Il caso Alitalia, in tre minuti

Alla ricerca di un partner industriale. Chi sono i possibili investitori e come nasce questa vicenda

Si avvicina la scadenza del 15 giugno per la presentazione definitiva dell’offerta d’acquisto di quote Alitalia da parte della cordata costruita intorno a Ferrovie dello Stato con il Ministero dell’Economia e la compagnia aerea americana Delta Airlines. Manca un altro partner: oltre al gruppo Atlantia di Luciano Benetton, c’è anche il patron della Lazio Claudio Lotito che ha annunciato l’offerta il 12 giugno.

La scadenza potrebbe quindi slittare di qualche settimana. Il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini ospite da Bruno Vespa a Porta a porta aveva rassicurato che la questione sarebbe stata risolta in pochi giorni. Ma il ministro delle Infrastrutture ha aperto alla possibilità di un’estensione: «Non lo so, ma laddove vi fosse non è assolutamente un problema. I dossier vanno ben gestiti con i tempi giusti. L’importante è avere un approccio giusto e noi lo stiamo avendo mettendo al centro il rinnovo e il rilancio di un vettore nazionale come Alitalia spolpato in tanti decenni dai fenomeni della politica».

La crisi

La crisi di Alitalia nasce da lontano: fino agli anni ’90 era controllata al 100% dallo Stato poi iniziarono i tentativi di privatizzazione. La compagnia in difficoltà, aveva aperto a una collaborazione con Air France e KLM: il tentativo sfumò dopo vari ritardi e litigi sul trasferimento della base da Roma Fiumicino a Milano Malpensa. Anche i successivi tentativi falliranno per una serie di motivi, dall’opposizione dei sindacati, ai cattivi conti dell’azienda che non attiravano l’investimento di terzi.

In circa dieci anni Alitalia ha perso metà dei suoi dipendenti, scesi a circa diecimila, ed è costata allo Stato oltre 5 miliardi di euro. Dal 2014 Alitalia è al 49% di proprietà di Etihad, la compagnia degli Emirati Arabi Uniti. Nel 2017 inizia l’amministrazione straordinaria da parte di Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari. Viene erogato un prestito di 900 milioni e si riapre la strada all’ingresso di compagnie straniere e un ritorno alla partecipazione statale.

Investitori possibili

Dopo Ferrovie dello Stato e Delta, anche il patron della Lazio Claudio Lotito ha formalizzato un’offerta per la compagnia, a pochi giorni dalla scadenza del termine per l’offerta vincolante di Fs. I dettagli dell’offerta non sono ancora noti, ma comunque dovrà essere studiata con Ferrovie dello Stato per valutare se sia concretamente fattibile.

L’imprenditore romano, titolare di due imprese di pulizia, un’agenzia di sicurezza privata e un’altra nel settore della somministrazione dei pasti, ha voluto rimarcare l’esistenza di potenziali sinergie con la compagnia di bandiera italiana. Nella lettera rivolta a Fs, al Mise e ai commissari di Alitalia Lotito fa leva appunto su «l’esperienza maturata dal mio gruppo nei vari settori industriali che ben si conciliano con l’attività caratteristica di Alitalia».

I potenziali rivali di Lotito, la holding Atlantia che controlla Autostrade oltre agli aeroporti romani di Fiumicino e Ciampino, hanno smentito le voci di incontri preliminari e di un presunto accordo con Ferrovie dello Stato. La loro partecipazione era stata favorevolmente commentata dal vicepremier Matteo Salvini, ma è ritenuta poco opportuna da parte del Movimento 5 Stelle sul cui giudizio pesa ancora il crollo del ponte di Genova.

Anche il gruppo della famiglia Toto, precedentemente proprietari di Air One, avevano mostrato interesse. La Toto Holding gestisce una serie di compagnie nel settore energetico, ingegneristico e delle costruzioni, ma gestisce anche la concessionaria per le autostrade A24-A25.

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