Rai, Foa: «Per contrastare Netflix bisogna accentuare l’italianità»

Il presidente ha spiegato quanto Netflix sia una realtà importante, «interessata alla produzione italiana solo se ha riflessi sul mercato globale»

Durante un incontro al Festival della Tv a Dogliani, in provincia di Cuneo, è intervenuto il presidente della Rai Marcello Foa. Nel corso del dibattito tanti sono stati i temi affrontati ma a spiccare, tra tutti, quello che riguarda Netflix.

Il presidente ha spiegato quanto Netflix sia una realtà importante, «interessata alla produzione italiana solo se ha riflessi sul mercato globale». E, pur non sapendo di preciso quanti spettatori abbia all'attivo, «se la Rai è davvero intenzionata a perseguire il suo ruolo di servizio pubblico, sarà il caso che si contrasti Netflix solo accentuando la nostra italianità».

Altro tasto toccato durante l'intervento, lo stipendio di Fabio Fazio: «il compenso di Fazio è molto elevato, al di sopra di qualunque valutazione di merito sugli ascolti». Foa pone il problema sullo stipendio del conduttore sottolineando il fatto che questa è «la Rai del cambiamento, rispettosa del canone pubblico».

Rimanendo in tema Fazio, il presidente della Rai non ha potuto non menzionare il programma Che tempo che fa, definendolo «un format che non ha più quella carica innovativa che forse aveva all'inizio». «Questo dovrebbe farci riflettere» dice Foa. Un'affermazione fatta quando al presidente Rai è stato chiesto un chiarimento sulla possibilità che la trasmissione di Fazio venga spostata su un'altra rete della tv pubblica.

Poi, sulle dimissioni del caporedattore del Tgr Emilia-Romagna, Antonio Farnè, dopo il servizio sulla cerimonia fascista a Predappio, Foa ha così commentato: «C'è stato un eccesso di copertura, troppo spazio, una sproporzione. C'è stato un errore».

Al termine dell'incontro, Foa ha infine affrontato il problema della "quota cattolica" nel servizio pubblico: «Bisogna incrementare la presenza di giornalisti e opinionisti cattolici in Rai», ha detto, «su Internet ci sono blog, autori, opinionisti, uomini di cultura che rappresentano una varietà di opinioni molto alta. Anche cattolica. Mi stupisce il fatto che l'Italia che è un Paese cattolico abbia un po' perso questa sua identificazione con la sua storia».

Foa ha concluso facendo presente che non bisogna avere paura di «dare voce a nuove forme di cultura», che tutto sommato è uno sforzo che va fatto se si vuole rappresentare un «servizio pubblico autentico».

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