Quanto costano benzina e diesel con lo sconto sulle accise, l’incognita dopo il 6 giugno: cosa succede se riapre lo stretto di Hormuz

Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto legge che estende di altre due settimane, fino al 6 giugno, il taglio delle accise su benzina e gasolio. La novità riguarda l’entità della sforbiciata: confermati i 5 centesimi al litro sulla verde, mentre il bonus sul diesel viene ridotto della metà, passando da 20 a 10 centesimi. È la quarta proroga in tre mesi, da quando la crisi energetica innescata dalla guerra voluta dal presidente americano Donald Trump e dal premier israeliano Benjamin Netanyahu contro Teheran ha spinto al rialzo le quotazioni del greggio. La copertura arriverà dall’extragettito Iva, dalle sanzioni dell’Antitrust e da una serie di tagli lineari ai ministeri, considerato che le maggiori entrate fiscali potranno essere contabilizzate soltanto a partire dal 9 giugno.
Quanto costano benzina e diesel alla pompa dal 23 maggio
In termini concreti, come ricostruisce il Corriere della Sera, lo sconto applicato da oggi vale 6,1 centesimi al litro per la benzina e 12,2 centesimi per il gasolio, Iva inclusa. Il regime precedente, che prevedeva un abbattimento di 24,4 centesimi sul diesel, è scaduto a mezzanotte del 22 maggio. La misura era stata introdotta a metà marzo, dopo il blocco dello Stretto di Hormuz che aveva fatto impennare le quotazioni petrolifere, e finora ha permesso di tenere il prezzo medio appena sotto i due euro: fino a venerdì il Ministero rilevava 1,966 euro per la benzina e 1,974 per il gasolio. Una nuova proroga oltre il 6 giugno resta nelle ipotesi del governo, a patto che la tensione sul greggio non rientri. E anche in quel caso, i tempi per un recupero sui prezzi sarà molto lento e ridotto.
Lo sciopero dei Tir il 25 maggio congelato con 300 milioni
Il provvedimento contiene anche il pacchetto che ha convinto Unatras e Legacoop a sospendere il fermo dei mezzi previsto dal 25 al 29 maggio, al termine dell’incontro di ieri pomeriggio a Palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni e i ministri Giorgetti, Salvini, Urso e Foti. Le risorse complessive ammontano a 300 milioni di crediti d’imposta: 100 già stanziati con i decreti precedenti, ai quali si aggiungono 200 di nuovi fondi. Viene ripristinato il rimborso da 20 centesimi al litro sul gasolio commerciale, eroso dallo sconto generalizzato di marzo, e dimezzato da 60 a 30 giorni il termine per la compensazione trimestrale delle accise presso l’Agenzia delle dogane. «È stata la condivisione della quasi totalità delle federazioni rappresentative del settore a portare l’Esecutivo a dare risposte concrete alle richieste della categoria», ha dichiarato all’Ansa Paolo Uggè, presidente di Fai e coordinatore di Unatras.
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Caro energia, Giorgetti all’Eurogruppo chiede flessibilità per la sicurezza nazionale
All’Eurogruppo riunito a Nicosia, il ministro dell’Economia Giorgetti ha sollecitato l’estensione all’energia della clausola di salvaguardia nazionale già concessa per le spese in difesa, strumento che consente agli Stati di derogare al Patto di stabilità fino all’1,5% del Pil entro il 2028. Una linea che Giorgia Meloni ha ribadito accanto al premier irlandese Micheál Martin, parlando di «circostanze eccezionali al di fuori del controllo dei singoli Stati membri» e di un’energia che è ormai parte integrante della sicurezza dei sistemi nazionali. Il commissario Valdis Dombrovskis, però, ha frenato chiedendo interventi «mirati, temporanei e calibrati», mentre la presidente della Bce Christine Lagarde, come riporta il Corriere della Sera, ha avvertito che qualunque scostamento da quei principi rischierebbe di tradursi in un irrigidimento della politica monetaria. La risposta di Bruxelles è attesa nei prossimi giorni, probabilmente il 3 giugno con la presentazione del Semestre europeo.
Hormuz, petrolio a 90 dollari fino a fine anno: perché lo sconto resta un tampone
Sullo sfondo del decreto pesa lo scenario delineato dagli analisti sul futuro del prezzo greggio. Secondo le stime di AcomeA Sgr rilanciate da Il Messaggero, anche se lo Stretto di Hormuz venisse riaperto a breve servirebbero mesi per ripristinare i flussi, con il barile destinato a restare attorno ai 90 dollari fino a fine anno, contro i 103 attuali. Nei tre mesi successivi alla chiusura del passaggio, il Brent è salito del 41% e il gas europeo del 56% rispetto ai valori pre-guerra, con riflessi che si stanno trasferendo anche sui beni alimentari: dal Golfo transita circa il 30% delle materie prime agricole mondiali, fertilizzanti, urea e ammoniaca, oltre al 70-80% della nafta diretta in Asia e al 60% del jet fuel destinato all’Europa. Nello scenario peggiore di crisi permanente, gli analisti di AcomeA stimano che il greggio possa toccare 120 dollari tra luglio e agosto e 150 dollari in autunno, mentre un’analisi di Bloomberg Economics richiamata dal quotidiano ricorda che l’impatto di picco sull’inflazione globale si manifesta in genere a distanza di almeno un anno dallo shock. Un orizzonte che, di fatto, rischia di condannare il governo a una rincorsa continua tra una proroga e l’altra.

