Europee 2019: Salvini scrive sui social nel giorno del silenzio elettorale. Lo può fare?

Una lunga serie di tweet sul suo profilo: dal fallimento di Mercatone Uno ai diritti degli animali, passando per l’invito al voto per domani. Può farlo?

E niente. Alla fine, prima o poi, un tweet (anzi, una serie di tweet) arriva sempre. Anche nelle giornate di silenzio elettorale: come oggi, sabato 25 maggio, alla vigilia del voto per le elezioni europee. La legge prevede che il silenzio elettorale valga solo per giornali, radio e tv.

Il ministro approfitta del vuoto normativo per “occupare” la scena dei social. «Domenica voto Lega, stavolta voto, stavolta voto Lega», twitta il ministro dell’Interno. Tweet “pinned”, cioè fissato in alto al profilo in modo da essere il primo messaggio che legge chiunque su quella pagina arrivi.

https://twitter.com/ELENAGORINI2/status/1132316408178761729

E poi ancora le tasse, stop a quella che viene chiamata l’Eurabia (fusione delle parole Europa e Arabia, teoria di un’Europa islamizzata resa famosa dalla giornalista Oriana Fallaci), un pensiero agli amici animali, al fallimento di Mercatone Uno, le promesse del Decreto Sicurezza Bis (fermato per il momento dal consiglio dei ministri). E ancora Matteo Salvini che va a donare il sangue all’Avis e che poi prende un gelato con il figlio. Il tutto intervallato da inviti al voto per domani. «Silenzio elettorale! Dia l’esempio!», gli ricordano alcuni utenti. «Abbiamo un ministro dell’Interno che non lavora, sempre in giro a fare comizi», scrive l’ex presidente della Camera Laura Boldrini su Twitter. «Almeno oggi poteva sfruttare questa occasione per sbrigare qualche pratica. E invece no, viola il #SilenzioElettorale e come al solito passa la giornata a twittare».

Violazione del silenzio elettorale?

Sarebbe proprio il ministro dell’Interno, infatti, a dover vigilare sul silenzio elettorale. Come abbiamo ricostruito in occasione delle elezioni in Sardegna, la questione viene normata dalla legge del 4 aprile 1956, n.212, «Norme per la disciplina della propaganda elettorale», modificata dalla legge del 24 aprile 1975, n.130, e dal decreto legge 6 dicembre 1984, n.807, convertito dalla legge 4 febbraio 1985, n.10. Testi in cui non viene fatto riferimento (anche perché non c’erano, quando approvate) ai nuovi canali di informazione digitali come internet e i social network.

Il leader della Lega, comunque, non è l’unico: a usare Twitter in giornata per lanciare l’ennesimo appello al voto è anche Silvio Berlusconi.

«Salvini dovrebbe dare l’esempio rispettando il silenzio elettorale che invece sta violando», twitta l’ex segretario del Pd, Matteo Renzi. «Non utilizzo il suo stesso metodo facendo propaganda, gli ricordo solo le figuracce che l’Italia ha fatto per colpa di parlamentari assenteisti come lui». E allega il video in cui nel 2014 Marc Tarabella, eurodeputato belga di origini italiane, apostrofava di fronte al Parlamento europeo l’oggi vicepremier: «Collega Salvini, è una vergogna sentirvi in questa aula. Perché per un anno e mezzo abbiamo lavorato: sei l’unico che non abbiamo MAI visto in riunione. Sei un fannullone! Sei sempre in TV e mai in aula! Sei un fannullone in questo Parlamento».

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