C’eravamo tanto amati: la storia segreta tra il liberale anti-Conte e il Movimento Cinque Stelle

di David Puente

Dopo aver definito il Presidente del Consiglio Conte «un burattino», mosso dai vicepremier Di Maio e Salvini, Guy Verhofstadt è diventato l’incarnazione del male europeista. Ma c’è un problema di memoria yo-yo

Il leader dei liberali europei, Guy Verhofstadt, ha definito il presidente del Consiglio italiano «un burattino», mosso dai vicepremier Di Maio e Salvini. Dopo questo «affronto» il Movimento 5 Stelle ha pubblicato un "dossier" sul sito del gruppo parlamentare europeo dove lo definisce a sua volta «burattino a libro paga di lobby e multinazionali», citando addirittura «un gigantesco conflitto di interessi che deve cessare!». In realtà tra il politico belga e il Movimento si sono susseguiti momenti di amore e odio.

C'eravamo tanto amati: la storia segreta tra il liberale anti-Conte e il Movimento Cinque Stelle foto 1

Nel 2015 il blog di Beppe Grillo aveva pubblicato un post dove venivano elencati gli impresentabili da cacciare dal Parlamento europeo, dove era presente anche una scheda dedicata a Guy Verhofstadt. Attualmente il post è presente ne Il Blog delle Stelle dopo la scissione con il Blog del comico genovese, mentre la scheda risulta assente (ma recuperabile su Archive). Fin qui tutto "bene", se non fosse che nel 2017 – due anni dopo – i parlamentari europei pentastellati e il Movimento erano intenzionati a entrare nel gruppo dell'Alde (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa) presieduto proprio da Guy Verhofstadt.

Improvvisamente, il problema del politico che «incarna l’euroStatocentrismo» sembrava essere scomparso, l'alleanza era funzionale al Movimento e dunque si poteva anche accettare il fatto di sedere allo stesso tavolo degli europeisti. Lo stesso Verhofstadt cancellò improvvisamente un suo post Facebook dove criticava il papabile nuovo alleato. La decisione finale era stata data agli attivisti attraverso il voto online su Rousseau dove la stragrande maggioranza, con il 78,5% dei voti, aveva aderito alla nuova alleanza:

Hanno partecipato alla votazione 40.654 iscritti certificati. Ha votato per il passaggio all’ALDE il 78,5% dei votanti pari a 31.914 iscritti, 6.444 hanno votato per la permanenza nell’EFDD e 2.296 per confluire nei non iscritti. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato. 

Qualche ora dopo la decisione espressa democraticamente dal basso, l'alleanza andò in frantumi. Guy Verhofstadt, secondo la cronaca dell'epoca, sarebbe stato costretto a rompere l'accordo con Grillo dalle pressioni dagli altri partiti appartenenti al gruppo. L'Alde tornò improvvisamente a essere un «establishment» contrario all'ingresso del Movimento nel terzo gruppo più grande del Parlamento europeo:

L’establishment ha deciso di fermare l’ingresso del MoVimento 5 Stelle nel terzo gruppo più grande del Parlamento Europeo. Questa posizione ci avrebbe consentito di rendere molto più efficace la realizzazione del nostro programma. Tutte le forze possibili si sono mosse contro di noi. Abbiamo fatto tremare il sistema come mai prima. Grazie a tutti coloro che ci hanno supportato e sono stati al nostro fianco. La delegazione del MoVimento 5 Stelle in Parlamento Europeo continuerà la sua attività per creare un gruppo politico autonomo per la prossima legislatura europea: il DDM (Direct Democracy Movement).

Dopo il mancato accordo tutto è tornato alla normalità. Oggi attaccare Verhofstadt è diventato un gioco da ragazzi, diffondendo meme dove viene definito «euroburocrate».

C'eravamo tanto amati: la storia segreta tra il liberale anti-Conte e il Movimento Cinque Stelle foto 3

Il meme condiviso nella pagina Facebook del Movimento

Una sorta di "storia segreta" scomparsa dalla memoria dei pentastellati e del liberale che ha mancato di rispetto a Giuseppe Conte, ma non bisogna dimenticare quando a definire «burattino» un Presidente del Consiglio italiano – Paolo Gentiloni – fu proprio il Movimento 5 Stelle per voce della senatrice Paola Taverna in un post Facebook del 12 ottobre 2017:

Quando dicevamo che era un governo pilotato non ci credeva nessuno. Perché Gentiloni non parla? Perché non spiega ai cittadini fuori dall’aula quello che stanno facendo? La verità è che i burattini non parlano e il burattinaio si nasconde nella stanza dei bottoni… ancora per poco.

C'eravamo tanto amati: la storia segreta tra il liberale anti-Conte e il Movimento Cinque Stelle foto 2