Mediterranea querela Salvini

«La direttiva “ad navem” fa delle affermazioni gravissime, calunniose e soprattutto false nei nostri confronti, dove si fa intendere che avremmo commesso il reato di immigrazione clandestina. Questo è falso», dice l’armatore Alessandro Metz. «Diamo la possibilità al ministro di non scappare e affrontare il processo»

La ong Mediterranea Saving Humans ha querelatoper diffamazione e calunnia aggravata il ministero dell'Interno, guidato da Matteo Salvini. Non solo: la sua nave, la MareJonio, è nuovamente salpata stamane, martedì 30 aprile, da Marsala per una missione di monitoraggio. La navigazione – ha spiegato via Skype ilcapo missione Giuseppe Caccia nel corso di una conferenza stampa a Roma – durerà circa una ventina di ore, verso la zona Sar – Search and Rescue – al largo della Libia, da dove era arrivato un allarme relativo a un barcone a bordo del quale si trovano 23 persone.

«Mai ci sottrarremo alle leggi internazionali e alla responsabilità di salvare vite umane», spiega l'armatore Alessandro Metz. Proprio lui ha presentato la querelacontro il ministero guidato dal leader della Lega alla procura della Repubblica presso il tribunale di Roma. Al centro della querela c'è la direttiva ai vertici militari emanata dal ministrodell'Internoil 15 aprile scorso: un provvedimento in cuisi afferma che la nave Mare Jonio non ha rispettato la legge negli interventi di ricerca e soccorso e si invita a «prevenire»tale «attività illecita». Affermazioni che, sostiene Mediterranea,«non corrispondono al vero» e che causerebbero undanno «alla reputazione»e «all'onore del capitano e della proprietà della nave».

La querela

«La direttiva "ad navem" fa delle affermazioni gravissime, calunniose e soprattutto false nei nostri confronti, dove si fa intendere che avremmo commesso il reato di immigrazione clandestina. Questo è falso», afferma Alessandro Metz. «Diamo la possibilità al ministro Matteo Salvini di non scappare e affrontare il processo, dove potremo verificare se ha ragione quello che afferma la direttiva, oppure se è falso».

Nella direttiva sostiene Mediterranea,«parrebbe affermarsi che in occasione della scorsa missione la Mare Jonio sia stata impiegata per dare vita aun premeditato disegno volto a favorire l’ingresso in Italia di migranti in condizioni di irregolarità» – si legge nella querela -«in palese e consapevole violazione delle normative internazionali e nazionali in tema di soccorsi in mare e di immigrazione; e che nella medesima ottica di funzionalità al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina vada inquadrata altresì la annunciata, imminente, nuova partenza del rimorchiatore». Per l'ong si tratta«di accuse del tutto infondate».

E gli esiti investigativi «hanno peraltro gettato luce su una serie di gravi disfunzioni, e di anomalie, nelle procedure di intervento Sar coordinate dalla cosiddettaGuardia Costiera Libica, che sono state recentemente riportate anche sugli organi di stampa, e che inducono, ragionevolmente, a pensare che, se per una pura casualità, lo scorso 18 marzo, la Mare Jonio non avesse incrociato il gommone in avaria in seguito soccorso, ben più tragico sarebbe stato l’epilogo della vicenda in esame».

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Per Mediterranea «nessuna delle affermazioni contenute nella direttiva ministeriale con riferimento alla condotta illecita attribuita alla Mare Jonio risponde al vero – non l’inottemperanza alle istruzioni dell’autorità di coordinamento straniero; non la deliberata scelta di dirigersi su Lampedusa al fine di inoltrare strumentalmente una richiesta di POS all’Italia; non la consapevole e deliberata scelta di operare contra legem al fine di introdurre migranti in condizioni di irregolarità in Italia». Nè risponderebbe al vero, e anzi«costituisce fatto grave e fortemente lesivo dell’immagine e del decoro della Mare Jonio, nonché potenzialmente foriero di ingiuste conseguenze penali, la riferita volontà di ritornare in mare allo scopo di trasferire in Italia migranti in condizioni di irregolarità».

Foto di copertina Mediterranea Saving Humans/Facebook