Guerre, bracconaggio e erosione naturale. La mappa dei patrimoni Unesco che rischiano di sparire

Ogni anno l’Unesco elegge nuovi «Patrimoni dell’Umanità», un riconoscimento che serve a dare valore e preservare i capitoli più importanti della nostra storia

Le valli rosse del Grand Canyon, i gradoni di pietra delle piramidi di Chichén Itzá in Messico e i colori delicati dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci. In tutto il mondo sono 1092 i luoghi, gli edifici e le opere d'arte che sono stati inclusi nella lista dei Patrimoni dell'Umanità dell'Unesco, l'organo dell'Onu che si occupa di educazione, scienza e cultura.

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Ottenere questa certificazione è una medaglia al valore. Serve per tenere accesi i riflettori del mondo sulle travi portanti della nostra cultura. Questi patrimoni sono la parte migliore di noi e del nostro pianeta. Notre Dame era uno di questi. Era stata inserita nell'elenco nel 1991. Lo è ancora, e lo sarà anche dopo il percorso di restauro che dovrà affrontare nei prossimi anni.

Quali sono i patrimoni dell'umanità che rischiano di sparire

Fra tutte le opere che hanno ricevuto la certificazione Unesco, ce ne sono 54 che vengono tenute ancora di più sotto osservazione. Sono quelle che nell'elenco ufficiale sono accompagnate da un'etichetta: danger, pericolo. Le ragioni sono tante. Quasi nessuna può considerarsi naturale.

Forse l'unico esempio è quello della zona archeologica di Chan Chan in Perù, dove si trovano i resti della più grande città precolombiana mai scoperta nell'America meridionale. Circa 20 chilometri quadrati in cui sono conservate mura e bassorilievi costruiti dai Chimor. Una città di un'altra era minacciata dall'erosione naturale del suolo e dell'atmosfera.

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Le altre cause sono tutte legate all'uomo. Ci sono le città di Bosra e Damasco che sono ancora minacciate dalla guerra civile siriana. I siti archeologici di Cirene e Sabratha, sotto lo scacco della guerra in Libia. E i parchi nazionali africani, come quelli di Garamba e Salonga, dove gli alberi e la fauna sono in pericolo a causa della deforestazione e del bracconaggio.

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Un cucciolo di gorilla nel parco naturale Kahuzi Biega, nella Repubblica Democratica del Congo

In Europa sono tre i siti a rischio: Regno Unito, Austria e Kosovo. L'Albert Dock di Liverpool è un complesso architettonico che si trova nell'area portuale della città, il primo mai realizzato in Gran Bretagna con soli mattoni, pietra e ghisa.  Architettura industriale che risale alla prima metà dell'Ottocento e che ora rischia di sparire per il Liverpool Waters, un progetto di riqualificazione di tutta la zona portuale.

Una sorte simile è quella che potrebbe avere il centro storico di Vienna che potrebbe essere completamente rivoluzionato dall'arrivo di un nuovo grattacielo. In Kosovo invece un complesso di monumenti medioevali rischia di sparire perchè le autorità non riescono a gestirlo.

I patrimoni Unesco in Italia

L'Italia è il Paese al mondo che può contare sul maggior numero di patrimoni Unesco: 54 in tutto, nella lista del 2018. La Regione che ne ha di più è la Lombardia, dove se ne contano 10. Si parte dalle incisioni rupestri della Val Camonica e si arriva a Crespi d'Adda, il villaggio operaio costruito da Cristoforo Benigno Crespi per i dipendenti del suo cotonificio. Ora è abbandonato ma è in perfetto stato di conservazione.

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Il villaggio industriale di Crespi d'Adda

I siti italiani che invece aspettano ancora di entrare in questa lista sono 40, ufficialmente. I passaggi per ottenere questa certificazione sono due. Prima occorre riuscire a entrare nelle tentative list, le liste compilate da ogni Paese per iniziare a sottoporre un sito all'attenzione dell'Unesco.

Dopo questo step, i Paesi decidono quali siti inserire nella lista di nomina, da cui una volta all'anno l'Unesco sceglie cosa diventa patrimonio dell'umanità. Fra i luoghi italiani inseriti nelle liste di nomina per il 2019, ci sono la Cappella degli Scrovegni di Giotto a Padova e le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene.