Quanti soldi perderebbe Venezia se non dovessero più entrare le navi da crociera

In vent’anni sono arrivati nella Laguna 31 milioni di passeggeri. Già nel 2014 uno stop, poi annullato, aveva gettato nella confusione la gestione del traffico, fino alla soluzione che però non piace ai grillini

uanto vale il traffico delle navi da crociera a Venezia? A fare un po’ di conti è stato, nel 2015, il Sole 24 Ore che ha stimato in 436,5 milioni di euro l’anno il mercato totale del turismo crocieristico in Italia. Di questo più di metà, ossia 283,6 milioni di euro, solo su Venezia. E sono dati vecchi di quattro anni, quando un duello tra la Capitaneria di Porto e il Tar aveva portato prima a uno stop e poi alla riammissione delle grandi navi nel bacino di San Marco e della Giudecca.

Nell’agosto del 2014 il Comitato interministeriale per la salvaguardia della Laguna di Venezia aveva vietato (a partire dal 1 gennaio 2015) l’accesso al bacino di San Marco alle navi sopra le 40 mila tonnellate, rimettendo di fatto in vigore l’ordinanza per cui nel 2014 e nel 2015 nessuna grande nave al di sopra delle 96 mila tonnellate poteva passare da lì o nel canale della Giudecca. Ma nel gennaio del 2015 il Tar aveva annullato tutto. E questo aveva creato una confusione tale da spingere a cercare in tempi rapidi una soluzione alternativa che mettesse d’accordo compagnie di navigazione, ambientalisti e gestori dei servizi portuali,

Il progetto privilegiato era quello denominato “Contorta Sant’Angelo”, elaborato dall’Autorità Portuale per la realizzazione di un canale lungo 4,5 chilometri, largo 100 metri e con una profondità di circa 10,5 metri che dall’attuale via dei Petroli, usata per le navi commerciali che entrano a porto Marghera, devii verso la Stazione Marittima evitando che le navi da crociera entrino nel bacino di San Marco.

I tempi di realizzazione sono stimati in 19 mesi e si prevede che le navi entrino in laguna attraverso la bocca di porto di Malamocco e non del Lido. Il costo complessivo è stimato in 120 milioni di euro (42 milioni per lo scavo, 62 per lo smaltimento di sedimenti e realizzazione delle velme, 16 per lo spostamento dei sottoservizi). Ed è proprio il progetto su cui era arrivato il ‘no’ della componente grillina del governo Conte.

Il picco del traffico in Laguna era stato registrato nel 2013, come evidenziano i dati del Venezia terminal passeggeri: 1,8 milioni di passeggeri. Ma dopo quell’anno è cominciato un calo che ha portato a un milione e 427 mila passeggeri nel 2017. Solo nel 2018 il trend si è invertito con un aumento di poco più di 100 mila passeggeri, ma il numero di crociere transitate nel bacino è comunque sceso dal record di 548 del 2013 a 466 del 2017 (502 nel 2018).

Cosa è cambiato nel frattempo? Dal 1 gennaio 2015 le compagnie di crociera hanno deciso di posizionare a Venezia solo unità fino a 96.000 tonnellate di stazza lorda (le più grandi navi da crociera moderne superano facilmente le 200 mila tonnellate) in attesa dell’individuazione di una nuova soluzione di accesso alla Marittima, che potrebbe essere per l’appunto il Contorta Sant’Angelo. Una soluzione che comunque non piace ad ambientalisti e comitati locali secondo cui lo scavo danneggerebbe l’ecosistema lagunare.

Nel 2017 l’Associazione delle compagnie di crociere ha lanciato un monito sul ‘colpo di frusta’ che Venezia potrebbe subito dall’interdizione del traffico alle imbarcazioni oltre le 40 mila tonnellate. Secondo i dati riportati da Business Insider, il numero di crocieristi a Venezia si ridurrebbe del 90% rispetto al 2012, la spesa per beni e servizi locali dell’85% (40 milioni contro 283,6 milioni) e l’occupazione dell’83% (600 lavoratori a fronte di 3.660).

Il porto di Venezia è il primo nel Mediterraneo per il traffico passeggeri (l’Italia attrae il 50% del traffico turistico) e secondo il Sole 24 Ore già dal 2016 le compagnie privilegiano il Pireo e la Turchia (Costa Crociere ha spostato nello stesso anni da Bari alla Grecia numerose navi e nel 2015 ne aveva trasferite 33 da Venezia a Trieste).

Venezia terminal passeggeri gestisce 10 terminal multifunzionali, 1 deposito per provviste di bordo, 6 parcheggi e 7 banchine nelle aree di Marittima, San Basilio e Riva dei Sette Martiri, e fornisce servizi a navi da crociere, aliscafi e catamarani. Tra il 1997 e il 2018 ha investito 70 milioni di euro e nello stesso periodo il Porto di Venezia ha accolto oltre 31 milioni di passeggeri.

di Ugo Barbàra – Agi

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