Knorr non lascia l’Italia e non chiude lo stabilimento di Verona: preoccupa il licenziamento di 76 dipendenti

Unilever smentisce «l’abbandono dell’Italia da parte di Knorr». Ma i lavoratori restano preoccupati per il loro futuro

«Nessuna chiusura totale dello stabilimento» di Sanguinetto, in provincia di Verona. Ad annunciarlo è Unilever che così smentisce «l’abbandono dell’Italia da parte di Knorr».

«La razionalizzazione riguarda infatti esclusivamente l’area dello stabilimento relativa ai dadi da brodo tradizionali e non le altre produzioni alimentari, e si spiega con una continua diminuzione della richiesta di mercato di questo tipo di prodotti che hanno un peso consistente nelle attività di Sanguinetto» ha aggiunto l’azienda.

Lavoratori in sciopero

I lavoratori di Unilever di Sanguinetto, intanto, hanno scioperato per l’apertura della procedura di licenziamento collettivo di 76 dipendenti (su 161) in servizio a Sanguinetto. Il rischio è che l’azienda, come anticipato da La Stampa, possa delocalizzare in Portogallo dove il costo del lavoro è più basso rispetto a quello italiano.

Sono cambiate le esigenze dei consumatori

Una scelta obbligata per Knorr (Unilever è la società che dal 2000 è proprietaria del marchio) legata principalmente alle «rilevanti difficoltà riscontrate a livello europeo e italiano nel settore dei dadi da brodo tradizionali che hanno portato a una diminuzione del fatturato di più del 10% in due anni e dall’esigenza di rispondere alle mutate esigenze del mercato».

Nello stabilimento in provincia di Verona si produce anche il dado gel e la linea “risotteria” ma le intenzioni dell’azienda sembrano essere altre. Si vuole diversificare la produzione nel lungo periodo verso «prodotti food più in linea con i trend di mercato e verso un legame sempre più stretto con il mercato italiano».

Il rischio della delocalizzazione all’estero

I problemi da attenzionare restano due: il primo è che una multinazionale straniera «prima o poi troverà il modo di delocalizzare all’estero», come spiega Lorenzo Bazzano, responsabile economico della Coldiretti; il secondo è che i consumatori «sono orientati nell’acquisto di prodotti che diano un servizio aggiuntivo come i cibi pronti».

Cosa comprano le famiglie

Piatti pronti «senza conservanti» e con «pochi grassi» e «senza additivi»: questa è la richiesta delle famiglie come rilevato dalla quarta edizione dell’Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy. Nell’acquisto incide anche la dicitura «biologico», «adatto a una dieta vegana/vegetariana» e «prodotto made in Italy».

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