Ecco come cambierà il Parlamento europeo

La spunta il Partito popolare europeo con 179 seggi seguito dai socialisti e democratici. Conquista 22 seggi in più rispetto al 2014 la formazione politica di cui fa parte anche la Lega di Salvini. I sovranisti, dunque, non sfondano

Dopo le elezioni europee, il Parlamento europeo cambia volto ma non troppo. I sovranisti non sfondano (seppur in crescita, non hanno i numeri per far valere il loro peso nell’Ue) ma conquistano il consenso di larghe fasce della popolazione in tutta Europa: dalla Lega di Matteo Salvini in Italia al Rassemblement National di Le Pen in Francia passando per il Brexit Party di Farage nel Regno Unito.

Il partito popolare europeo vince, ma è in calo

Il Partito popolare europeo (Ppe) perde 37 seggi, passando dai 216 delle precedenti elezioni (2014) agli attuali 179, ma si conferma come il primo blocco più votato. Al Ppe aderisce anche Forza Italia.

A seguire si piazzano i Socialisti e democratici (S&D) che perdono 35 seggi passando da 185 a 150: ne fa parte, in Italia, anche il Partito democratico (che ha ottenuto ottimi risultati nelle grandi città, da Roma a Milano, ma che è stato schiacciato dalla Lega al Nord e dal M5S al Sud e in Sicilia).

Bene, invece, Democratici e Liberali per l’Europa (Alde), uno schieramento moderato formato da Alleanza dei Democratici e dai Liberali per l’Europa, Renaissance e USR PLUS, che conquistano 38 seggi passando da 69 a 107.

In crescita i Verdi e Salvini

La Lega di Salvini si aggiudica 22 seggi in Europa (da 36 a 58): in Italia il partito guidato dal vicepremier e ministro dell’Interno ha sfondato al Nord, ma non ha conquistato il Sud né la Sicilia.

In crescita anche i Verdi che si aggiudicano 18 seggi in più, 14 seggi in più per i 5 Stelle e il Brexit Party (ex Efdd). In perdita, invece, i Conservatori e Riformisti europei che passano da 77 a 58 seggi e la Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica che perde 14 seggi.

Altri 35 seggi, infine, sono stati assegnati a non iscritti, neo eletti o appartenenti a un gruppo non registrato nella precedente legislatura.

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