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I Minibot sono un’idea della Lega e non del Governo Monti: perché sono due cose diverse

Secondo Borghi, Porro e La Verità, i Minibot erano stati progettati dal governo Monti, ma non è vero

Giovanni Tria, ministro dell’Economia del governo Conte, per due volte ha bocciato l’idea dei Minibot. Claudio Borghi, deputato della Lega, aveva definito i MiniBot come «né più né meno quel che aveva progettato Corrado Passera quando fu ministro del governo Monti». A fargli eco sono stati il conduttore televisivo Nicola Porro, attraverso un video pubblicato nel suo blog e sul suo canale Youtube il 9 giugno 2019, e un articolo de La Verità. Ecco le conclusioni dell’analisi presente in questo articolo:

  • la proposta della Lega e di Borghi non risulta identica al decreto legge approvato durante il Governo Monti con il ministro Corrado Passera;
  • il decreto legge del 2013 non immetteva «banconote» di piccolo taglio e il pagamento avveniva direttamente alle banche e non agli imprenditori;
  • la mozione approvata alla Camera impegna il Governo su qualcosa che è già previsto dal proprio contratto di alleanza tra i due partiti, Lega e Movimento 5 Stelle;
  • la mozione è stata votata all’unanimità alla Camera, da tutti i partiti presenti come ad esempio Partito Democratico, Forza Italia e +Europa.

Passera e il decreto legge del 2013

Tra il 2011 e il 2012 si è parlato della proposta Passera di pagare i debiti della Pubblica Amministrazione attraverso i titoli di Stato. Nel decreto legge n.35 dell’otto aprile 2013 troviamo il riferimento all’articolo 7 comma 9:

Nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica stabiliti con il Documento di economia e finanza ed eventualmente modificati dalla Nota di aggiornamento, previa intesa con le Autorità europee e su deliberazione delle Camere, la legge di stabilità per il 2014, può autorizzare il pagamento mediante assegnazione di titoli di Stato dei debiti delle amministrazioni pubbliche che hanno formato oggetto di cessione da parte dei creditori in favore di banche o intermediari finanziari disciplinati dalle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al comma 8.

A venir pagati con i titoli di Stato non erano i creditori, ma direttamente le banche e non tramite titoli di Stato di piccolo taglio messi in circolo sotto forma di «banconote». Le somme, all’epoca, ammontavano a circa 40 miliardi di euro pagati entro 12 mesi.

La mozione dei Minibot votata alla Camera

Si tratta di una mozione parlamentare prevista dal regolamento della Camera all’articolo 110:

Un presidente di Gruppo o dieci deputati possono presentare una mozione al fine di promuovere una deliberazione dell’Assemblea su un determinato argomento.

La mozione, in questo caso, traccia delle linee guida con le quali si vuole impegnare il Governo a seguire una determinata azione politica. Nel caso dell’attuale proposta si prevede al punto b) la seguente richiesta:

b) l’ampliamento delle fattispecie ammesse alla compensazione tra crediti e debiti della pubblica amministrazione, oltre che la cartolarizzazione dei crediti fiscali, anche attraverso strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio, implementando l’applicazione di tutte le misure adottate nella legge di bilancio per il 2019, relative anche alle anticipazioni di tesoreria, per garantire il rispetto dei tempi di pagamento dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni ed uscire, così, dalla procedura di infrazione che la Commissione europea ha avviato contro l’Italia sull’attuazione della direttiva sui ritardi di pagamento;

La dicitura «titoli di stato di piccolo taglio» per saldare i debiti nei confronti della pubblica amministrazione era ben presente a pagina 21 nel capitolo 11 del «Contratto di Governo» e fanno riferimento a loro volta al programma della Lega durante le elezioni del 2018:

Dal contratto di Governo a pagina 21: «titoli di stato di piccolo taglio»

Come si arriva alle «banconote»?

Quelle presentate da Borghi e dalla Lega durante le elezioni del 2018 sono praticamente delle banconote come quelle mostrate a Stasera Italia su Rete4 il 6 giugno 2019:

Nel programma della Lega erano presenti proprio quelle grafiche e quei tagli di «banconote»:

Dal sito della Lega la proposta dei Minibot alle elezioni del 2018

Tra i formati proposti c’è anche quello avente valore un euro scritto volutamente «VN EVRO»:

Stando a questa versione di Minibot risulta evidente la differenza con le proposte del passato della sinistra, anche perché potrebbe risultare illegale a livello europeo non rispettando l’articolo 128 del TFUE, il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea consultabile anche sul sito del Senato. La teoria dei leghisti sarebbe quella di non introdurre una moneta parallela siccome queste «banconote» avrebbero lo stesso valore di quella europea:

Si tratta di Titoli di Stato di piccolo taglio che, se emessi in sufficiente quantità, potrebbero diventare un sistema di pagamento alternativo rispetto a quello con le attuali banconote.

[…]

I trattati impediscono la stampa di banconote diverse da quelle in euro e avere due monete diverse con differenti tassi di cambio in circolazione contemporanea sarebbe disastroso, perché i redditi richiederebbero di essere nella moneta di minor valore mentre i debiti resterebbero in euro.

Cosa sono i Minibot secondo la Lega: un sistema di pagamento alternativo.

Una mozione approvata da «tutti»

Chi ha votato la mozione? Partiamo dagli autori. Il primo firmatario è Baldelli Simone di Forza Italia, mentre i co-firmatari abbiamo Faro Marialuisa del Movimento 5 Stelle, Borghi Claudio della Lega, Fregolent Silvia del Partito Democratico, Rizzetto Walter di Fratelli d’Italia, Fassina Stefano di Liberi e Uguali ed infine Lupi Maurizio del gruppo Misto.

Secondo il regolamento della Camera, per presentare una mozione c’è bisogno di un presidente di Gruppo o di dieci deputati. C’è da dire che al momento della presentazione la lista dei firmatari era molto più lunga, ma in larga maggioranza – tutti di Forza Italia – hanno ritirato la firma il 28 maggio 2019:

La Camera aveva approvato all’unanimità la mozione:

Quanti erano presenti quel giorno alla Camera durante il voto? Secondo i dati del Parlamento c’erano 476 deputati, tutti favorevoli e nessuno contrario:

Dal sito della Camera è possibile consultare l’elenco dei presenti e il loro singolo voto. Nella tabella fornita troviamo nella prima colonna i voti favorevoli dei rispettivi deputati dove troviamo esponenti di +Europa, Partito Democratico e così via. Alcuni di questi, come Alessandro Fusacchia, si è scusato sostenendo l’errore dovuto al fatto che gli era sfuggito e che la versione finale della mozione era stata fatta circolare solo poco prima del voto. Di fatto possiamo notare dai resoconti stenografici che durante le dichiarazioni di voto si è parlato dei Minibot e di titoli di Stato di piccolo taglio.

Le dichiarazioni di voto

Ecco la parte della dichiarazione di voto di Fassina dove cita i titoli di Stato di piccolo taglio:

Infine, abbiamo anche condiviso l’impegno che è stato proposto dalla risoluzione della maggioranza, che è stato incluso nella mozione unitaria che abbiamo elaborato, e che prevede la possibilità – ovviamente da verificare con il Ministero dell’Economia e delle finanze, con la Ragioneria generale dello Stato – di utilizzare i titoli di Stato di piccolo taglio per i pagamenti della pubblica amministrazione.

Walter Rizzetto di Fratelli d’Italia riporta alcuni suoi dubbi e sostiene che il pagamento in Minibot deve avvenire su base volontaria:

Ho avuto, forse anche grazie all’intercessione e al colloquio avuto con il presidente Borghi, qualche dubbio rispetto ad un impegno, mi pare alla lettera b), rispetto al pagamento con i titoli di Stato di piccolo taglio, di fatto, però, ripensandoci, questo è un qualcosa che, correggetemi se sbaglio, introduce i cosiddetti mini-BOT che, ricordiamolo – e mi rivolgo alla maggioranza -, devono essere necessariamente su base volontaria, nel senso che nessuno può essere obbligato ad essere pagato attraverso, di fatto, obbligazioni emesse per coprire anche il debito pubblico, quindi parlo di BOT, BTP e CCT, buoni del tesoro e strumenti del genere. Deve essere, lo rinnoviamo, una scelta assolutamente volontaria.

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