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Raffaele Sollecito e la delusione da Amanda Knox. Lo sfogo a Belve Crime sui contratti stracciati: «Perché pensano che io sia ancora colpevole»

18 Maggio 2026 - 17:30 Giovanni Ruggiero
Raffaele Sollecito a Belve Crime
Raffaele Sollecito a Belve Crime
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Raffaele Sollecito torna in tv e sceglie lo sgabello di Belve Crime, il programma di Francesca Fagnani in onda martedì sera su Rai 2, per parlare ancora una volta del delitto di Perugia. L’assoluzione definitiva arrivata nel 2015, insieme ad Amanda Knox, per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher non gli avrebbe mai davvero tolto di dosso l’etichetta di sospettato, se non addirittura di colpevole. «Sette italiani su dieci pensano ancora che io sia colpevole», dice davanti alle telecamere, una percentuale che lui stesso rincara quando la conduttrice gli chiede se la divisione tra colpevolisti e innocentisti sia paritaria: «Il 70 per cento crede che io sia colpevole».

Contratti stracciati e vita divisa tra Berlino e la Puglia

Oggi Sollecito fa l’ingegnere informatico e divide la sua quotidianità tra Berlino e la Puglia, ma il peso della vicenda giudiziaria continua a riflettersi sul piano professionale. Come aveva detto anche al Festival di Open, Sollecito denuncia di non riuscire a sfuggire al fantasma di quella vicenda neanche all’estero: «Ci sono state aziende che mi hanno stracciato il contratto dopo avermelo fatto firmare appena hanno scoperto la vicenda che mi riguardava», racconta a Fagnani. Una zavorra reputazionale che, a suo dire, sopravvive alle sentenze: la decennale assoluzione non ha cancellato il sospetto pubblico, e l’identificazione di Rudy Guede come unico responsabile accertato dell’omicidio non sembra aver spostato di molto l’opinione comune.

Perché molti italiani pensano che Sollecito abbia pagato troppo poco

A domanda diretta sulle ragioni di un colpevolismo così resistente, l’ex studente pugliese torna ai giorni immediatamente successivi al ritrovamento del corpo di Meredith Kercher e ai verbali firmati in Questura, quando alcuni repentini cambi di versione convinsero gli inquirenti che stesse coprendo la fidanzata. Fagnani gli ricorda una frase messa a verbale, «vi ho riferito un sacco di cazzate perché Amanda mi aveva convinto della sua versione dei fatti», e Sollecito reagisce con durezza: «Quella frase non la dico io. Mi hanno detto: ti conviene firmare questa frase perché ti può aiutare». La firma, sostiene, sarebbe arrivata senza un avvocato accanto e dopo ore di pressione.

Le accuse agli inquirenti di Perugia: «Luce in faccia e minacce»

Il ricordo degli interrogatori in piena notte a Perugia sembra non aver mai lasciato in pace l’ingegnere di Giovinazzo. Sollecito dice di essere rimasto in Questura per tutta la notte da persona non indagata, di essersi trovato la luce puntata in faccia e di aver subito minacce esplicite: «Se ti alzi da questa sedia ti riempio di botte e ti lascio in un lago di sangue», sarebbe stata una delle frasi degli agenti, che a suo dire avrebbero insultato anche Amanda Knox e prospettato il carcere a vita. Nel resto del colloquio con Fagnani trovano spazio anche la foto del bacio con la studentessa americana, definita «una manipolazione», la lettera mai davvero ricambiata che le scrisse in carcere, «trovai il muro, ci ho sofferto», e il periodo di isolamento, quando ammette di aver «avuto paura di impazzire».

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