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Venezuela, vivo dopo 9 giorni il capo della polizia di La Guaira: comunicava da sotto le macerie in codice Morse. Non dà più segnali il bimbo di 9 anni

03 Luglio 2026 - 23:46 Cecilia Dardana
terremoto venezuela
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Il bilancio del doppio sisma sale a 2.645 morti. Tra le macerie si lotta per salvare il viceammiraglio Romero, localizzato insieme ad altre 20 persone, mentre si spegne la speranza per il piccolo Fabio. Scomparso "El Topo", il leader dei soccorritori che aveva denunciato i ritardi negli aiuti
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A nove giorni dal devastante doppio terremoto di magnitudo 7.5 e 6.1 che ha sconvolto il nord del Venezuela, il bilancio delle vittime ha raggiunto la tragica cifra di 2.645 morti e oltre 12.600 feriti, mentre l’intera nazione assiste a una drammatica corsa contro il tempo per tentare di tirare fuori dalle macerie le persone rimaste sotto. Nelle ultime ore, le squadre di ricerca sono riuscite a individuare e localizzare sotto il condominio crollato Oasis Beach di Catia La Mar il capo della polizia dello Stato di La Guaira, il viceammiraglio Gustavo Romero Matamoros, il quale sta incredibilmente comunicando con l’esterno attraverso il codice Morse insieme ad altre 20 persone intrappolate.

La gioia per il capo della polizia si scontra però con il dolore profondo per la morte del piccolo Fabio, un bambino di soli 9 anni che non ce l’ha fatta dopo oltre duecento ore passate sotto i detriti. Ma sull’emergenza umanitaria si allunga ora anche l’ombra della censura e della repressione del regime di Caracas: Wilmer Antonio Cruz, detto “El Topo”, il leader dei soccorritori volontari che era diventato un eroe popolare per aver scavato a mani nude, è stato prelevato da agenti delle forze di sicurezza e risulta ufficialmente scomparso nel nulla poche ore dopo aver denunciato pubblicamente i ritardi e l’inefficienza del governo nella gestione degli aiuti.

Le comunicazioni in codice Morse sotto il condominio crollato

La notizia della localizzazione del viceammiraglio Romero è stata diffusa sui social network dalla giornalista Aymara Lorenzo, che ha documentato le difficili manovre attorno a ciò che resta del condominio Oasis Beach. Romero, intrappolato dal 24 giugno, ha una mano schiacciata e non riesce a muovere un braccio, motivo per cui sta comunicando con i soccorritori battendo colpi contro una parete e utilizzando il codice Morse. I soccorritori chiedono alle decine di persone presenti di mantenere il silenzio assoluto ogni volta che viene fatto un segnale con la mano, proprio per poter percepire i colpi provenienti dal sottosuolo. Via radio, la moglie del capo della polizia è riuscita a inviargli un messaggio: «Amore, sappiamo dove sei, i soccorritori stanno arrivando da te. Ti prego, resisti».

Le squadre di ricerca lavorano senza sosta in una corsa contro l’orologio. Un membro dell’equipe ha confermato che l’alto ufficiale risponde ancora ai segnali, ma le sue forze stanno per esaurirsi: «Sappiamo che è lì e continua a rispondere». L’uomo ha continuato a battere contro la parete per tutta la notte, ma appare sempre più debole e i soccorritori devono agire con estrema cautela per evitare di affaticarlo ulteriormente mentre proseguono le delicate e pericolose operazioni di recupero.

Il dolore per il piccolo Fabio

Se per il capo della polizia e le altre 20 persone si continua a sperare, per un’altra giovanissima vita le ricerche si sono chiuse nel modo più doloroso. Fabio, un bambino di appena 9 anni rimasto anch’egli intrappolato per nove giorni sotto i blocchi di cemento di un edificio collassato, non ce l’ha fatta. I soccorritori di varie nazionalità che stavano scavando senza sosta nell’area hanno dovuto arrendersi dopo aver utilizzato i dispositivi più avanzati a loro disposizione. La conferma della tragedia è arrivata direttamente dai soccorritori: «Non sono stati rilevati segnali». Gli specialisti hanno spiegato di aver scansionato a fondo la zona con sonar e georadar, purtroppo senza ottenere alcun risultato utile, dovendo constatare il decesso del bambino.

La sparizione del leader dei soccorritori volontari

Accanto al dramma umanitario, nelle ultime ore Wilmer Antonio Cruz, conosciuto da tutti come “El Topo de La Guaira” e leader indiscusso dei soccorritori volontari, è svanito nel nulla. Cruz era diventato nei primi giorni una figura simbolo della solidarietà, lavorando instancabilmente a mani nude e con strumenti rudimentali tra le macerie degli edifici della Great Venezuela Housing Mission, ma aveva anche usato i social per denunciare la disorganizzazione dello Stato.

L’arresto di Wilmer Antonio Cruz

Poche ore prima del suo misterioso arresto, Wilmer aveva pubblicato un video mostrando le sue mani sfigurate dal lavoro e criticando apertamente il governo per la mancanza di macchinari pesanti e attrezzature specializzate, mettendo in dubbio l’assenza di aiuti ufficiali di fronte all’arrivo delle squadre internazionali. Secondo la denuncia formale raccolta da Provea – la più antica organizzazione per i diritti umani attiva in Venezuela – Cruz è stato avvicinato a Caraballeda da una commissione di funzionari vestiti di nero e privi di identificazione visibile, presentatisi come membri della Direzione delle Indagini Criminali (Dip) della Polizia Nazionale Bolivariana.

I funzionari lo hanno convinto a salire sulla vettura con la scusa di consegnargli un martello pneumatico per continuare la ricerca delle vittime, ma da quel momento la famiglia non ha più saputo dove si trovi. Alcuni vicini hanno segnalato che il volontario sarebbe stato trasferito nel famigerato carcere dell’Helicoide, sede dell’intelligence e della polizia segreta venezuelana (Sebin) spesso accusata di repressione politica, ma la struttura nega che l’uomo si trovi lì. Provea ha chiesto l’apertura immediata di un’indagine penale trasparente e rapida, avvertendo che l’episodio ha tutte le caratteristiche di una detenzione arbitraria e di una sparizione forzata.

I numeri della catastrofe

Mentre si consumano i drammi dei singoli, il bilancio complessivo del disastro continua ad aggravarsi. Secondo l’ultimo rapporto ufficiale diffuso dal Presidente del Parlamento venezuelano, Jorge Rodríguez, le vittime accertate sono salite a 2.645 morti e 12.666 feriti. I danni alle infrastrutture del Paese sono colossali: le autorità hanno censito 15.050 sfollati e 86.117 famiglie assistite all’interno di 59 campi temporanei allestiti per l’emergenza. Gli edifici danneggiati sono 885, di cui ben 189 completamente crollati. Per fare fronte a una catastrofe di queste proporzioni, resa ancora più complessa da ben 890 scosse di assestamento registrate dal 24 giugno a oggi, sono attualmente mobilitati sul campo 29.567 operatori nazionali, 25.846 volontari civili e 3.305 soccorritori internazionali arrivati da tutto il mondo per supportare la popolazione.

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