Il Governo si scontra (anche) sul debito di Roma. M5S: «La Lega con Salvini è inciampata in una grandissima gaffe»

Approvato dal consiglio dei Ministri di inizio aprile con la formula «salvo intese» torna di nuovo sul tavolo del governo il decreto Crescita. Tra i nodi da sciogliere la norma Salva-Roma e quella per i rimborsi ai risparmiatori truffati

Scontro nel Governo sul cosiddetto decreto Salva-Roma. Alcune fonti della Lega affermano che «nessuna norma per salvare Virginia Raggi sarà approvata. La Lega non vota norme che creano disparità: o si aiutano tutti i comuni in difficoltà o nessuno». Il Movimento 5 Stelle accusa la Lega di non aver inteso veramente il tema del decreto e di pensare piuttosto «a Siri e alle indagini sui fondi che riguardano il loro tesoriere, invece di fare di tutto per nascondere il caso».

Durante la serata del 22 aprile fonti del M5S hanno diffuso l'ennesima nota della giornata: «Siamo di nuovo costretti a puntualizzare, perché la Lega con Matteo Salvini è inciampata in una grandissima gaffe senza saperlo. Il provvedimento di cui parlano, che loro chiamano Salva-Roma, poi Salva-Raggi quando capiscono che il primo epiteto non paga in termini elettorali, è totalmente a costo zero. Non andiamo andiamo oltre, ci fermiamo qui, sarebbe paradossale spiegare qualcosa che capirebbe anche un bambino».

Il copione seguito per il decreto Sblocca-cantieri (approvato a fine marzo e poi in seconda battuta pochi giorni fa) dovrebbe ripetersi anche per il decreto Crescita (che conterrebbe la proposta per sanare il debito di Roma). Occhi puntati sul consiglio dei Ministri del 23 aprile per provare a chiudere il provvedimento di natura economica approvato il 4 aprile «salvo intese».

La formula è usata dal governo quando il testo di un decreto legge può subire ulteriori modifiche, come in questo caso, e si sceglie di ritardare la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Ma rimandare, secondo molti osservatori è anche un chiaro segno delle divisioni all'interno dell'esecutivo Conte.

Il decreto Salva-Roma

La prova principale per il governo giallo-verde sarà quindi la norma finanziaria per la Capitale, su cui Lega e 5 Stelle stanno cercando un compromesso. L'ipotesi più accreditata sembra essere quella di estendere le agevolazioni a tutti i grandi comuni, e non solo alla città guidata da Virginia Raggi, come anticipato dal vice-ministro all'Economia Laura Castelli.

«O tutti o nessuno, in democrazia funziona così. Non ci sono comuni di Serie A e comuni di Serie B. Se in tanti hanno dei problemi aiutiamoli, altrimenti non ci sono quelli più belli e quelli più brutti», aveva detto il leader della Lega.

Pronta la risposta di Castelli: «Voglio rassicurare il ministro Salvini, non c'è nessun 'Salva Roma'. I comuni vanno salvati tutti. Non c'è sempre bisogno di un nemico, perché in questo caso non c'è un nemico» ha detto l'esponente 5 Stelle dopo le ripetute 'attenzioni' riservate all'amministrazione Raggi dal ministro dell'Interno Salvini.

Mentre Francesco Lollobrigida, capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, ricorda a Salvini di «prendere atto che Roma non è un Comune come un altro, ma la Capitale d'Italia», la senatrice romana del M5S Alessandra Maiorino ha chiesto a Salvini di smetterla con i ricatti.

«Anche oggi Salvini non ha perso occasione di fare sterili polemiche su Virigina Raggi. Ma glielo ribadiamo, il suo niet a quello che definisce impropriamente un regalo per Roma è in realtà uno sgarbo a tutti gli italiani, visto che la norma nel decreto Crescita permetterebbe di recuperare due miliardi e mezzo di euro a costo zero. – ha detto la senatrice, prima di ribadire che – Roma è la capitale d'Italia ed è stucchevole utilizzarla per fare campagna elettorale».

Il Governo si scontra (anche) sul debito di Roma. M5S: «La Lega con Salvini è inciampata in una grandissima gaffe» foto 1

ANSA/Giuseppe Lami. Roma, Campidoglio 5 febbraio 2019.

I risparmiatori truffati

La proposta del governo era quella caldeggiata dal ministro dell'Economia Tria: risarcimenti automatici per chi ha un reddito imponibile del2018 fino a 35mila euro, mentre al di sopra di queste cifre si procederà con un arbitrato.

Ma due delle 19 associazioni che rappresentano azionisti e obbligazionisti delle banche coinvolte non avevano accettato questa soluzione. Il 19 aprile il presidente del Consiglio Conte ha incontrato i rappresentanti di queste due associazioni di risparmiatori veneti (che contano la maggior parte degli iscritti) per provare a cercare un accordo.

Tutela dei marchi storici

Sembra essersi scatenata una corsa tra gli alleati di governo a intestarsi una norma a tutela dei marchi storici. «Siamo lieti che il ministro Di Maio e i suoi collaboratori abbiano deciso di inserire la norma a tutela dei marchi storici del Made in Italy all'interno del decreto Crescita. I 5 Stelle hanno sostanzialmente copiato la nostra proposta di legge, dopo aver perso mesi preziosi», aveva dichiarato Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera.

Dagli Stati Uniti il vice-premier Di Maio aveva confermato l'inserimento della cosiddetta 'norma Pernigotti' per «impedire che le aziende di marchio italiano finiscano in mano straniere quando vanno in crisi». Ma il provvedimento varrà per il futuro e non servirà per i lavoratori dello stabilimento di Novi Ligure, ormai in cassa integrazione.