Insulti, minacce e “visite di cortesia”: così i no-vax cercano di zittire medici e genitori

Un complesso sistema di organizzazioni dedite a diffondere la propaganda contro i vaccini si è rivelato particolarmente efficiente in rete nell’organizzare vere e proprie incursioni nei profili di chi osava criticare le posizioni No Vax, compresi medici, divulgatori e mamme di bambini autistici. Abbiamo raccolto diverse testimonianze

Nel settembre 2017, un convegno organizzato a Cesena dal Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni pseudoscientifiche) e dall'associazione Io Vaccino all'Istituto agrario Garibaldi Da Vinci è stato annullato a seguito di una mail-bombing organizzata da un gruppo No Vax. L'incontro faceva parte del ciclo di conferenze organizzato nell'ambito del Cicap Fest 2017Il preside non ebbe il coraggio di tenere testa alle numerose intimidazioni ricevute. L'oggetto delle intimidazioni era prevalentemente Alice Pignatti, presidente di Io Vaccino, costretta pochi mesi prima a rendere privato il suo profilo Twitter dove era divenuta oggetto di continui esasperanti attacchi, con insulti alla sua persona.

I No Vax arrivarono al punto di decontestualizzare alcuni suoi messaggi, dove rispondeva a pesanti ingiurie. Dell'episodio si occupò anche David Puente citando anche il caso dell'infermiera Viviana Basello, che si era opposta su Facebook all'attività di Paolo Bellavite, il quale sosteneva l'omeopatia ed era vicino ad ambienti «free vax». Pesanti minacce arrivarono nello stesso periodo anche nei confronti dell' allora ministra Beatrice Lorenzin, rea di essere stata la promotrice dall'obbligo vaccinale. Qualcuno arrivò persino a scrivere «la faccio fuori». Qualche mese prima una bomba carta era stata fatta esplodere in una sede vaccinale bergamasca. Abbiamo citato solo una minima parte dei casi riportati nella letteratura giornalistica. 

Le testimonianze raccolte da Open

Abbiamo contattato diverse persone che sono state oggetto delle rappresaglie No Vax, tra queste ci sono anche medici, mamme e divulgatori che si sono ritrovati improvvisamente al centro di ingiurie, minacce, subendo persino «visite di cortesia» nel mezzo di un convegno. Non possiamo sapere quanti tutt'oggi preferiscono tacere piuttosto che essere sottoposti a un tale stress. Possiamo farcene un'idea volgendo lo sguardo su quanto accade negli Stati Uniti dove i gruppi No Vax sono altrettanto attivi nel tentare di zittire chi cerca di fare una corretta informazione, anche nel mezzo di vere e proprie emergenze sanitarie. Ci sono però anche tanti esempi virtuosi di medici, mamme e studenti che non si lasciano intimorire, alcuni di loro hanno accettato di raccontare a Open la loro esperienza. 

https://www.facebook.com/ancheiveganimuoiono/videos/vb.659842824112599/620357195057003/

 

Vogliono solo i vaccini liberi: storie di ordinario cyber-bullismo

Claudia (nome di fantasia) è una giovane dottoressa appena assunta in una azienda sanitaria della provincia di Gorizia. Un giorno ottiene appuntamento da lei Federica, una scrittrice convinta che i vaccini avrebbero danneggiato suo figlio. Federica gestisce anche la pagina Facebook «Un sorriso per Nicola», dove raccoglie fondi per finanziare dei rimedi alternativi che dovrebbero curarlo.

Insulti, minacce e

La pagina Facebook Un sorriso per Nicola

Durante l'appuntamento Claudia è stata registrata a sua insaputa. L'audio è finito in rete per breve tempo prima di essere rimosso, ma quel lasso di tempo è stato sufficiente perché cominciassero a ricamare sulle sue affermazioni.

Comincia così a essere definita nei gruppi No Vax come una «stagista incompetente», che darebbe l’idea di trattenersi dal rivelare presunti segreti sui danni da vaccini. La scrittrice si era presentata in compagnia di un personaggio che si rivelerà essere un noto legale ritenuto vicino ai gruppi «free vax».

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Il post su "Claudia"

 

Francesco Marinelli, il medico da combattimento

Francesco Marinelli è un pediatra specializzato a Bari, esperto di malattie allergiche e immunologia pediatrica, impegnato nella divulgazione sull’importanza dei vaccini, organizzando spesso convegni nelle scuole per informare correttamente genitori e figli, molto attento anche sui rapporti tra le narrazioni sui vaccini e internet. Francesco è un classico esempio di medico da combattimento, un esempio che può dare coraggio a tutti i colleghi impegnati nel diffondere la corretta informazione sui vaccini, al contrario di altri camici bianchi che si rendono complici dei gruppi anti-vaccinisti. Alcuni di questi risultano ancora iscritti all'Albo.

«Ho cominciato a ricevere insulti in rete soprattutto in un periodo che va dal 2011 al 2012, c’è stato anche un attacco da parte di un collega, tristemente noto per le sue posizioni No Vax. Mi apostrofò come una specie di “burattino”, ignorante dell’argomento. Questo “collega” risulta ancora iscritto all’Albo. Finché si tratta dei soliti leoni da tastiera ci passo su avendo una corazza spessa, ma quando questi attacchi provengono da un collega accusi maggiormente il colpo. Alla fine ho sempre tirato avanti, non ho mai avuto paura. Oggi vivo in una situazione quasi paradisiaca. Nella mia città, Bitonto, abbiamo ottimi pediatri tutti favorevoli ai vaccini, dove lavoro non c’è stato un grosso impatto dei movimenti No Vax».

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Alcuni insulti a Francesco Marinelli

La fortuna di Francesco è stata anche quella di trovarsi presto in buona compagnia, unendo le forze con altri medici e genitori, soprattutto mamme, inizialmente col gruppo Facebook Da mamma a mamma Putignano. Si tratta di un caso che ha avuto presto una certa notorietà. «Una di noi, Miriam Maurantonio, creò nel 2013 un nuovo gruppo in Emilia Romagna, Consigli da mamma a mamma, che oggi conta oltre 20 mila iscritti, collaborando con un cospicuo gruppo di esperti, da cui deriverà anche l’associazione Io Vaccino».

La lotta di Chiara Marchese contro il settarismo No Vax

Chiara Marchese, mamma neurodiversa con figlio autistico sa bene cosa succede quando si decide di alzare la testa, denunciando la disinformazione dei No Vax, scoprendo gli aspetti settari di questi movimenti, e i legami con alcuni legali e medici. Al centro di tutto ci sarebbe un vero e proprio business, fatto di seminari, terapie pseudoscientifiche e viaggi della speranza in Russia, dove viene praticato l’elettroshock ai bambini ritenuti danneggiati dai vaccini.

«Prima di tutto io ho un bambino autistico, quindi la mia storia nasce così: inizialmente ho contattato vari gruppi su Facebook di genitori con la mia stessa situazione, lì sono stata immediatamente contattata da alcuni No Vax della zona in cui vivo, da una persona in particolare, la quale senza neanche aver mai visto me o mio figlio, ha subito cominciato a mettermi in testa l’idea che l’autismo fosse causato dai vaccini. Aveva già pronto il medico a cui avrei dovuto rivolgermi, che praticava varie terapie alternative, inoltre era già a disposizione un avvocato, pronto per intentare causa alla Asl per ottenere un risarcimento dei “danni da vaccino”».

«La presi un po’ con le pinze – continua Chiara - specialmente quando cominciarono a parlarmi di “omeopatia”. Scoprii poi che questa persona porta il figlio a fare gli elettroshock in Russia. Vengono svolti in una clinica per “curare” i cosiddetti “danni da vaccini”. Il bambino purtroppo è peggiorato, mentre prima parlava adesso non si esprime quasi più, la sorella più piccola non è stata vaccinata. Quando ancora ci parlavamo chiesi alla presidente dell’associazione come potesse permettere che venissero fatte circolare nell’associazione queste pratiche, promuovendo cure alternative che oltre a essere inutili sono pure dannose». 

Chiara a quel punto decide di lasciar perdere Facebook consultando vari medici e pediatri. Comincia così a prendere le distanze da quel contatto incontrato in rete, che l'aveva già inserita in un gruppo di genitori all'apparenza senza una precisa colorazione ideologica, ma presto le cose si rivelano diverse. «Pensai che potesse essere utile partecipare, ma nel 99% dei casi si trattava di genitori No Vax. Venni anche inserita in una chat dove avevo già manifestato di non voler più stare, quindi ne uscii. Cominciai così ad essere isolata dalle loro iniziative, fino a quando nel gennaio dell’anno scorso feci un post su Facebook dove raccontavo la mia esperienza e il modo in cui ero stata cacciata da queste persone. Spiegai che avevo trovato di cattivo gusto il fatto che mi avessero contattata proprio all’inizio della diagnosi di autismo, quando cominciavo a cercare di informarmi in rete, cogliendomi in un periodo di grande debolezza». 

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La prima parte del post di Chiara Marchese su Facebook

Fatta eccezione per Serravalle, nel suo post Chiara non aveva fatto nomi. Cinque minuti dopo la pubblicazione - inizialmente ristretta ai soli amici – viene contattata dalla presidente dell'associazione che la minaccia di querela, intimandole di rimuovere il post. «Non lo tolsi, anzi lo resi pubblico. A quel punto cominciarono a comparire le prime “squadre No Vax”. Arrivarono insulti e minacce, anche in privato. Ricordo che intervenne in mio aiuto il Professor Roberto Burioni. Alla fine sono stata costretta a blindare il profilo, perché per circa due mesi ero stata letteralmente sotto un continuo attacco. In conseguenza di questo sono stata isolata da tutte le iniziative, anche del Centro autismo: questa è la cosa che mi fa più indignare. Non riesco a capire come mai un' associazione appoggiata dalla Asl abbia potuto ospitare iniziative di stampo non espressamente “No Vax”, ma "Free Vax”. Preferivano usare questo termine».

Le terapie alternative non sono gratuite. Ed è così che certe associazioni riescono a tenersi in piedi. Per promuoverle basta mandare avanti i propri seguaci. Chi manifesta dei dubbi viene allontanato. Se li esprime pubblicamente rischia di diventare il bersaglio della furia No Vax. «Si tratta di pratiche pagate privatamente. Spesso i promotori organizzano delle raccolte fondi. Tramite altre associazioni troviamo gruppi di medici e avvocati che molto furbamente non si esprimono in prima persona, ma usano le stesse mamme come megafoni, lasciando che siano loro a promuovere queste “cure”. Viene fatto loro una sorta di lavaggio del cervello, Dall’associazione di Grosseto – racconta ancora Chiara – c’è chi si è permesso di attaccare direttamente mio figlio, anche recentemente. Personalmente ho ricevuto insulti, minacce, mi è stato augurato il cancro. La settimana scorsa sono stata inserita per errore in una chat No Vax, da cui sono stata rimossa poco dopo. Quella che mi aveva inserito per sbaglio mi ha contattata scusandosi. Anche in quell' occasione è stato dato a mio figlio del “falso autistico”».

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Per Noi Autistici |Alcuni esempi di adescamento da parte dei No Vax su Facebook

Resta da chiedersi come possa un genitore arrivare a lasciarsi manipolare in tal modo. Su questo Chiara può fare solo delle ipotesi, frutto comunque di una esperienza personale piuttosto intensa. «Un bambino autistico ce l’ho anch’io e l’ho accettato. Credo che questa sia la cosa più difficile: accettarlo. Penso che loro si rifiutino di farlo, avrebbero preferito un figlio – passami il termine – “normale”. Dare la colpa a qualcosa di esterno, pensare “me l’hanno danneggiato”, è come uno scarico di responsabilità, invece di pensare “gliel’ho trasmesso io”. Tutto questo esula dal mio modo di pensare, mio figlio non lo cambierei con nessuno al mondo, se dovessi tornare indietro lo rifarei così com’è, con tutte le difficoltà, le arrabbiature, le battaglie da combattere tutti i giorni».

Leonardo Papini contro il documentario Vaxxed

Leonardo Papini è un giovane studente ch'è riuscito nel maggio 2017 – quando aveva 18 anni – a far annullare la proiezione del film Vaxxed in un multisala della sua città, Treviglio, in provincia di Bergamo. La pellicola non fa altro che sostenere le tesi dell'ex medico radiato dall'albo Andrew Wakefield, dal cui studio-truffa partì la bufala della correlazione tra vaccini e autismo. A Leonardo bastò armarsi di senso critico e tanta pazienza, inviando mail a medici e politici. 

«Si tratta di una serie di circostanze anche abbastanza casuali che si sono accumulate tra loro. Sono un cinefilo e avevo notato il film in programmazione, Vaxxed. Allora ho iniziato a scriverne su Facebook, poi ho mandato una serie di mail alle sedi dei partiti, avevo scritto anche ai medici dell’azienda ospedaliera del mio territorio. Alla fine il film è stato cancellato, non mi è ancora ben chiaro chi sia stato a intervenire tra tutte le persone che ho contattato. I No Vax si sono presentati anche da me, ma è stata una cosa ch’è durata un mese. Ho avuto a che fare con questi signori che mi hanno riempito di insulti sulle loro pagine Facebook, anche in privato, il presidente del Codacons Carlo Rienzi mi aveva attaccato in radio, cercando di ridicolizzarmi. Diciamo che non mi hanno trattato benissimo».

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Andrew Wakefield |Una locandina di Vaxxed

«La cosa più eclatante riguarda un convegno a cui ero andato ad assistere con la mia scuola, si trattava di un normale incontro del liceo, al teatro della mia città, il relatore era Silvio Garattini. A un certo punto nel teatro è entrato un “drappello” di No Vax. Hanno cominciato a urlare contro Garattini, dandogli del massone, del venduto alle case farmaceutiche. Poi si sono accorti che tra il pubblico c’ero anch’io. Così hanno iniziato a prendersela anche con me, strillando varie ingiurie. Poco carina come cosa: ero davanti ai miei compagni e agli insegnanti. Mi davano del venduto. “Ci vediamo all’Università che ti ha pagato la Lorenzin”, dicevano. Anche mentre li portavano fuori continuavano a urlare. Addirittura caricarono il video dello “spettacolo”, vantandosene in rete».