Elezioni europee: Salvini smentisce l’ipotesi di un’alleanza con il M5S

di OPEN

I sondaggi dell’Ue danno i partiti sovranisti in crescita, ma non abbastanza per poter sfidare i principali schieramenti nell’europarlamento di centro-destra e centro-sinistra. Potrebbe essere nata da questa considerazione l’idea di un’unica lista di euroscettici, smentita però dal ministro dell’Interno

È difficile capire quando esattamente sia nata l’idea di un’unica lista europea di movimenti euroscettici e il motivo della successiva smentita. Sta di fatto che il 19 febbraio l’eurodeputato leghista Claudio Borghi ha lanciato l’ipotesi di un gruppo unico in vista delle elezioni europee di maggio, con dentro Lega e il Movimento 5 Stelle. In serata, Matteo Salvini ha replicato a Borghi con una risposta netta: «Bello, mi piace. Io sono d’accordo. Se loro vogliono venire sono ben accetti. Insieme saremo più forti».

Non passano nemmeno 24 ore e il vicepremier sembra aver cambiato idea. Ospite a RTL 102.5, risponde così alla richiesta di una conferma: «Assolutamente no, abbiamo già i nostri alleati a livello internazionale. Non sto ragionando di gruppi unici di alleanze: le europee saranno un’opportunità di cambiamento, come Lega abbiamo le idee chiare su come deve cambiare l’Europa». 

Svanisce così l’ipotesi di un ritorno alle origini. Si perché, del gruppo del Movimento 5 stelle nell’europarlamento, Europa per la libertà e per la Democrazia Diretta (EFDD), presieduto dall’ex leader del partito indipendentista britannico Ukip, Nigel Farage, una volta faceva parte anche la Lega di Salvini. Fin quando, dopo l’annuncio di un’intesa trovata con il partito di estrema destra francese, il Fronte Nazionale di Marine Le Pen (oggi Raggruppamento Nazionale), ritenuto anti-semita da Farage e quindi incompatibile con le premesse del EFDD, Salvini fu costretto a uscire. Un’intesa mancata soltanto di qualche mese.

La proposta di un’alleanza in Europa con i partner di Governo poteva avere una sua logica, soprattutto dal punto di vista del Movimento 5 stelle, per cui la strada delle alleanze a Bruxelles è ancora tutta in salita. Il Movimento vorrebbe creare una propria lista, che unisca una forte opposizione al centralismo burocratico dell’Ue con un’attenzione ai temi sociali. Per farlo hanno bisogno di stringere alleanze con altri movimenti in almeno 7 paesi membri. Per adesso, dopo la presa di distanze dai Gilet gialli francesi, ne hanno soltanto 4, di cui soltanto uno, il partito croato Zivi Zid, in italiano «Barriera umana», ha buone probabilità di entrare nel Parlamento europeo. Il rischio è ovviamente quello di avvicinarsi troppo ai partiti di destra.

Per la Lega il rischio identitario non è altrettanto forte, vista la sua forte connotazione politica come partito sovranista di destra. Ma per essere influenti al livello europeo, per poter davvero riformare l’Europa da dentro, anche il gruppo a cui appartiene Salvini – l’Europa delle Nazioni e delle Libertà – ha bisogno di più europarlamentari. Anche se i movimenti euroscettici sono in crescita e probabilmente faranno meglio quest’anno rispetto alle elezioni europee del 2014 – come dicono le proiezioni della stessa Unione Europea – rimangono comunque in minoranza rispetto ai gruppi principali: i liberali dell’Alde, il Partito popolare europeo (centrodestra) e il Partito socialista europeo (centrosinistra). Può essere un problema, visto l’anno decisivo in cui va incontro l’Ue, con le prossime nomine del nuovo Commissario e del governatore della Banca centrale europea.