Trivelle, le associazioni ambientaliste presentato il piano per fermarle

Nel documento si parla di rendere inattivi 34 impianti per la trivellazione marina

«Nell’incapacità dei ministeri competenti di decidere, ci assumiamo la responsabilità di tirare fuori le carte di un piano di decommissioning di 34 impianti offshore (25 piattaforme, 8 teste di pozzo sottomarine, 1 cluster), 27 dei quali ubicati nella fascia di interdizione delle 12 miglia», così dichiarano Greenpeace, Legambiente e Wwf a proposito della questione trivelle.

Le tre associazioni hanno presentato sotto la sede del Ministero dello Sviluppo economico di via Molise a Roma, la dichiarazione congiunta sul Programma di attività per la dismissione delle piattaforme offshore.

Il documento era già stato concordato nel dicembre 2018 tra ministero dello Sviluppo economico, ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

Ad aggiungersi agli enti già citati, anche Assomineraria, ovvero l’associazione di categoria dei petrolieri. Le associazioni ambientaliste hanno chiesto con insistenza in questi mesi di rendere pubblico il piano in questione, invano.

«Bisogna che il Ministero dello Sviluppo economico sia coerente con gli impegni presi ed entro fine mese decida di avviare subito la procedura di dismissione dei primi 22 impianti e, al massimo nei prossimi due anni, degli altri 12 individuati», hanno detto.

Gli impianti in questione sono quelli mai entrati in produzione, non produttivi da almeno 10 anni o che non erogano gas o petrolio da almeno un quinquennio.

Si stima che una trentina di questi siano posizionati nel tratto di mare tra Veneto e Abruzzo; due sarebbero in Puglia, poi due in Calabria e uno solo in Sicilia. Secondo gli studi portati avanti dalle associazioni, dei 34 impianti, 25 sono dell’Eni e 9 di Edison.

Le associazioni ricordano anche che il 50% dei 34 impianti individuati dopo due anni di trattativa non hanno mai avuto una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale.

«Abbiamo condotto una serrata trattativa al ministero dello Sviluppo Economico che ha coinvolto sul piano tecnico sia l’ufficio minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse che la direzione competente, oltre che la segreteria tecnica del ministro dell’Ambiente,selezionando gli impianti da dismettere». Greenpeace, Legambiente e Wwf chiedono che a questo primo atto seguano altri programmi di dismissione.

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