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Bimbo di tre anni estratto vivo dopo 6 giorni, il piccolo salvato dalle macerie in Venezuela: le immagini del salvataggio – Il video

30 Giugno 2026 - 19:07 Giovanni Ruggiero
Il miracolo dopo il terremoto che ha devastato La Guaira. La scena ripresa delle telecamere del salvataggio del piccolo Klieber Moran. Estratto vivo anche un dodicenne, dopo 122 ore di lavoro dei soccorritori
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Un bambino di tre anni è stato tirato fuori vivo dalle macerie a Caracas, dopo essere rimasto sepolto per quasi sei giorni dalla scossa che il 24 giugno ha devastato il Venezuela. Il piccolo, Klieber Moran, è stato individuato nelle prime ore di oggi tra i resti del complesso residenziale Los Corales Garden 1, nello stato di La Guaira, una delle zone più martoriate dal sisma. A confermare il salvataggio è stata la presidente venezuelana Delcy Rodríguez, mentre il ministero della Comunicazione ha dato la notizia con un post su X.

Come sta il bambino dopo sei giorni sotto le macerie

A occuparsi dell’estrazione, ripresa dalle telecamere e mandata in onda da alcune tv locali, è stata la missione di soccorso giordana, intervenuta sul posto per supportare le squadre venezuelane. Una volta liberato, Klieber è stato affidato ai sanitari per le prime cure.

Salvato anche un dodicenne: come è sopravvissuto il «ragazzino del miracolo»

A cinque giorni dal violento doppio sisma che ha colpito il Venezuela, nella tarda serata di lunedì i soccorritori sono riusciti a recuperare vivo Carlos Miguel Colmenares, dodici anni, intrappolato sotto i resti del suo palazzo a Macuto, nello Stato di La Guaira. Le operazioni sono durate quasi 122 ore: a muoversi per primi sono stati il padre del ragazzo e i vicini della comunità, prima dell’arrivo dei vigili del fuoco di Quito, le cui squadre specializzate hanno permesso di intensificare gli sforzi. L’edificio, già instabile, era diventato ancora più pericoloso dopo le scosse di assestamento avvenute il giorno prima, complicando ulteriormente le manovre di estrazione. Quando ormai la sera era calata su La Guaira, alla luce dei generatori il ragazzo è stato tirato fuori pallidissimo, con una maschera d’ossigeno sul volto e legato a una barella rigida, ma vivo, tanto da essere ribattezzato in queste ore «il ragazzino del miracolo».

Ad attenderlo ai piedi delle macerie c’era il padre, segnato dall’ansia di quelle ore interminabili, che appena la barella è comparsa tra i soccorritori gli si è avvicinato dicendo «ci prenderemo cura di te, figlio. Starai bene, te lo prometto», prima di salire con lui in ambulanza. Secondo quanto ricostruito, a permettere la sopravvivenza di Carlos potrebbe essere stato un cosiddetto vuoto vitale, una sorta di nicchia che si forma quando due porzioni di cemento crollato si incastrano creando uno spazio in cui resistere, dove tutto dipende da ossigeno, tempo e capacità di reggere a sete e ferite.