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Possiamo fidarci dello studio che avrebbe «massacrato» l’euro?

Uno studio tedesco ha riacceso gli animi del fronte No Euro e «sovranista», ma leggendolo attentamente troviamo qualche problema

Uno studio – intitolato «20 Years of the Euro: Winners and Losers» – pubblicato dal Cep(Centre for European Policy) di Friburgo ha acceso gli animi del fronte NoEuro e «sovranista» in vista soprattutto delle prossime elezioni europee, sottoponendo all’opinione pubblica una classifica dei vinti e vincitori nei 20 anni dell’adozione della moneta unica dove troviamo una trionfante Germania contrapposta a un’Italia massacrata.

Ci troviamo di fronte alla prova definitiva del fallimento dell’euro per Paesi come l’Italia e la Grecia? No, lo studio è contestabile. Ne avevamo parlato in un articolo il 26 febbraio su Open: «Lo studio utilizza il metodo del Synthetic control che consiste, in questo caso, nell'isolare il trend di crescita di un Paese nella fase precedente al periodo che voglio analizzare (in questo caso prima dell'introduzione dell'euro) astraendola e identificando altri Paesi, che non hanno introdotto l'euro, dall'andamento economico simile, con il quale fare un paragone». Quali Paesi sono stati utilizzati per il paragone?Australia, il Bahrain, Israele, Giappone, Nuova Zelanda, Singapore, Sveziae Regno Unito.

I Paesi scelti

Il capitolo 2 dello studio -«Methodology: The synthetic control method» -spiega il metodo utilizzato per la sua realizzazione. Dal secondo paragrafo leggiamo che la tendenza reale del Pilpro capite di un Paese della zona euro potrebbe essere confrontata con quella di un altro Paese che non abbia introdotto la moneta unica. I Paesi di controllo che non hanno introdotto l'euro dovrebbero avere, negli anni precedenti, andamenti economici simili a quelli del Paese che al contrario lo ha introdotto. Quali Paesi non appartenenti all'euro zona vengono tenuti in considerazione? Qualsiasial mondo, non per forza appartenente al continente europeo. Eccoperché nel gruppo di controllo utilizzato per l'Italia trovate, ad esempio, l'Australia e ilBahrain.

Possiamo fidarci dello studio che avrebbe «massacrato» l'euro? foto 3

I gruppi per l'Italia e la Germania. Sono gli stessi tranne Israele per l'Italia e la Svizzera per la Germania.

Come possiamo confrontare il Pilpro capite delBahrain- una nazione di appena 765 chilometriquadrati e un milione e mezzo di abitanti -con quello italiano o tedesco appartenenti all'Unione europea? Provando a rimuovere dal gruppo di controllo tedesco la piccola nazione del Medio Oriente otteniamo un risultato ben diverso da quello presentato nello studio, ponendo la Germania in una condizione negativa a seguito dell'introduzione dell'euro (fonte):

Possiamo fidarci dello studio che avrebbe «massacrato» l'euro? foto 2

Cosa sarebbe successo se il gruppo di confronto applicato all'Italia fosse cambiato? A spiegarlovia Twitterè Alessandro Martinello, dottorato in economia all'Università diCopenhagen, assistant professore all’università di LundeSenior Data Scientistdella banca centrale Danese:

Ma così, per esempio, prendiamo un altro donor pool. Prendiamo un altro gruppo di nazioni con cui costruire il nostro SC unit. Boom. grafico altrettanto convincente, storia diversa. L'Italia guadagna dall'entrata in €, e comincia a soffrirne dopo la crisi

Possiamo fidarci dello studio che avrebbe «massacrato» l'euro? foto 1

Fattori esclusi

Andando avanti, il metodo utilizzato per lo studiopresuppone che non siano state adottate riforme per aumentare il Pilpro capite dopo l'introduzione dell'euronel Paese dell'Euro Zona preso in esame e nei Paesi del gruppo di controllo. Secondo gli autori dello studio questa situazione non invalida i risultati ottenuti, ritenendoli «robusti». Così peròvengono escluse a priori le riforme, piccole o più importanti, senza considerare che queste negli anni abbiano fatto potuto fare bene oppure male.

Le riforme non sono l'unico fattore escluso nello studio. Nell'arco temporale preso in esame, un ventennio dall'introduzione della moneta unica al 2017, abbiamo assistito a eventi economici importanti che devono essere assolutamente considerati. Pensiamo solo all'effetto che haottenuto l'ingresso della Cina nell'Organizzazione mondiale del commercio(WTO) e quanto hacolpitol'industria italiana e le sue esportazioni, o a come l'Italia si è dimostrata incapace di sfruttare a pieno le potenzialità a disposizione.

Conclusioni

Bisogna dire che da nessuna parte lo studio addossa le colpe all'euro. Il punto riguarda il metodo utilizzato per lo studio,sbagliato per confermare unassunto soprattutto se vengono considerate le Barbados – noto paradiso fiscale – per prevedere il Pilpro capite della Grecia.

Possiamo fidarci dello studio che avrebbe «massacrato» l'euro? foto 4

Un paese paradiso fiscale usato nel confronto con la Grecia

In Italia ci sono diversi problemi. Ad esempio, scontiamo – come spiega anche Martinello – la mancata adozione di tecnologie ad alta produttività, un problema affatto nuovo.Affermare che siamo più poveri per colpa dell'euro è come dire che siamo ingrassati per colpa della bilancia.