Potrebbe slittare l’incontro Conte-Siri previsto per lunedì

Da Pechino il premier rassicura dicendo che ha intenzione di incontrare il sottosegretario ai trasporti al suo ritorno dalla Cina, previsto per domenica sera. Ma fonti di Palazzo Chigi fanno sapere che difficilmente i due si incontreranno prima di  martedì quando il premier dovrebbe partire per la Tunisia

Anche dalla Cina il premier Giuseppe Conte è tornato a parlare del sottosegretario leghista Armando Siri, indagato per corruzione dalla Procura di Roma, Il premier ha rassicurato che i due si incontreranno al suo ritorno, previsto per domenica sera. Ma fonti di Palazzo Chigi fanno sapere che i due difficilmente riusciranno a vedersi prima che Conte parta per la Tunisia martedì. L'incontro quindi dovrebbe slittare di qualche giorno.


Nelle ultime ore Conte, attualmente a Pechino per il summit sulla Via della Seta, il mega-progetto infrastrutturale finanziato dalla Cina, aveva rassicurato che nel caso in cui avesse ritenuto necessario chiedere le dimissioni del sottosegretario ai trasporti, sarebbe stato in grado di «scollarlo dalla poltrona».

Il caso che riguarda Armando Siri ha diviso il Governo. Luigi di Maio e il Movimento 5 stelle hanno più volte chiesto le dimissioni del sottosegretario al ministero delle infrastrutture e i trasporti. La posizione di Matteo Salvini e del suo partito è stata, fino a questo momento, che le dimissioni saranno necessarie soltanto nel momento in cui la magistratura dovesse trovarlo colpevole.

Il 28 aprile Di Maio è tornato all'attacco ai microfoni di Rainews 24: «Ci deve essere un chiarimento ai cittadini. Certamente Siri sarà riconosciuto innocente ma si metta in panchina. Ci aspettiamo un passo indietro». Al margine di un incontro in Polonia con gli alleati europei di Kukiz'15, Di Maio ha ribadito la sua fiducia nel presidente Conte, aggiungendo che si aspetta «grandi novità» nei prossimi giorni.

Armando Siri è indagato dalla procura di Roma per corruzione. Secondo l'accusa Siri avrebbe accettato una tangente da parte di Paolo Arata, professore e imprenditore nel settore eolico, considerato un possibile prestanome del mafioso Vito Nicastri. In cambio il sottosegretario avrebbe agito per modificare una norma del Documento Economia e Finanza (Def) 2018 sugli incentivi da destinare al settore delle energie rinnovabili.

Il caso si basa su delle intercettazioni fatte dalla Direzione investigativa antimafia (Dia) di conversazioni tra Paolo Arata e suo figlio Francesco, in cui l'imprenditore vicino alla Lega avrebbe raccontato di aver fatto recapitare 30 mila euro al senatore leghista.

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