Monti: «Gli 80 euro come il reddito di cittadinanza». E Renzi lo attacca su Facebook

Botta e risposta fra i due ex premier che si accusano a vicenda di non aver adottato le migliori misure per la crescita

Mentre Lega e M5s sono alle prese con l’avvio di una procedura di infrazione per deficit e debito eccessivo, va in scena lo scontro che non ti aspetti: quello fra Matteo Renzi e Mario Monti, i premier dei governi precedenti. Il senatore, già segretario del Pd, ha attaccato Monti con un post su Facebook: «I tecnici dovrebbero imparare a rendere conto dei numeri anziché delle chiacchiere».

Oggi l’ex premier Mario Monti ha scritto un lungo articolo sul Corriere della Sera per dire che la flessibilità ottenuta…

Posted by Matteo Renzi on Sunday, June 16, 2019

Renzi ha replicato in modo piccato a un articolo dello stesso Mario Monti pubblicato dal Corriere della Sera in cui il senatore a vita aveva attribuito all’ex sindaco di Firenze di aver scelto, così come l’attuale Governo, di chiedere alla Ue maggiore flessibilità per dei provvedimenti non mirati a uno sviluppo e una crescita duraturi.

Monti, di fatto, associa gli 80 euro del governo Renzi al reddito di cittadinanza e Quota 100 dell’attuale governo giallloverde, giudicando i provvedimenti errati rispetto a possibili investimenti più strutturati. Scrive il Professore:

È una battaglia (quella per la flessibilità, ndr), soprattutto, sbagliata nell’oggetto, nel contenuto economico. Era vero ai tempi di Renzi ed è vero oggi. A chi giova che lo Stato italiano venga autorizzato dall’Europa non certo a ricevere fondi dall’Europa stessa, ma a far crescere ancora il disavanzo per finanziare in debito non già investimenti pubblici, generatori di crescita,ma maggiori spese correnti (dagli 80 euro al reddito di cittadinanza)? Giova, almeno per un po’di tempo, a chi quei soldi li riceve. Giova certamente—e questo spiega perché è una prassi così diffusa in Italia — ai politici che sperano di aver e i voti di quei cittadini. È d’altra parte danneggiata la generalità dei cittadini oggi (interessi più alti sui mutui, denaro più caro per le imprese, tasse più alte perché lo Stato paga interessi più alti). Soprattutto, saranno danneggiati gli italiani di domani e dopodomani, che si troveranno sulle spalle un debito pubblico accresciuto.

La replica di Renzi, che chiede di poter rispondere a Monti dalle colonne del Corriere, è non tanto una smentita di ciò che ha affermato l’economista, ma piuttosto un raffronto fra i dati economici del governo presieduto dallo stesso Renzi e quello tecnico a guida Monti:

Con l’austerity di Monti l’Italia è andata al -2.3% di PIL, c’erano 22 milioni di occupati, la pressione fiscale è aumentata a cominciare dall’IMU, il rapporto debito/PIL è peggiorato di circa 15 punti percentuali. Con la nostra flessibilità, siamo arrivati a +1.8%, gli occupati sono diventati 23 milioni, la pressione fiscale è diminuita a cominciare da IMU e Irap, il rapporto debito/PIL è rimasto stabile. Monti pontifica tutti i giorni sul Corriere e in TV ma non dimentichiamoci mai questi dati. Del resto Monti ha votato NO al referendum costituzionale e SI al Documento Economico Finanziario di Salvini e Di Maio. Della serie: dimmi come voti e ti dirò chi sei. Ho chiesto al Corriere di avere domani diritto di replica. Perché è l’ora di finirla con le fake news: i fatti sono argomenti testardi. E i tecnici dovrebbero imparare a rendere conto dei numeri anziché delle chiacchiere.

Oggi l’ex premier Mario Monti ha scritto un lungo articolo sul Corriere della Sera per dire che la flessibilità ottenuta…

Posted by Matteo Renzi on Sunday, June 16, 2019

Insomma uno scontro, per certi versi paradossale, in cui a Renzi viene attribuito di aver utilizzato misure sulla stessa linea di quelle messe oggi in campo dal governo Conte, mentre lo stesso ex segretario del Pd ne rivendica il successo rispetto alla gestione economica del governo Monti, che peraltro è accusato di “complicità” con l’esecutivo di Lega e 5 Stelle: un cortocircuito che non stupisce se si considera il sondaggio diffuso ieri da Ipsos secondo cui gli italiani concordano con chi afferma che gli attuali problemi di crescita siano “colpa dei governi precedenti”.

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