Trump guarda i funerali di Khamenei, i negoziati sospesi e lo stupore per le lacrime in Iran: «Pensavo lo odiassero»

Cosa fa Donald Trump nel giorno del 250esimo anniversario della fondazione degli Stati Uniti? Si prepara a partecipare alle celebrazioni del 4 luglio, certo, dopo averle anticipate con un discorso «anticomunista» la vigilia. Ma nel frattempo tiene gli occhi puntati sull’altro grande evento di massa in corso nel mondo: i funerali dell’Ayatollah Ali Khamenei, eliminato da Usa e Israele nel maxi-bombardamento che ha aperto la guerra il 28 febbraio scorso. Lo ha detto lo stesso Trump in un’intervista telefonica ad Axios. Le immagini di canti e preghiere di massa degli iraniani per la loro defunta Guida suprema – il regime ha annunciato la partecipazione di 20 milioni di persone alle celebrazioni estese su una settimana – hanno fatto il giro del mondo, e devono aver impressionato lo stesso presidente Usa, fresco di firma del Memorandum che ha messo fine (fino a prova contraria) alla guerra tra Washington, Gerusalemme e Teheran.
Lo stupore di Trump per Khamenei e il punto sui negoziati
Intervistato dal giornalista Barak Ravid, Trump ha detto di essere rimasto sorpreso di vedere così tanti iraniani piangere al funerale di Khamenei. «Pensavo la gente lo odiasse», ha detto, per poi osservare però che «forse sono finte lacrime». Il presidente Usa ha anche detto di aver accettato di fermare tutto per una settimana per dar modo agli iraniani di commemorare e seppellire Khamenei: i negoziati per arrivare a un accordo complessivo, e anche qualsiasi azione offensiva. «Sono tutti lì. Un colpo e potremmo eliminarli tutti, ma non lo faremo perché se no non avremmo più nessuno con cui negoziare», ha detto Trump ad Axios con truce pragmatismo. Non solo una battuta. Proprio nei giorni scorsi fonti Usa hanno fatto filtrare al New York Times di aver sventato un presunto piano israeliano per eliminare i massimi dirigenti iraniani incaricati di trattare il cessate il fuoco con gli Usa, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. Anche grazie a quella strana «protezione» garantita si è poi arrivati al Memorandum, da trasformare ora in intesa durevole. Come stanno andando le trattative, proseguite nei giorni scorsi in Qatar? Gli iraniani «stanno implorando di fare un accordo», sostiene Trump. Ricorrendo ancora una volta al verbo “umiliante” già affibbiato a Giorgia Meloni dopo il vertice G7 di Evian del mese scorso.
Trump pronto a incontrare Netanyahu: «Il boss sono io»
Al di là delle battute ad effetto per la sua opinione pubblica, verso che traguardo stiano procedendo davvero le trattative con l’Iran Trump lo dovrà spiegare molto presto a Benjamin Netanyahu. Il premier israeliano ha chiesto e ottenuto un nuovo incontro a tu per tu col leader Usa a Washington, che secondo Trump potrebbe avere luogo addirittura già la prossima settimana – anche se i funzionari considerano più realistico si tenga all’inizio della successiva. Dall’euforia per la guerra all’Iran lanciata con gli Usa a fine febbraio Netanyahu si è fatto nero per l’accordo di cessate il fuoco negoziato dalla Casa Bianca sopra la sua testa: il premier è criticatissimo in Israele per il fallimento, e si gioca tutto in vista delle elezioni di ottobre. Con Trump ha avuto nelle scorse settimane telefonate tempestose, e la sintonia politica pare perduta. Netanyahu però gioca d’azzardo e proverà forse a far cambiare idea ancora una volta a Trump. Il presidente Usa, nel confermare di averci parlato al telefono venerdì, ha chiarito però ad Axios due concetti: a) che i due vanno «d’accordissimo»; b) che Netanyahu «sa chi è il capo». Entrambe le affermazioni andranno misurate presto alla prova dei fatti.

