Il ministro Bussetti ha eliminato la storia dalla maturità come dicono Saviano e Segre? No

di Charlotte Matteini

Il ministro Bussetti non c’entra nulla con la presunta abolizione della storia dall’esame di Stato né tantomeno la materia è stata eliminata dai programmi ministeriali. La maturità è stata modificata per effetto di una riforma del 2015 e, inoltre, gli studenti dovranno comunque preparare la materia per l’esame

Qualche giorno fa, lo scrittore Roberto Saviano e la senatrice a vita Liliana Segre hanno sostenuto che l'attuale ministro dell'Istruzione Marco Bussetti ha depennato la storia dalla lista delle materie da preparare per la maturità. Ma le cose stanno veramente così? A quanto pare no, il ministro Bussetti non c'entra nulla con la presunta abolizione della storia dall'esame di Stato né tantomeno la materia è stata eliminata dai programmi ministeriali. Ma ricapitoliamo i fatti per capire per quale motivo l'allarme lanciato da Saviano e Segre è destituito di fondamento: Il 27 febbraio scorso, lo scrittore partenopeo ha scritto sulla sua pagina Facebook: «Via la storia dall’esame di maturità. La scuola cambia in peggio per volontà del ministro leghista Bussetti che, qualche giorno fa, aveva esortato i professori del Sud a impegnarsi di più, a lavorare di più. Non studiare la storia fa vivere in un eterno presente, in cui non solo non sai da dove vieni, ma non andrai mai in nessuna direzione».

Via la storia dall’esame di maturità. La scuola cambia in peggio per volontà del ministro leghista Bussetti che, qualche…

Posted by Roberto Saviano on Wednesday, February 27, 2019

Dello stesso avviso la senatrice a vita Segre, che in un'intervista a Repubblica ha fatto appello al ministro Bussetti: «Ministro, ci ripensi, non rubiamo il passato ai ragazzi». Come spiega Michelangelo Coltelli di Bufale un tanto al chilo, la notizia lanciata da Saviano prima – e ribadita durante l'ospitata dello scrittore a Propaganda Live su La7 nella puntata andata in onda il primo marzo – e ripresa da Segre poi non è affatto vera: «Quello che dovrebbe essere chiaro a tutti è che l’esame di quest’anno è figlio della riforma del 2015, riforma fatta dal governo precedente. L’attuale ministro finora non ha messo mano alla riforma del 2015 e quindi non ha colpe (o meriti) di alcunché». La prima prova scritta, quello comunemente chiamato «il tema di italiano», potrà essere strutturata in più parti «anche per consentire la verifica di competenze diverse, in particolare la comprensione degli aspetti linguistici, espressivi e logico-argomentativi, oltre la riflessione critica da parte del candidato».

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Come spiega anche il portale del Ministero dell'Istruzione, alla maturità sono previste tre tipologie di prova e «due di queste, la A (Analisi e interpretazione di un testo letterario italiano) e la B (Analisi e produzione di un testo argomentativo) sono di tipo strutturato, cioè si compongono di una prima parte di analisi e comprensione (anche interpretativa) del testo e una seconda parte di produzione libera (riflessione e commento) a partire dalle tematiche sollevate nel testo proposto. Con riferimento agli ambiti artistico, letterario, storico, filosofico, scientifico, tecnologico, economico, sociale di cui all’art. 17 del d.lgs. 62/17 e per dar modo ai candidati di esprimersi su un ventaglio sufficientemente ampio di argomenti saranno fornite sette tracce: due per la tipologia A, tre per la tipologia B e due per la C (Riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità)».

Insomma, nemmeno dalla prima prova, come invece molti sostengono, la storia è stata eliminata dalla maturità come materia. Inoltre, la materia dovrà essere preparata, e studiata nel corso del quinquennio, da tutti gli studenti e sarà oggetto di verifica anche al colloquio orale. Non solo: come evidenzia Butac, «il ministro leghista attaccato da Saviano non ha alcun merito o colpa in questa riforma, fatta e decisa dal governo precedente» perché. infatti, il nuovo esame di maturità che gli studenti affronteranno a giugno è un adeguamento alla riforma approvata nel 2015.