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Caso Report: non era la Digos, ecco cosa è successo

Una storia ingigantita con una serie di passaparola, a chiarire tutto è la stessa fonte: Report

La vicenda è stata fraintesa, è stata ingigantita con una serie di passaparola e la Digos non ha nulla a che fare con le indagini. A dirlo è la giornalista di Report Elisa Marincola su Articolo21.org in un articolo pubblicato il 2 giugno 2019 a seguito dell’articolo pubblicato ieri da la Repubblica.

L’articolo di Repubblica del 1 giugno 2019

«Devo fare una precisazione a proposito del mio articolo sulla visita della Digos a Report, sia perché ci sono stati successivi chiarimenti da parte delle istituzioni, sia perché il pezzo è stato frainteso e la vicenda, che lì veniva chiarita fino in fondo, anche ridimensionando la portata dell’episodio, si è ingigantita con una serie di passaparola», così inizia l’articolo del 2 giugno 2019 di Elisa Marincola.

La vicenda era stata inizialmente raccontata su Articolo21.org sempre dalla giornalista Elisa Marincola in un articolo del primo giugno 2019 dove inizialmente si parlava di «perquisizione» per poi chiarire che si trattava di una «acquisizione di documentazione» in merito all’inchiesta sulla scuola sovranista di Bannon che, di fatto, non è avvenuta perché tutti i documenti risultano essere pubblici sul sito del Ministero dei Beni Culturali.

Non era la Digos

Elisa – sentita anche al telefono da Open – chiarisce nel suo secondo articolo che «la Digos non era coinvolta nelle indagini: il funzionario che si è presentato a via Teulada è stato un componente della Digos per diversi anni e attualmente collabora con la Procura di Frosinone, che, ed è un fatto sicuramente positivo, vuole verificare se ci siano estremi di reato intorno alla stesura dei documenti presentati a suo tempo dalla Dignitatis Humanae Institute per ottenere la gestione della certosa di Trisulti».

Oltre ad essere esclusa la Digos da questa vicenda, c’è da chiarire una cosa: a richiedere l’acquisizione di documenti per un’indagine è un Pm, in questo caso sarebbe Adolfo Coletta di Frosinone, e non le alte sfere della Polizia di Stato.

Non era una perquisizione

La stessa giornalista di Report critica i titoli delle testate che hanno rilanciato la notizia parlando di «perquisizione» nonostante sul suo articolo specifica che tale operazione non si era svolta:

C’è un altro aspetto di questa vicenda che però colpisce: su diversi siti, anche molto attendibili e abituati a verificare le notizie pubblicate, il titolo della notizia rilanciata ha puntato sulla “perquisizione”, mentre era chiarito in modo indiscutibile fin dalle prime righe del nostro pezzo che, dopo il primo fraintendimento, si era chiarito trattarsi di un mandato di acquisizione di documenti, che è ben altra cosa

L’articolo chiarificatore conclude così:

Un invito, quindi, a tutti noi che informiamo a non cadere nella tentazione del titolo ad effetto, se poi il proprio stesso testo lo ridimensiona o addirittura lo smentisce.

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