Teheran, iniziati i funerali di Ali Khamenei: la salma esposta nella Grande Moschea di Mosalla. «Attese 20 milioni di persone» – Video e foto

A Teheran sono cominciati i sei giorni di cerimonie funebri pubbliche per il defunto, ex leader supremo, Ali Khamenei, ucciso in un raid all’inizio della guerra con Stati Uniti e Israele. Migliaia di persone in lutto si sono radunate oggi nel cortile della Grande Moschea di Mosalla per dare l’ultimo saluto all’uomo che per 37 anni ha guidato il regime, e che ora viene celebrato come martire. La sua bara, in vetro, è stata esposta con quelle dei quattro familiari uccisi nello stesso attacco. Una composizione quasi gerarchica: la più piccola, sul gradino più basso, è quella della nipotina di 14 mesi. Più in alto ci sono il genero, la nuora e la figlia maggiore. In cima, la bara di Khamenei, personificato dal suo turbante, appoggiato sul feretro. Tutte le bare sono avvolte nella bandiera iraniana, mentre alle pareti campeggiano grandi ritratti e drappi neri, in segno di lutto, e rossi, simbolo di martirio e vendetta. Anche la capitale, blindata da imponenti misure di sicurezza, è ricoperta da un fitto apparato iconografico. Il volto di Khamenei è ovunque, accompagnato dalla scritta, quasi un ordine: «Dobbiamo ribellarci». Assenti alle celebrazioni il successore, nonché figlio prediletto, Mojtaba e i suoi tre fratelli.

I sette giorni di cerimonie funebri
Gli slogan che si levano dalle piazze sono sempre gli stessi. «Vendetta, vendetta», ma anche «Morte all’America» e «Morte a Israele». Immagini e video mostrano partecipanti con cartelli e striscioni che invocano rappresaglie, alcuni con riferimenti anche a minacce contro Donald Trump. I sette giorni di cerimonie funebri sono cominciati ieri, con l’omaggio delle delegazioni straniere. Assenti i leader europei, mentre per la Russia ha partecipato l’ex presidente Medvedev. L’imponente processione – scrivono i media locali – attirerà fino a 20 milioni di persone. Martedì il feretro sarà trasferito a Qom, cuore teologico della Repubblica Islamica, e mercoledì, scortata dai pasdaran, la salma raggiungerà le città sante irachene di Najaf e Kerbala. Giovedì infine il corpo di Khamenei farà ritorno definitivo nella sua città natale, Mashhad, per esser tumulato nel Mausoleo dell’Imam Reza. Imponenti le misure di sicurezza e logistiche. Gli uffici di Teheran rimarranno chiusi, il traffico privato sarà interdetto e lo spazio aereo chiuso. Per sfamare i partecipanti verranno sfornate cinquanta milioni di pagnotte.

La dimostrazione di forza e l’immagine di «unità nazionale»
Ma i funerali non rappresentano soltanto una dimostrazione di forza del regime, ma anche un passaggio cruciale per la sua nuova leadership, impegnata a consolidare l’ordine post-Khamenei, ancora non del tutto chiaro. Non a caso, Ahmad Vahidi, comandante dei Pasdaran, è apparso pubblicamente per la prima volta dall’inizio del conflitto per rendere omaggio all’Ayatollah. Davanti al feretro si sono alternati esponenti di diverse anime del potere iraniano, dai falchi ai più moderati, come il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e l’influente Mohammad Bagher Ghalibaf, alla guida della delegazione negoziale con gli Stati Uniti. Tutti sono stati chiamati, come richiesto dal presidente Masoud Pezeshkian, a trasmettere «un’immagine indelebile di unità nazionale e fedeltà agli alti ideali del sistema islamico». Un messaggio che, almeno fino alla conclusione delle esequie, sembra volto a rafforzare la coesione interna in vista della ripresa dei negoziati con Washington.

BREAKING: The Public farewell ceremony for Grand Ayatollah Khamenei has Begun
— Iran Observer (@IranObserver0) July 4, 2026
Approximately 20 million Mourners are expected, and the event could become the Largest funeral in recorded Human History pic.twitter.com/npd6j6ujxu

