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«Sono nipote di Salvini e Piantedosi, comunisti di m…», la sparata ai carabinieri che lo fermano: chi è l’attore Marco Montingelli, il padre giornalista Rai e la carriera

19 Maggio 2026 - 22:00 Giovanni Ruggiero
Marco Montingelli
Marco Montingelli
L'inseguimento e poi il rifiuto di uscire dall'auto. Finché non c'è stato lo scontro con i militari dell'attore, che per tentare di salvarsi avrebbe millantato parentele potenti. Tutte false
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Ai carabinieri che l’hanno fermato, Marco Montingelli ha provato a usare l’intramontabile carta del «lei non sa chi sono io». Ha iniziato a millantare parentele e amicizie potenti, ma tutte palesemente inventate. Come ricostruito da Repubblica, l’attore 35enne è stato bloccato dai militari dopo una fuga notturna per le strade di Roma tra lunedì 18 e martedì 19 maggio. Con i militari si è lanciato in un tentativo disperato, quando ha urlato di essere il «nipote di Salvini» e di «conoscere Piantedosi», il ministro dell’Interno. Salvo poi cambiare versione qualche istante dopo: «Siete dei comunisti di m… io vi faccio licenziare, domattina vedrete, sono il nipote di Piantedosi». Frasi sconnesse, riportate in aula dai carabinieri, accompagnate da un alito definito «vinoso».

Cosa ha fatto Montingelli: inseguimento sul Lungotevere a tutta velocità

Tutto sarebbe iniziato intorno alle 2 di notte di lunedì 19 maggio, quando la Toyota Yaris dell’attore ha superato a forte andatura una pattuglia del Nucleo operativo radiomobile sul Lungotevere Tor di Nona. I militari hanno acceso la sirena, ma lui non si è ferma. Anzi, racconta uno dei militari in aula, avrebbe anche tentato la fuga «andando a zigzag in maniera estremamente pericolosa». Pochi minuti di corsa folle, qualche semaforo rosso bruciato e poi la frenata improvvisa in piazzale delle Belle Arti, «nel verosimile tentativo di farsi tamponare», secondo il giudice che ha convalidato l’arresto. Una manovra che peraltro stride con quanto si legge sul sito RbCasting, dove tra le sue qualità professionali figura proprio la «guida spericolata».

Arresto, etilometro e accuse: la convalida a piazzale Clodio

Quando gli uomini dell’Arma si sono avvicinati alla Yaris e gli hanno chiesto di spegnere il motore, Montingelli si è rifiutato. Solo dopo diversi minuti ha accettato di scendere, ma continuando a opporre resistenza e strattonando un appuntato, che finirà al pronto soccorso con tre giorni di prognosi. Sul posto è arrivata anche la polizia locale per l’alcoltest: il risultato è 0,7, appena due decimi sopra il limite di legge, un valore però non penalmente rilevante, tanto che la procura non gli contesta la guida in stato d’ebbrezza. Le accuse formali sono resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. A piazzale Clodio il pm Anna Ricci ha ottenuto la convalida del fermo senza misure cautelari. L’attore, assistito dall’avvocato Gianluca Pandolfo, è tornato libero in attesa della prima udienza, fissata per il 6 luglio.

Chi è Marco Montingelli: origini, famiglia e il sogno del cinema

Nato ad Andria nel 1991, Montingelli è figlio di Saverio, storico giornalista di Rai Sport, e di Antonietta D’Avanzo, dipendente comunale, come ricostruisce il Messaggero. La passione per la recitazione si manifesta presto: già a 19 anni, intervistato da AndriaLive.it, parlava della propria dedizione per quello che descriveva come «il grande passo». In quella conversazione del 2010 si raccontava come un ragazzo eccentrico, appassionato di musica e di ballo, con un debole per le imitazioni di Renato Zero. Diceva di essere molto legato alla famiglia: «Credo molto in Dio. I miei mi hanno insegnato sani principi (…) la persona che amo di più, dopo Dio, è mio padre». Ringraziava anche la sorella Stefania, costretta a sopportarlo in casa, dove ammetteva di comportarsi «da pazzo scatenato», e confessava di amare le auto e le moto.

Dalla Puglia ai film di Pupi Avati: la carriera dell’attore

Gli inizi sono in Puglia, dove a 15 anni comincia a studiare recitazione e dizione, per poi iscriversi all’Accademia superiore di cinema di Bari, diretta dall’attrice Mariapia Autorino, già sua insegnante privata. Il debutto sul grande schermo arriva con un ruolo da protagonista nel cortometraggio Gino Boccasile, firmato da Nico Cirasola. Seguono una comparsa in Una sconfinata giovinezza di Pupi Avati, un piccolo ruolo in L’ultima mossa di Vito Giuss Potenza e, più di recente, la partecipazione a Nel tepore del ballo, sempre del regista bolognese. In un’intervista del 2010 citata dal Messaggero, il giovane Marco Montingelli si preparava a lasciare la sua «amata Andria» per trasferirsi a Roma, in attesa di scoprire l’esito del test d’ingresso al Centro Sperimentale di Cinematografia. Già allora, in ogni caso, aveva deciso che nella Capitale avrebbe comunque frequentato una scuola di recitazione.