La legittima difesa era davvero un’emergenza? Ecco cosa dicono i numeri

Nonostante la grande eco mediatica i casi che rientrano nella riforma sono pochi. A crescere semmai sono le licenze per tenere legittimamente un’arma in casa

L’emergenza legittima difesa non c’è. Lo si è detto in questi giorni, a proposito dell’approvazione della legge che mira a rendere sempre legittima la difesa di chi reagisce alla violazione di domicilio o all’ingresso in una proprietà privata. Ma quali sono esattamente i numeri del fenomeno che ha spinto la maggioranza di governo, Lega in testa, ad intervenire?

Durante una lunga discussione in commissione, prima del voto del 28 marzo, si è fatto la stessa domanda il senatore Pd Giuseppe Cucca, ottenendo un approfondimento sul tema da parte dell’ufficio legislativo del Senato. I numeri non sono aggiornatissimi ma, conferma il senatore, «Il ministero ci ha assicurato che quelli degli ultimi due anni sono in linea con quelli precedenti, nessun cambiamento».

Legittima difesa: solo quattro casi all’anno

Complessivamente, i procedimenti giudiziari in cui si affronta il tema della legittima difesa sono pochi. Se ne contano quattro nuovi ogni anno. Di certo non si è mai superata la cifra di otto procedimenti. Gli articoli da tenere sotto osservazione per questi casi sono due, ovviamente sulla base della vecchia legge. Il primo è “legittima difesa” (articolo 52 del Codice penale), mentre il secondo è “eccesso colposo in legittima difesa” (articolo 55).

La prima è una discriminante: il procedimento si chiude riconoscendo che la difesa è legittima e l’azione non è punibile. Il secondo caso è quello in cui l’azione, pur causata da una reazione, viene valutata eccessiva e meritevole di condanna. Con la nuova legge si modifica, allargandolo, l’articolo 52 in modo da includere praticamente tutti questi casi. 

La legittima difesa era davvero un'emergenza? Ecco cosa dicono i numeri foto 3

Per la legittima difesa, così come formulata fino a ieri, dal 2013 al 2016, i procedimenti arrivati agli uffici di Gip e Gup (primo passo nel percorso di un processo) sono sempre rimasti sotto i dieci e risultano in diminuzione: nel 2013 erano otto “iscritti” e sette “definiti”, nel 2016 due e due.

I procedimenti in dibattimento sono passati da due “nuovi” e un “definito” a due e tre. Tra l’altro, specifica il documento del Senato, in tutto il periodo identificato neppure un caso collegava la legittima difesa alla violazione di domicilio. Ad ogni modo, stiamo parlando di vicende che si sono chiuse con archiviazione o assoluzione.

La legittima difesa era davvero un'emergenza? Ecco cosa dicono i numeri foto 2

Lo stesso si può dire per l’eccesso colposo, quindi per i procedimenti iscritti valutando che ci fosse una responsabilità: da tre “nuovi” e quattro “definiti” a due e due per le indagini preliminari, paragonando 2013 e 2016, e da due “nuovi” e un “definito” a due e tre nel medesimo intervallo. Insomma, non si può proprio parlare di emergenza. 

L’Italia sta diventando una nazione armata?

Se c’è un dato davvero in crescita – anche se pure in questo caso i numeri non sono aggiornatissimi – è quello che riguarda le nuove licenze per avere un’arma in casa. Una statistica importante, in questo dibattito, perché la nuova legge legittima la reazione anche con l’uso di armi.

Bene, secondo le statistiche della Polizia di Stato tra il 2015 e il 2016, sono cresciute tanto le licenze da caccia quanto quelle per il tiro a volo. Il tiro a volo, in particolare, ha registrato circa 100 mila permessi in più in un solo anno, da 482.999 a 584.978. Complessivamente, si è passati da 1.181.239 a 1.342.032.

La legittima difesa era davvero un'emergenza? Ecco cosa dicono i numeri foto 1

La diminuzione di armi da difesa personale non deve ingannare. È sempre più diffusa la pratica di chi si iscrive ad un circolo di tiro a volo solo per poter tenere legittimamente un’arma in casa. Per l’uso sportivo il questore rilascia un permesso valido cinque anni sulla base dell’iscrizione ad un circolo riconosciuto dal Coni: il circolo fa l’esame e rilascia un attestato di «idoneità al maneggio di arma», la Asl il certificato di idoneità psicofisica ed è tutto risolto. 

Per la licenza di caccia, a questo si somma un esame presso una commissione regionale. Non funziona così per la difesa personale. La legge attualmente autorizza ad armarsi per difendersi solo chi ha una «ragione valida e motivata che giustifichi il bisogno di andare armati», come si legge sul sito della Polizia di Stato. E, in ogni caso, il permesso vale appena un anno. 

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