Insultata sui social per un commento contro Salvini: «Se il mio ragazzo fosse stato bianco, non sarebbe successo»

di OPEN
Insultata sui social per un commento contro Salvini: «Se il mio ragazzo fosse stato bianco, non sarebbe successo»

Ancora un caso di insulti di massa sul web. Questa volta a essere stata vittima dei social network è stata Martina, insultata sotto un post del ministro dell’Interno per aver criticato le sue politiche sull’accoglienza

Martina è una ragazza di 25 anni che vive e lavora in una cittadina vicino Pavia. Qualche giorno fa ha commentato un post su Facebook del vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini, che riportava parte del suo intervento sul tema dell'integrazione durante la trasmissione di Massimo Giletti. «Sciacquati la bocca prima di parlare di integrazione», aveva scritto Martina. «Non sai nemmeno cosa voglia dire. Come non sai cosa vuol dire amare e aiutare il prossimo. Schifo».

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Voglio ringraziare una signora che alla Maddalena mi ha fatto un regalo, era della nonna Adelfina, ha insistito tanto perché lo avessi io.Mi ha aperto il cuore, mi ha dato tanta di quella energia che non bastano venti processi per fermarla. Da ultimo dei peccatori, lo porterò sempre con me.

Posted by Matteo Salvini on Tuesday, February 19, 2019

Nel giro di 20 ore, sotto al commento ce ne erano più di 650. Tutti gli interventi riportavano lo stesso identico messaggio razzista e sessista. La catena del cyberbullismo aveva ufficialmente preso il via: «Gli insulti che ho ricevuto erano violenti da diversi punti di vista, soprattutto sessisti. E lo erano perché avevo come foto del profilo quella con il mio ragazzo che è nigeriano», ha spiegato Martina a Open. «Probabilmente se avessi avuto una foto con un ragazzo con la pelle bianca non sarebbe successo».

«Oltre alle volgarità nei miei confronti, hanno iniziato a fare commenti sulla Nigeria, ad accusare i migranti di venire in massa nel nostro Paese. Postavano foto degli abiti tipici nigeriani dicendo "voglio vederti vestita in questo modo", o ancora peggio, "voglio vedere quando ti trovano in una valigia"».

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Il suo ragazzo è arrivato dalla Nigeria nel 2015 come richiedente asilo. Da qualche tempo ha trovato come addetto alla logistica, ed è stato assunto a tempo indeterminato dall'azienda. Martina lavora come educatrice nei centri d'accoglienza della sua cittadina. «Ci siamo conosciuti perché lui in quel periodo era nel centro comunale nella mia stessa città e io in quel periodo organizzavo delle attività di volontariato lì».

Il modo in cui è cambiato negli ultimi tempi l'uso dei social network da parte dei politici ha scoperchiato il vaso di Pandora che fino a qualche tempo fa riusciva ancora a essere tenuto a bada. Ma per Martina, è ancora possibile riprendere il polso delle cose: «I social sono una vetrina pericolosa, è vero. Ma possono essere un'ottima arma per cercare di combattere questa deriva. Anche solo per le persone che leggono e si sentono attaccate: vedere che c'è qualcuno che li sostiene è importante per non farli sentire soli».