Eurovision, il caso Israele: così le campagne social hanno spinto il televoto per Noam Bettan

Il secondo posto di Israele all’Eurovision 2026 continua a far discutere anche fuori dall’Italia, soprattutto per il peso enorme del televoto ottenuto dal concorrente Noam Bettan, nonostante settimane di proteste e il boicottaggio di cinque Paesi. Diversi giornali stranieri stanno parlando apertamente di campagne coordinate online, accuse di “vote-rigging” e uso politico del contest.
La differenza tra voto popolare e voto della giuria
Con il solo televoto Noam Bettan ha raccolto 220 punti dal pubblico europeo, quasi il doppio rispetto ai 123 ricevuti dalle giurie nazionali. Secondo i dati diffusi dall’Eurovision, Israele ha ottenuto il massimo dei 12 punti popolari da sei Paesi — Francia, Germania, Svizzera, Finlandia, Portogallo e Azerbaigian — oltre a punteggi molto alti da numerosi altri Stati europei. Il Regno Unito gli ha assegnato 10 punti nel televoto, mentre l’Italia ne ha dati 8. In diversi casi il voto popolare a favore di Israele è risultato molto più alto rispetto a quello espresso dalle giurie tecniche, segno di una forte mobilitazione del pubblico. Ed è proprio questa differenza tra voto “tecnico” e voto popolare che molti osservatori stanno analizzando per capire quanto abbiano inciso le campagne social e gli inviti al voto circolati online nelle ore precedenti alla finale.
Secondo diverse ricostruzioni internazionali, infatti, la tv pubblica israeliana Kan avrebbe diffuso video promozionali in più lingue invitando gli utenti a dare a Israele tutti e 10 i voti consentiti dal regolamento. Gli organizzatori della manifestazione avrebbero inviato un richiamo formale all’emittente israeliana chiedendo di rimuovere quei contenuti.
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Il passaparola su Telegram e Facebook
Nelle ore precedenti alla finale, sui social e soprattutto su Telegram sono circolati numerosi inviti al televoto per Israele. Fanpage ha documentato post e messaggi condivisi in gruppi Facebook e canali Telegram vicini alla comunità israeliana e ai sostenitori dello Stato ebraico. Tra i contenuti rilanciati anche video della Federazione Associazioni Italia-Israele e post con istruzioni pratiche sul televoto, accompagnati da slogan come “vote 10 times for Israel” o “use all your votes”. Campagne simili sono state segnalate anche in altri Paesi europei, con contenuti diffusi in più lingue e sponsorizzazioni social mirate.
Le inchieste dei media
Diversi giornali europei hanno provato a capire cosa si nascondesse dietro al boom di voti per Bettan: secondo il quotidiano britannico The Times ci sarebbero state campagne online finanziate e attività di lobbying. Anche il francese Le Monde parla di accuse di manipolazione del televoto e di “art-washing”, cioè dell’uso dell’Eurovision come strumento di immagine internazionale in piena guerra a Gaza. Il giornale ricorda che l’inchiesta del New York Times ha ipotizzato investimenti israeliani molto consistenti nella promozione online del voto e sottolinea che la mancanza di trasparenza sui dati dettagliati del televoto continua ad alimentare sospetti.
In Spagna il caso è diventato ancora più politico. El Pais ha rilanciato un’inchiesta secondo cui il televoto spagnolo del 2025 a favore di Israele sarebbe stato anomalo: Israele aveva ottenuto oltre un terzo dei voti popolari spagnoli. Secondo il quotidiano, bastavano poche centinaia di persone che votavano ripetutamente per alterare significativamente il risultato. L’articolo spiega che proprio dopo quelle polemiche erano state introdotte limitazioni ai voti multipli.
Cosa dice la canzone di Noam Bettan
Il brano portato da Noam Bettan all’Eurovision 2026 si intitola New Day Will Rise ed è stato letto da molti osservatori anche in chiave politica, pur senza riferimenti espliciti alla guerra. La canzone parla di dolore, perdita e speranza dopo una tragedia collettiva, con un testo che insiste sull’idea di «un nuovo giorno» che arriverà nonostante le ferite e la distruzione. In alcuni passaggi Bettan canta della necessità di «continuare a credere nella luce» e di non lasciarsi schiacciare dall’odio. Media israeliani e internazionali hanno sottolineato come il brano sia stato inevitabilmente associato al trauma vissuto da Israele dopo gli attacchi del 7 ottobre e al clima di guerra degli ultimi mesi, trasformando di fatto l’esibizione in qualcosa di molto più politico rispetto a una normale performance Eurovision.

