Striscione rimosso per «tutela del paesaggio». Salvini: «Sto con la questura»

Michelangelo Librandi, segretario di Uil Fpl ha spiegato: «Era solo ironico. Non mi sembra che ci sia nulla di offensivo»

Ancora striscioni. Ancora accuse di censura alla polizia e risposte. Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato una manifestazione sindacale tra le strade di Roma per rivendicare il rinnovo dei contratti e un piano di assunzioni nella pubblica amministrazione. Prima della partenza del corteo si è verificato un altro striscione gate.

Alcuni agenti della Digos avrebbero impedito di esporre uno striscione a dei manifestanti della Uil. A dare la notizia è Michelangelo Librandi, uno dei dirigenti del sindacato: «Volevamo mettere lo striscione al Pincio questa mattina, ma ci hanno bloccato perché troppo grande. Abbiamo poi provato a metterlo per strada ma è intervenuta la Digos, dicendo che visto che questo striscione era contro i due vicepremier non poteva essere aperto».

Sullo striscione di 108 mq, secondo quanto riportato dalla Questura, è stampata una vignetta che vede i due vicepremier disegnati uno di spalle all’altro. Luigi Di Maio spiega al collega: «Matte’, dicono che mettese contro il sindacato porta male!!». Matteo Salvini risponde: «Sì Gigino, lo so, infatti me sto a porta’ avanti col lavoro!!». Nel mentre il vicepremier leghista si scatta una foto con una felpa targata Uil.

Entrambi parlano con un’improbabile inflessione romana. Certo, gli anni di politica nella Capitale si fanno sentire, ma Salvini è milanese mentre Di Maio è nato ad Avellino. Note dialettali a parte, la Uil ha protestato perchè non sembra esserci alcuna ragione per vietare l’esposizione dello striscione. Sempre Librandi ha spiegato: «Era una striscione solo ironico. Non mi sembra che ci sia nulla di offensivo. Nello striscione abbiamo ripreso una frase che dice spesso Barbagallo: ‘mettersi contro il sindacato porta sfortuna’».

Nessuna censura. La difesa della questura di Roma

La versione fornita dalla questura di Roma è diversa. Il contenuto della vignetta disegnata sullo striscione non avrebbe nulla a che fare con la sua rimozione: «Questa mattina, personale impiegato nel servizio di ordine pubblico ha esortato alcuni manifestanti a rimuovere uno striscione posto su una parete di interesse storico culturale, sita in via Adamo Mickiewicz, nei pressi del Pincio».

Sarebbe proprio questa circostanza che avrebbe fatto intervenire gli agenti:
«Nessuna valutazione è stata fatta circa l’aspetto contenutistico, ma, si è ritenuto che lo striscione fosse lesivo del decoro paesaggistico, così come previsto dall’art.49 del Codice dei Beni Culturali». Spiega poi la questura che lo striscione aveva una grandezza considerevole: 108mq.

La nota prosegue dicendo anche che non era stato chiesto alcun permesso per esporlo: «È inoltre prevista una comunicazione preventiva ai competenti uffici del comune nel caso in cui si voglia procedere a tali esposizioni che, nella circostanza, non è stata effettuata, così come confermato dagli uffici capitolini».

Di Maio rilancia lo striscione

Di Maio ha chiarito su Facebook di non aver mai dato personalmente l’ordine di rimuovere quello striscione: «che ironicamente e pacificamente, critica il governo. La libertà di pensiero vale sempre – ha aggiunto il ministro del Lavoro – Questo è un principio che, come MoVimento 5 Stelle, per primi, abbiamo sempre difeso e che continueremo a difendere». Per Di Maio: «Ognuno ha il diritto di esprimere le proprie idee nel rispetto del decoro e della legge». E quindi, il vicepremier grillino ha deciso anche di rilanciare l’immagine raffigurata sullo striscione: «Lo espongo io. Eccolo».

Giusto per chiarire e senza alcuna polemica: non ho mai chiesto e non mi sarei mai sognato di chiedere la rimozione di…

Posted by Luigi Di Maio on Saturday, June 8, 2019

Salvini: «Sto con la questura»

«Mi occupo di lotta alla mafia, alla camorra, alla droga, ai trafficanti di esseri umani – scrive Salvini sulla sua pagina Facebook – e non faccio di certo guerre agli striscioni». Il ministro dell’Interno dice comunque di aver: ”dato indicazioni, già nelle scorse settimane, di non intervenire» nei diversi casi di striscioni che lo riguardano, allontanando quindi il sospetto che l’ordine eseguito dagli uomini della Digos al corteo dei sindacati fosse in qualche modo partito dal Viminale. «Rispetto ovviamente la scelta della Questura di Roma – ha concluso – così come rispetto le Forze dell’Ordine che proteggono gli Italiani dalla mattina alla sera».

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