I sindaci contro Airbnb: perché le città si ribellano al colosso degli affitti brevi

di Felice Florio

Quartieri snaturati, rivolte dei residenti e ombre sulle transazioni. Il simbolo della sharing economy è questo, ma anche riqualificazione di borghi dimenticati dal mondo

È guerra tra Airbnb e le metropoli del mondo. Anne Hidalgo, dopo gli annunci, è passata all’azione: la sindaca di Parigi ha chiesto alla piattaforma 12,5 milioni di euro di risarcimento per aver aggirato le normative della città più visitata al mondo. La prima a sanzionare i siti di multi-hosting è stata Barcellona nel 2016. Un loft dal valore di 3 milioni di dollari è stato protagonista del Russiagate, inchiesta sul riciclo di denaro per la campagna elettorale di Donald Trump. Ma anche nelle piccole città d’arte ci sono state accese proteste contro Airbnb. A Venezia e in terraferma, a Marghera e Mestre, si parla di «espulsione dei residenti». A Bologna gli studenti dell’Alma Mater non riescono più a trovare appartamenti da affittare.

Parigi: quartieri snaturati

La sindaca Hidalgo, in un'intervista a Le Journal du Dimanche, ha detto di aver preparato una «multa record» per il sito di hosting: «Non possiamo accettare che Airbnb e simili non rispettino la legge. I 31 ispettori del Comune delegati hanno già constatato che sulla piattaforma ci sono 1.000 annunci illegali, ognuno passibile di 12.500 euro di multa». Secondo le norme sugli affitti di Parigi, un proprietario può affittare una casa in cui risulta residente al massimo per 120 giorni all’anno. Per ogni immobile bisogna poi richiedere un codice identificativo per permettere agli enti comunali di svolgere le verifiche del caso. Inoltre, se si tratta di una seconda casa, è necessario versare i contributi previsti dal registro delle imprese. «Il nostro obiettivo è provocare un elettrochoc per finirla, una volta per tutte, con gli affitti selvaggi che snaturano i nostri quartieri».

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Non è la prima contromossa di Parigi a uno dei simboli della sharing economy: nella capitale sono state emesse già un centinaio di multe per i proprietari che affittavano immobili su Airbnb senza rispettare le norme. Stando ai dati del Comune, il totale dovuto per le infrazioni accertate ammonta a 1,3 milioni di euro. «L'economia della condivisione è degenerata in un'economia predatoria», ha aggiunto Hidalgo.

Barcellona: la prima rivolta

C'è un altro primo cittadino che ha iniziato una battaglia contro il colosso americano. Ada Colau, sindaca della città catalana, ha lanciato un appello ai cittadini: «Segnalate chi affitta casa in maniera irregolare». La risposta di Barcellona è stata inaspettata: sono arrivate in meno di un mese circa 400 denunce. L'illecito deriva da una legge approvata in Catalogna nel 2002 che prevede l'iscrizione in un registro comunale degli appartamenti in affitto e l'apposizione del codice corrispondente nell'annuncio. Più della metà degli immobili segnalati sono stati rimossi dal mercato degli affitti e Colau ha imposto una multa di 60 mila euro alle piattaforme HomeAway e Airbnb.

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La questione legale, però, resta complicata: questi servizi in realtà sono hosting provider, vale a dire vetrine di annunci altrui per i quali restano responsabili i proprietari. C'è una guerra in atto alla quale partecipano in molti, ognuno con i propri interessi: gli albergatori, che si sono visti soffiare buona parte dei clienti da queste piattaforme, le amministrazioni, che vorrebbero avere una fetta dei loro enormi guadagni e i cittadini. Proprio a Barcellona, nell'estate del 2017, circa duecento persone si sono radunate in una spiaggia cittadina per protestare contro il turismo mordi e fuggi, accusando Airbnb di esserne responsabile. 

Amsterdam: (solo) un mese

I turisti di tipo "Airbnb", come i residenti affermano nelle proteste che negli ultimi anni si sono ripetute nelle città più visitate del mondo, distruggono il tessuto sociale dei quartieri convertendo per sempre la natura delle città. Gli alimentari e le biblioteche si trasformano in bar hipster tutti vetro e acciaio, spuntano ovunque servizi di bike-rental e panifici, macellerie e fruttivendoli – per esempio – preferiscono lasciare la propria attività in favore di negozi di souvenir. Amsterdam è l'esempio di questa trasformazione nel turismo dello sharing.

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Per la città, i quasi 20 milioni di turisti annui sono insostenibili: così anche Amsterdam è diventata intrasigente verso alcune pratiche amate dai visitatori: niente più calessi mossi dai cavalli, segway e taxi lungo i canali. Ma le restrizioni non potevano che toccare anche Airbnb: dal 2019 gli host non potranno affittare per più di trenta giorni e ,nei quartieri a vocazione residenziale, saranno proibiti i soggiorni prenotati sul sito.

New York: giro di denaro opaco

Il sindaco della Grande Mela, Bill De Blasio, si è schierato pubblicamente contro la piattaforma. Gli hanno fatto da eco alcuni tra i più importanti economisti dell'Ucla, l'Università di Los Angeles: secondo una ricerca contestata da Airbnb, il colosso sarebbe responsabile della crescita esponenziale del valore degli immobili. Nelle grandi città, avere una casa diventerebbe sempre più proibitivo e la soluzione dell'affitto sarebbe inevitabile per molti cittadini, contribuendo ad arricchire chi possiede una casa e ad aumentare il gap con i meno abbienti.

Negli Stati Uniti, però, Airbnb ha una grana ben più grave: la piattaforma è stata citata nelle indagini sul Russiagate, le interferenze di Mosca nelle ultime elezioni presidenziali. Paul Manafort, direttore della campagna di Donald Trump rinviato a giudizio, deve chiarire la questione dell'acquisto di un loft da 3 milioni di dollari a New York e messo subito su Airbnb. Nella richiesta di rinvio a giudizio si parla di riciclaggio di 21 milioni di dollari: «Manafort ha utilizzato l'immobile dal 2015 al 2016 per incassare migliaia di dollari a settimana per locazioni brevi». La testata Daily Beast ha sollevato più volte dei dubbi sulla permeabilità di Airbnb a operazioni di riciclaggio.

Bologna, Firenze e Venezia: un caso italiano

I residenti dei centri storici sono una specie in via d'estinzione. Bologna, città universitaria, non ha più appartamenti da offrire alle migliaia di studenti fuorisede. Negli ultimi due anni, sotto le due torri sono spariti 2.000 alloggi destinati agli affitti tradizionali. Sono stati convertiti in sistemazioni per locazioni di brevissima durata: con questo tipo di affitti, in un anno, si arriva a guadagnare fino 5 volte di più. Il turismo ne ha beneficiato: dagli 800 mila turisti del 2008 Bologna adesso conta 3 milioni di visitatori annui. Ma famiglie e studenti sono stati costretti a emigrare in periferia per trovare soluzioni a prezzi accessibili. Se il turismo aumenta gli introiti per le casse comunali attraverso le tasse di soggiorno, ne risente l'intero tessuto sociale delle piccole città d'arte, dove l'impronta del turismo si fa sentire molto di più che nelle metropoli. Nel centro di Firenze circa il 18% degli alloggi è ormai affittato sulla vetrina di Airbnb.

A Venezia le case su Airbnb sono raddoppiate in due anni. Con la disponibilità di posti letto ormai satura, i proprietari di Marghera e Mestre, in terraferma, hanno iniziato ad approfittarne: qui sono decuplicati gli alloggi per locazioni brevi. A farne le spese, come per Bologna e Firenze, cittadini e studenti. Diverso il caso Sanremo: durante i giorni del 69esimo festival della canzone italiana gli annunci sul sito sono aumentati del 200% rispetto allo stesso periodo del 2018. «In questa maniera Airbnb aiuta le città a crescere in modo sostenibile, senza consumo di suolo per nuove strutture ricettive e valorizzando il patrimonio immobiliare esistente e spesso sottoutilizzato», ha detto Matteo Frigerio, amministratore delegato della piattaforma in Italia.

Non tutti gli host vengono per nuocere

Ma va anche detto che Airbnb non è il male assoluto. La piattaforma, per chi non ne fa un vero e proprio business, consente di arrotondare lo stipendio condividendo anche una sola stanza della casa in cui si vive. Ha permesso a molti di viaggiare pur non avendo grande disponibilità economica, offrendo soluzioni per tutte le tasche. Nella stessa Italia, la società californiana ha promosso iniziative per la "ripopolazione" turistica di borghi praticamente abbandonati e per la riqualificazione di paesi e quartieri. Il Mibact, l'Anci e proprio Airbnb hanno organizzato un programma di promozione internazionale, Italian Villages, per valorizzare più di 40 borghi storici, da Nord a Sud. Proprio come è stato già fatto con l'operazione a Civita di Bagnoregio.