Dl Sicurezza bis, Salvini incastra il M5s: per chiudere i porti servirà la loro firma

Al primo articolo del nuovo testo, l’obbligo per Trenta e Toninelli di condividere la scelta

È pronta la terza bozza, che dovrebbe essere quella definitiva, del decreto sicurezza bis, che Matteo Salvini vorrebbe portare sul tavolo del prossimo consiglio dei ministro di giovedì prossimo. All’interno del testo alcune modifiche formali e altre, molto più sostanziali, alle precedenti versioni del provvedimento che è stato terreno di scontro fra gli alleati di governo insieme al decreto famiglie e alle autonomie e su cui anche il Quirinale aveva ravvisato “criticità”.

Fra le righe del testo quella che potrebbe essere una vera e propria bomba a orologeria pronta a far deflagrare il governo. Il timer è scattato dopo il ribaltamento del peso specifico nel consenso fa Lega e 5 Stelle alle elezioni europee. L’innesco potrebbero essere le navi delle Ong che soccorrono i migranti, che presumibilmente durante l’estate approfitteranno delle condizioni meteologiche favorevoli per raggiungere le nostre coste e a cui il ministro dell’Interno è fermamente deciso a chiudere i porti.

La decisione di concerto

Nella terza bozza del decreto Sicurezza bis compare infatti subito, in testa, all’articolo 1, una modifica alle legge n.286 del decreto legislativo del 25 luglio 1998 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) che riprende ciò che nella precedente versione del provvedimento andava a modificare il Codice della navigazione: cioè, senza entrare nel tecnico, formalizzando la facoltà da parte del Viminale di ordinare la chiusura dei porti per motivi di ordine pubblico legati all’immigrazione.

Ma c’è di più: nella bozza che Salvini sottoporrà al governo, e su cui in conferenza stampa ha detto che proporrà poi il voto con mozione di fiducia, i ministri della Difesa e delle Infrastrutture non dovranno essere semplicemente informati, come nella seconda versione (pre elezioni). Dovranno decidere «di concerto» con il ministero dell’Interno, mentre il presidente del Consiglio sarà semplicemente informato.


Gli articoli 1 e 2 della seconda versione del decreto Sicurezza Bis
Gli articoli 1 e 2 della terza versione (forse definitiva) del decreto Sicurezza Bis

Sembrerebbe un particolare tecnico. In realtà si tratta, messo nero su bianco, di un diktat da parte del leader leghista agli alleati di governo. I due ministri citati sono entrambi in quota Movimento 5 Stelle e sono stati protagonisti di momenti di forte tensione con la Lega( Toninelli, ministro delle Infrastrutture, sulla Tav, Trenta, ministro della Difesa, appunto, sull’immigrazione). Poi naturalmente c’è il premier Conte, che in più di un caso ha cercato di mediare sulla possibilità che le navi delle Ong sbarcassero sulle nostre coste, come nel caso della Sea Watch.

Niente più confisca sopra i 100 migranti soccorsi

Facile ipotizzare che, con un modifica al decreto di questo tenore, Salvini voglia tentare di coinvolgere direttamente gli alleati nella politica di chiusura dei porti, probabilmente ipotizzando che se ne vogliano smarcare in futuro per opportunità politica e per marcare una distanza programmatica dall’alleato. Se nel caso Diciotti gli alleati di governo avevano solidarizzato a posteriori con il ministro dell’Interno, confermando che la scelta di non far sbarcare i migranti dalla nave della Marina era stata una decisione collegiale, ora il leader leghista sembra chiedere che questa posizione venga presa a priori, a scanso di equivoci, verrebbe da dire.

Multe anche per un solo naufrago sbarcato

Inoltre, dal capitolo 2 del decreto (ora integrato nell’articolo 1), che norma le pene a cui saranno sottoposte, in sostanza, le navi che violino la chiusura dei porti, è stato cancellato il riferimento al numero dei migranti trasportati (100, definiti nel testo, con una certa ambiguità, «stranieri») che faceva scattare la sanzione accessoria del sequestro della nave. Ora il provvedimento accessorio verrà messo in atto anche per un solo naufrago che abbia toccato terra, ma esclusivamente in caso di reiterazione della condotta. I più recenti casi di navi Ong che hanno violato il blocco navale hanno riguardato poco decine di migranti. La stretta riguarda soprattutto quelle navi.