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Strasburgo / La disinformazione sulla sede dell’Unione europea

Per chiudere la sede bisogna modificare i trattati internazionali. E in fondo non costa poi così tanto

Uno dei cavalli di battaglia di alcune forze politiche italiane – e non solo – è quella dei costi della politica. L’oggetto del desiderio più ambìto è la chiusura della sede di Strasburgo perché – dicono – non ha senso avere due sedi del Parlamento distaccate tra loro, in particolare quella situata in Francia difficilmente raggiungibile rispetto a quella di Bruxelles. Andiamo per ordine.

Se chiudiamo Strasburgo quanto risparmiamo?

Uno studio realizzato nel 2013 dal Parlamento europeo ha quantificato il risparmio in 103 milioni di euro l’anno, qualora tutti i lavori fossero trasferiti a Bruxelles. In percentuali, parliamo del 6% del bilancio del Parlamento, l’1% del bilancio amministrativo dell’UE e appena lo 0,1% del bilancio complessivo dell’Unione.

Anche la Corte dei conti europea aveva realizzato uno studio nel 2014 arrivando a calcolare un risparmio di 109 milioni di euro l’anno più un ulteriore risparmio di 5 milioni a seguito della riduzione delle spese di viaggio.

«Votateci per chiudere la sede di Strasburgo»

Certo, si può fare, ma bisogna modificare i trattati internazionali. Durante il Consiglio europeo di Edimburgo del 1992 il Belgio aveva accettato di riconoscere la sede francese come quella ufficiale del Parlamento europeo mantenendo però le attività politiche a Bruxelles. Decisione che venne poi sancita attraverso il trattato di Amsterdam del 1999, ben sette anni dopo:

a) Il Parlamento europeo ha sede a Strasburgo, ove si tengono in linea di massima 12 tornate plenarie mensili, compresa la tornata del bilancio. Le tornate plenarie aggiuntive si tengono a Bruxelles. Le commissioni del Parlamento europeo si riuniscono a Bruxelles. Il segretariato generale del Parlamento europeo e i suoi servizi restano a Lussemburgo.

Un trattato internazionale non può essere modificato attraverso il Parlamento europeo e portare avanti questa battaglia in chiave elettorale è una presa in giro. Chi può prendere tale decisione è il Consiglio europeo composto dai capi di Stato o di governo degli Stati membri, in questo caso dovrebbe essere Giuseppe Conte – attuale Presidente del Consiglio italiano – insieme agli altri suoi pari

L’intervento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Parlamento Europeo, Strasburgo, Francia, 12 febbraio 2019. ANSA/FILIPPO ATTILI UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI

Non è la prima volta che si chiede la chiusura

Se il nuovo Parlamento europeo chiederà la chiusura della sede di Strasburgo non sarà affatto una novità. Una richiesta simile venne fatta nel 2014 durante la campagna elettorale e successivamente da un gruppo di parlamentari europei senza però indicare quale sede andasse chiusa in modo tale da riaprire un dibattito su quale delle due sarebbe stato meglio mantenere. Ricordiamo la proposta di Alfano durante le passate elezioni:

Tuttavia, come detto in precedenza, la decisione spetta sempre ad altri livelli.

È una marchetta alla Francia?

Interpellato dal Presidente della regione di Grand Est, Jean Rottner, il presidente francese Emanuel Macron ha ribadito l’importanza della sede europea di Strasburgo. Ecco le frasi riportate nella lettera di risposta pubblicate in un articolo de Le Figaro del 12 aprile 2019:

Strasbourg est un symbole de la réconciliation de notre continent. C’est à ce titre qu’elle est le siège du Parlement européen, mais aussi du Conseil de l’Europe et de la Cour européenne des droits de l’homme

Così come avvenuto in passato, ci vorrebbe un voto unanime da parte degli Stati membri dell’Unione europea e dunque anche da parte della Francia. In mancanza di questo voto non se ne fa niente e non c’è modo da parte dei parlamentari europei di cambiare lo stato delle cose.

Il costo annuale per abitante

In uno studio pubblicato dal sito European Parliamentary Research Service Blog è possibile visionare una semplice tabella comparativa dei costi annuali a persona del Parlamento europeo rispetto a quello tedesco, quello britannico, quello francese e quello americano:

Considerando il costo annuale del Parlamento europeo e dividendolo per il numero degli abitanti dei 28 Stati membri si scopre che ognuno di noi paga circa 3,5 euro l’anno per il suo mantenimento. In Germania il Parlamento tedesco costa 9,2 euro l’anno a cittadino. Nello studio, inoltre, si specifica che rispetto ad altri Parlamenti quello europeo comprende tra le sue spese anche i costi di traduzione e interpretariato in tutte le tre sedi europee.