Carla Angola, Mizrachi ha ricostruito il percorso dell’AirTag che sarebbe arrivato alla dogana di La Guaira, parcheggiato a Caracas per alcuni giorni e poi spostato verso Maturín. Attualmente, il segnale con gli AirTag risulta interrotto.

«Nessuna denuncia», la posizione del sindaco

In una storia su Instagram, Mayer Mizrachi ha precisato che la sua amministrazione si è limitata a constatare i dati e a renderli pubblici. Di fatto, come dichiarato all’agenzia EFE, il sindaco non ha escluso le possibili versioni dei fatti su quanto riscontrato. Un’ipotesi è che il dispositivo localizzato a Maturín potesse essere stato prelevato e portato da una persona sfollata.

I suoi video sono stati utilizzati per contestare l’attuale amministrazione venezuelana e la gestione degli aiuti. Secondo il sindaco, le contestazioni rivelano il clima di sfiducia dentro e fuori il Paese nei confronti di chi gestisce l’ordine pubblico in Venezuela.

L’intervento di Mizrachi, come da lui stesso spiegato, sarebbe rivolto a chi svolge un servizio pubblico, invitandolo a ragionare sul fatto che la fiducia è l’unica moneta di scambio e che il tracciamento dovrebbe essere il minimo di trasparenza dovuto a chi dona.

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