I guai del suocero di Conte: tasse non pagate al comune di Roma per 2 milioni di euro

Dal 2014 al 2018, Cesare Paladino avrebbe trattenuto per sé la tassa di soggiorno pagata dai turisti nel suo Hotel Plaza

Un’accusa di peculato per aver trattenuto per sé 2 milioni di euro di tasse di soggiorno e un accordo in via di patteggiamento con la procura di Roma per scontare 1 anno, 2 mesi e 7 giorni di carcere. Sono le conseguenze di una vicenda che ha visto coinvolto Cesare Paladino, proprietario dell’Hotel Plaza di via del Corso a Roma, nonché suocero del primo ministro Giuseppe Conte.

Come riporta Andrea Ossino su Libero Quotidiano, Paladino non avrebbe versato le tasse al comune della Capitale già dai tempi di Ignazio Marino, continuando anche sotto la giunta Raggi a protrarre la “dimenticanza”. Una vicenda che starebbe per volgere al termine, ma che ha messo in imbarazzo il premier, nonostante non avesse nulla a che fare con la questione.

Nemmeno la figlia di Paladino, Olivia, è stata minimamente sfiorata dalle indagini. La fidanzata di Conte ha lavorato nell’albergo di famiglia, ma non è rimasta coinvolta con quelle che, per il procuratore Paolo Iello e il sostituto Alberto Pioletti, sono state evasioni intenzionali. Come si legge negli atti, «si appropriava di 301.649 euro con riferimento all’annualità 2014, di euro 545.237 con riferimento all’annualità 2017, di euro 88.712 con riferimento all’annualità 2018 per complessivi euro 2.047.677».

Secondo il regolamento attuativo della delibera approvata dal Campidoglio nel 2010, i soldi della tassa di soggiorno vanno versati direttamente all’albergatore, che poi deve provvedere a versarli al comune. A Roma, la tassa negli hotel a 5 stelle è pari a 7 euro per ogni notte pernottata da un turista (o un semplice non residente) nella Capitale.

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